RECENSIONE LIBRO. Mario Isnenghi, Autobiografia della scuola- Da De Sanctis a don Milani, Il Mulino 2025
Mario Isnenghi, Autobiografia della scuola- Da De Sanctis a don Milani, Il Mulino 2025
Proseguendo nella vena della autobiografia della nazione, dei suoi intellettuali e delle sue classi dirigenti, Isnenghi, che è stato grande professore, di liceo e di università, assume stavolta il punto di vista delle istituzioni scolastiche e della classe docente, dalle elementari fin su ai licei e all’università, in una panoramica di maestri, professori e autorevoli accademici dal Risorgimento agli anni sessanta.
Se scuola, come scriveva Calamandrei, sia pur programmaticamente e agli albori della Repubblica, è formazione di cittadinanza e di classe dirigente, nelle sue vicissitudini non può che essere cartina di tornasole dell’identità nazionale, nei suoi alti e nei suoi bassi. Nello stesso tempo abbiamo un’autobiografia più personale, sia pur filtrata, dei propri culti e delle proprie idiosincrasie, nei tanti personaggi che sono stati oggetto di studio nel corso di una vita e che l’autore ha l’occasione di riproporci nei loro nessi e nelle genealogie. Preziose le pagine sul De Sanctis dello Storia della letteratura e ministro dell’istruzione, su Fogazzaro come autore di riferimento nel primo Novecento, su Croce e Gentile e il loro magistero ed il ruolo di quest’ultimo nella configurazione del sistema scolastico, ma anche nella fitta rete di relazioni che continua a mantenere anche con oppositori con strumenti come l’impesa della Treccani.
Ovviamente tanta attenzione all’emancipazione laica dal primato ecclesiastico sulla formazione, nonché agli strumenti di “irregimentazione” come il giuramento, e alla persecuzione delle leggi razziali con l ‘esclusione dei docenti ebrei dall’insegnamento.
La densità della narrazione e dell’analisi viene stemperata da utili schede sintetiche che illustrano i contenuti dei capitoli, in un approccio anglosassone che agevola il lettore ad orientarsi nel tanto materiale offerto. Capita di rado ormai di leggere saggi di tanta complessità informativa e di riflessione e di esserne stimolati a rivisitare figure non banali nella formazione dell’identità culturale come il De Amicis, non solo del libro Cuore, ma di Primo maggio e del Romanzo di un maestro.
Non può mancare un filone di riflessione sul ruolo delle donne nella scuola, sulla figura della maestra elementare, a partire dal caso drammatico del suicidio di Italia Donati, tante volte rielaborato anche in forma letteraria, non solo in partecipe empatia (Matilde Serao) ma anche con infastidito distacco e minimizzazione (Renato Fucini tra gli altri). E non sfugge un elemento di idiosincrasia verso don Milani, sospetto di misoginia nella sua Lettera ad una professoressa, nonché di un integralismo che svaluta la scuola pubblica.
Una chicca la “formazione di un capo” studiata nella autonarrazione di Mussolini, maestro e figlio di maestra, ma preziosa anche la chiave di lettura del “viaggio in Italia” dei docenti attraverso i trasferimenti in province lontane, che aprono orizzonti e contatti con altre realtà, soprattutto meridionali. Per non parlare dei manuali, delle antologie e dei sussidiari, analizzati come testi formativi attraverso le generazioni.
Insomma una materia ricchissima, piena di spunti, che siamo grati a Isnenghi e ad Angelo Tonnellato, che lo ha assistito nelle ricerche, di averci offerto nel volume.
Un suggerimento all’autore nella prospettiva di riedizioni rivisitate è un maggiore spazio da accordare alle considerazioni di Piero Calamandrei sulla scuola, raccolte in parte nel volumetto Sellerio curato da Tullio De Mauro Per la scuola, da quelle del primo dopoguerra sull’educazione popolare stimolate dall’esperienza al fronte, ai suggerimenti di riforma che precedono la riforma Gentile, alla elaborazione della funzione costituzionale della scuola nella battaglia per la scuola pubblica. Non irrilevante anche la sua attenzione al Fogazzaro, nelle lettere ad Ada (Ada con gli occhi stellanti, Sellerio 2005), fidanzata-maestra, come un must di lettura. Altra figura forse un po’ trascurata è quella di Tristano Codignola, erede di un filone pedagogico con sperimentazione fiorentina (Scuola città Pestalozzi) che si riversa nella riforma fondamentale della creazione della Scuola media unica.
[Silvia Calamandrei]
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