-------- II Encuentro Italo-Iberoamericano de Derecho Procesal,-Genova 23 e 24 aprile 2026. Intervento della Presidente Silvia Calamandrei – Biblioteca Montepulciano Calamandrei
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II Encuentro Italo-Iberoamericano de Derecho Procesal,-Genova 23 e 24 aprile 2026. Intervento della Presidente Silvia Calamandrei

Intervento di saluto a Genova al convegno del 23-24 aprile su Calamandrei e Couture

SILVIA CALAMANDREI

Molta gratitudine e molta commozione devo esprimervi per l’invito a questo ricordo in parallelo di Calamandrei e Couture, due grandi giuristi e due grandi amici, a settant’anni dalla loro scomparsa.

In quel 1956 avrebbero dovuto ritrovarsi in ottobre, quando Couture avrebbe compiuto il suo terzo viaggio in Italia (1949, 1953), inaugurando a Firenze l’Istituto di diritto processuale comparato, per rafforzare gli scambi scientifici tra processualisti italiani e iberoamericani, come ebbe modo di ricordare Calamandrei commemorandolo dopo la prematura scomparsa in aprile. Quel 25 aprile Couture avrebbe dovuto commemorare a Montevideo l’undicesimo anniversario della liberazione dell’Italia, per iniziativa dell’ambasciatore Enrico Martino. E dai diplomatici italiani Piero Calamandrei apprende che nella stanza di ospedale in cui era stato ricoverato alla vigilia, Couture aveva in mano la raccolta di scritti di Piero, Uomini e città della resistenza, edito da Laterza nel 1955, tutto sottolineato e postillato, preparando il suo discorso in perfetta sintonia.

Commemorandolo sembra che Calamandrei parli anche di sé, quando dice di una “vita interrotta nel pieno del suo più fattivo fervore” (lui se ne sarebbe andato alla fine di settembre) e ricorda quanto gli fosse caro l’emblema che illustrava la sua ultima edizione dell’Elogio dei giudici, alla quale Couture aveva premesso una “generosa prefazione”:

una piccola bilancia simbolica, che da una parte sostiene due grossi volumi in folio e dall’altra una rosa; e si vede, poiché il secondo piatto si abbassa, che, sulla bilancia della giustizia, la lieve rosa pesa più della ponderosa dottrina. Se l’amico Couture mi potesse udire, vorrei dirgli che quella rosa l’ho deposta, poiché apparteneva più lui che a me, sulla sua memoria.

Entrambi processualisti civili e costituzionalisti, entrambi capaci di presentare la democrazia, e qui cito Calamandrei a proposito di Couture “più che come una forma di governo, come un costume politico, che non può raggiungersi senza l’educazione morale”.Entrambi, e cito ancora Calamandrei, fautori di un “umanesimo processuale” che “portava a ricercare sempre, sotto gli istituti del processo, una relazione tra gli uomini, e ad accorgersi che anche nei giudizi contano più delle leggi la moralità e il costume”.

In preparazione di questo incontro ho riletto i bei saggi di Niceto Alcalà- Zamora y Castillo e di Mario Losano, che ne tracciano le vite parallele e ne ricostruiscono l’amicizia, consolidatasi nell’incontro di persona nel dopoguerra, quando Piero nel 1949 condusse l’amico a visitare Firenze e lo ospitò nella sua casa del Poveromo. Oltre a ripercorrere le lettere che conserviamo negli archivi di Firenze e di Roma, ora fruibili in rete grazie al portale dei carteggi archiviocalamandrei.it, ho potuto apprezzare le citazioni che fa Losano delle lettere conservate nell’archivio di Montevideo, in quell’album composto da Couture stesso sulla sua visita europea, a suo tempo digitalizzato in un CD che spero sia stato riprodotto in nuovi formati (Losano si preoccupava della sua sopravvivenza informatica). Da custode degli archivi Calamandrei ho letto con molto interesse la descrizione di Losano dell’archivio Couture di Montevideo, al quale lo studioso aveva dedicato tanta cura: entrambi i giuristi sono stati dunque anche attenti preservatori di memoria nella conservazione delle proprie carte.

L’amicizia che nasce tra Calamandrei e Couture- va ricordato in questo 2026 in cui a Calamandrei è stato attribuito il titolo di Giusto a Milano- nasce dopo le leggi razziali che colpiscono gli ebrei in Italia, quando Piero si adopera per agevolare la fuga dei tanti eminenti giuristi di origine ebraica espulsi dall’insegnamento universitario. Tanti troveranno accoglienza in America latina, dive la scuola giuridica italiana era già particolarmente apprezzata, soprattutto tra i processual-civilisti. Basti pensare a Treves, Liebman, Pekelis, Ascarelli, costretti a lasciare l’Italia. E Couture fu il più attivo a trovare sistemazione degli esuli nelle università

latino-americane, non solo a Montevideo, ma in Brasile e in Argentina. Un’amicizia nata dalla solidarietà attiva e non solo dalla consonanza professionale e teorica non poteva che durare nel tempo e rinsaldarsi nel clima della liberazione del dopoguerra. Entrambi impegnati sul fronte della democrazia costituzionale e del dialogo tra i popoli, è bello ricordarli insieme in queste giornate di studio ed approfondimento.

Permettetemi infine di ricordare nella sua Genova il grande avvocato e giurista Guido Alpa, recentemente scomparso, che tanto mi ha aiutato, in qualità di Presidente del Consiglio nazionale forense, a coltivare la memoria di Calamandrei con la mostra del 2013, e con la cura di sue pubblicazioni, tra cui la conferenza del 1940 Fede nel diritto (Laterza 2007) e la Relazione al Re sul codice di procedura civile del 1940, nella splendida collana da lui curata per Il Mulino (2019). Prezioso nei mesi che hanno preceduto il referendum sulla giustizia il volume da lui curato nel 2016 con la Marietti Garanzie e limiti del potere giudiziario, una raccolta degli interventi e delle relazioni di Calamandrei in Assemblea Costituente in merito.

Grazie ancora agli organizzatori a nome dell’istituzione che presiedo, La Biblioteca Archivio Piero Calamandrei di Montepulciano e della Fondazione giuridica di Roma, a nome del Consiglio di amministrazione e del Presidente Vicenzo Zeno Zencovich.

 

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