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Author: RedazioneBM

RECENSIONE. Zhang Xiping e Federico Masini (a cura di), L’Itala vista dalla Cina, Storia dei rapporti culturali tra i due paesi, L’Asino d’oro 2025

Zhang Xiping e Federico Masini (a cura di), L’Itala vista dalla Cina, Storia dei rapporti culturali tra i due paesi, L’Asino d’oro 2025

 

Il volume, cortesemente inviatoci dalla casa editrice, è la traduzione in italiano (di Desirée Altobelli) dello studio dedicato all’Italia di una collana accademica sulle relazioni letterarie sino-straniere edito dalla Shandong Education Press nel 2014, nell’ambito degli studi cinesi di letteratura comparata.

È una preziosa rassegna, ad opera di studiosi cinesi, dell’Italia vista dalla Cina e della diffusione della letteratura italiana in Cina, nonché della diffusione e delle traduzioni della letteratura cinese in Italia.

Particolarmente interessanti i capitoli specifici sulle traduzioni cinesi della Commedia di Dante, sulla traduzione e l’influenza di italo Calvino in Cina e sulle visite degli scrittori italiani nella Cina del XX secolo. Utilissime per gli studiosi le appendici:

1. Cronologia degli scambi letterari sino-italiani

2. Catalogo dei libri antichi sull’Italia conservati alla Biblioteca nazionale di Pechino

3. Catalogo dei testi di e sulla letteratura italiani tradotti in cinese

4. Bibliografia in lingua straniera

A parte alcuni aggiornamenti che si renderebbero necessari, e qualche errore di attribuzione (ad esempio la traduzione di Lu Xun, La falsa libertà a Masci anziché Masi) si tratta di strumenti preziosi di inquadramento e riferimento per chiunque voglia approfondire le relazioni culturali italo-cinesi.

Siamo stati lieti di trovarvi riferimento anche alla delegazione culturale del1955 guidata da Piero Calamandrei e al numero straordinario del “Ponte” la Cina d’oggi, che nel frattempo è stato antologizzato in Italia nel 2020 e in Cina nel 2024 a cura della professoressa Yang Lln della Nankai University: quando il volume cinese è stato redatto ancora non erano stati pubblicati i suoi preziosi contributi su Fortini, Cassola e altri scrittori italiani e non era ancora partito il progetto di collaborazione sul viaggio della delegazione del 1955 che ha dato tanti risultati.

In una fase in cui il dialogo interculturale sembra riaprirsi, un solido mattone a fondamento di nuovi sviluppi.

[Silvia Calamandrei]

RECENSIONE LIBRO. Angela Guiso, Salvatore Satta. Una biografia letteraria, Il Mulino 2025

Nuovi arrivi, ringraziando l’autrice

Angela Guiso, Salvatore Satta, Una biografia letteraria, Il Mulino 2025

Dopo aver curato con passione ed acribia gli epistolari di Salvatore Satta con la moglie e con Piero Calamandrei, la studiosa sarda si addentra in una biografia letteraria del grande giurista e scrittore, incrociando le opere letterarie più significative con le lettere scambiate in proposito ad illuminarne il retroterra di travaglio interiore e rassicurazioni ricercate non solo rispetto ai propri dubbi di assecondare la propria vena di scrittura, ma anche rispetto agli ostacoli incontrati nella ricezione da parte di editori sondati. La fortuna letteraria di Satta, il suo riconoscimento come grande scrittore, verrà solo postuma e grazie alla Adelphi, mentre in vita solo la Cedam, casa editrice delle sue opere giuridiche, accoglierà il De profundis (1948) e in prima edizione Il giorno del giudizio (1977) nonché i Soliloqui e colloqui di un giurista (1968), mentre il giovanile La veranda dovrà attendere l’apprezzamento di Calasso contattato dagli eredi attraverso Linder, l’unico, secondo l’allievo Mazzarella, che possedesse un respiro europeo in grando di valutare la grandezza di Satta. I paralleli con Thomas Mann, colti dalla critica tedesca e la fortuna di Satta in Francia grazie all’opera di edizione e traduzione di Christophe Carraud testimoniano del resto il valore di autore europeo che Satta è riuscito ad acquisire nonostante le resistenze in Italia.
Il primo ostacolo incontrato nel dopoguerra fu vedersi respinto il manoscritto del De profundis dalla Einaudi, con una lettera liquidatoria di Massimo Mila, all’insegna del politically correct dell’epoca. Forse Satta avrebbe potuto consolarsi nell’apprendere che la stessa sorte era capitata a Se questo è un uomo di Primo Levi. Ed è Calamandrei a “rimuovere l’ostacolo” pubblicando alcune pagine di Satta sul Ponte; altrettanto avverrà per Levi, che sarà poi pubblicato integralmente dalla piccola casa editrice di Antonicelli. L’apprezzamento di Calamandrei fu di grande consolazione per Satta, che già gli aveva espresso l’intima vocazione letteraria in una lettera di ringraziamento per il dono dell’Inventario della casa di campagna, invidiando al fiorentino di aver osato compiere l’opera. La collaborazione col «Ponte» non si arresterà qui, perché Calamandrei insisterà ad avere un contributo di Satta al numero monografico sulla Sardegna, quel Lo spirito religioso dei sardi, che anticipa una serie di temi del Giorno del giudizio. E non mancheranno alcuni interventi della moglie Laura Boschian, specialista di letteratura russa.
La felicità della ricostruzione della Guiso sta nell’intreccio tra corrispondenze e testi, a esemplificare anche quanto le lettere costituissero esercizio di scrittura letteraria e di esame di coscienza e quanto il concorso degli affetti e delle amicizie abbiano contrastato le remore e le esitazioni del giurista-scrittore. I carteggi con Calamandrei (ora consultabili in rete sul portale archiviocalamandrei.it) testimoniano tanti punti di contatto nel corso dei decenni, a partire dagli anni Trenta. L’affinità con Calamandrei è più di comune sentire che strettamente di dottrina giuridica, così come i due giuristi sono lontani per percorsi di vita quanto all’impegno civile, più defilato e pessimista Satta, testardamente utopista Calamandrei nel suo indefesso “azionismo”. Ma c’è un nodo concettuale fondamentale che li avvicina nella fase costituente e che è stato felicemente evidenziato da Carlo Pontorieri nel saggio «Rimuovere gli ostacoli. Le origini del dettato costituzionale tra letteratura e diritto» (2024). In effetti la vicinanza tra i due nello scambio sul De profundis fa sì che l’espressione contenuta nello scritto del giurista sardo si trasfonda nella elaborazione del secondo comma dell’articolo 3, in cui Calamandrei è impegnato alla Costituente e che consegnerà agli studenti milanesi nel 1955 come l’espressione più importante della nostra Costituzione. Vicini dunque nell’opporsi al rischio di predominio del diritto germanico durante il fascismo (Calamandrei aveva guardato con simpatia alla prolusione di Satta al suo corso di Diritto processuale civile nell’università di Padova del1936, nella quale il giurista sardo aveva proposto una dura polemica contro l’ipotesi di integrale pubblicizzazione del processo civile italiano), ma vicini anche nel dopoguerra nel riproporre la coniugazione tra diritti di libertà e diritti sociali auspicata da Rosselli, e infine entrambi attenti esegeti del “mistero del processo”.
La densa ricostruzione della Guiso, ricca di citazioni incrociate di lettere e testi e di rimandi bibliografici, offre nel cinquantenario dalla morte l’occasione di approfondire la grande figura del giurista-scrittore, ed offre spunti per approfondimento nelle presentazioni e nei convegni già programmati.

 

[Silvia Calamandrei]