-------- RECENSIONE LIBRO. Angela Guiso, Salvatore Satta. Una biografia letteraria, Il Mulino 2025 – Biblioteca Montepulciano Calamandrei
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RECENSIONE LIBRO. Angela Guiso, Salvatore Satta. Una biografia letteraria, Il Mulino 2025

Nuovi arrivi, ringraziando l’autrice

Angela Guiso, Salvatore Satta, Una biografia letteraria, Il Mulino 2025

Dopo aver curato con passione ed acribia gli epistolari di Salvatore Satta con la moglie e con Piero Calamandrei, la studiosa sarda si addentra in una biografia letteraria del grande giurista e scrittore, incrociando le opere letterarie più significative con le lettere scambiate in proposito ad illuminarne il retroterra di travaglio interiore e rassicurazioni ricercate non solo rispetto ai propri dubbi di assecondare la propria vena di scrittura, ma anche rispetto agli ostacoli incontrati nella ricezione da parte di editori sondati. La fortuna letteraria di Satta, il suo riconoscimento come grande scrittore, verrà solo postuma e grazie alla Adelphi, mentre in vita solo la Cedam, casa editrice delle sue opere giuridiche, accoglierà il De profundis (1948) e in prima edizione Il giorno del giudizio (1977) nonché i Soliloqui e colloqui di un giurista (1968), mentre il giovanile La veranda dovrà attendere l’apprezzamento di Calasso contattato dagli eredi attraverso Linder, l’unico, secondo l’allievo Mazzarella, che possedesse un respiro europeo in grando di valutare la grandezza di Satta. I paralleli con Thomas Mann, colti dalla critica tedesca e la fortuna di Satta in Francia grazie all’opera di edizione e traduzione di Christophe Carraud testimoniano del resto il valore di autore europeo che Satta è riuscito ad acquisire nonostante le resistenze in Italia.
Il primo ostacolo incontrato nel dopoguerra fu vedersi respinto il manoscritto del De profundis dalla Einaudi, con una lettera liquidatoria di Massimo Mila, all’insegna del politically correct dell’epoca. Forse Satta avrebbe potuto consolarsi nell’apprendere che la stessa sorte era capitata a Se questo è un uomo di Primo Levi. Ed è Calamandrei a “rimuovere l’ostacolo” pubblicando alcune pagine di Satta sul Ponte; altrettanto avverrà per Levi, che sarà poi pubblicato integralmente dalla piccola casa editrice di Antonicelli. L’apprezzamento di Calamandrei fu di grande consolazione per Satta, che già gli aveva espresso l’intima vocazione letteraria in una lettera di ringraziamento per il dono dell’Inventario della casa di campagna, invidiando al fiorentino di aver osato compiere l’opera. La collaborazione col «Ponte» non si arresterà qui, perché Calamandrei insisterà ad avere un contributo di Satta al numero monografico sulla Sardegna, quel Lo spirito religioso dei sardi, che anticipa una serie di temi del Giorno del giudizio. E non mancheranno alcuni interventi della moglie Laura Boschian, specialista di letteratura russa.
La felicità della ricostruzione della Guiso sta nell’intreccio tra corrispondenze e testi, a esemplificare anche quanto le lettere costituissero esercizio di scrittura letteraria e di esame di coscienza e quanto il concorso degli affetti e delle amicizie abbiano contrastato le remore e le esitazioni del giurista-scrittore. I carteggi con Calamandrei (ora consultabili in rete sul portale archiviocalamandrei.it) testimoniano tanti punti di contatto nel corso dei decenni, a partire dagli anni Trenta. L’affinità con Calamandrei è più di comune sentire che strettamente di dottrina giuridica, così come i due giuristi sono lontani per percorsi di vita quanto all’impegno civile, più defilato e pessimista Satta, testardamente utopista Calamandrei nel suo indefesso “azionismo”. Ma c’è un nodo concettuale fondamentale che li avvicina nella fase costituente e che è stato felicemente evidenziato da Carlo Pontorieri nel saggio «Rimuovere gli ostacoli. Le origini del dettato costituzionale tra letteratura e diritto» (2024). In effetti la vicinanza tra i due nello scambio sul De profundis fa sì che l’espressione contenuta nello scritto del giurista sardo si trasfonda nella elaborazione del secondo comma dell’articolo 3, in cui Calamandrei è impegnato alla Costituente e che consegnerà agli studenti milanesi nel 1955 come l’espressione più importante della nostra Costituzione. Vicini dunque nell’opporsi al rischio di predominio del diritto germanico durante il fascismo (Calamandrei aveva guardato con simpatia alla prolusione di Satta al suo corso di Diritto processuale civile nell’università di Padova del1936, nella quale il giurista sardo aveva proposto una dura polemica contro l’ipotesi di integrale pubblicizzazione del processo civile italiano), ma vicini anche nel dopoguerra nel riproporre la coniugazione tra diritti di libertà e diritti sociali auspicata da Rosselli, e infine entrambi attenti esegeti del “mistero del processo”.
La densa ricostruzione della Guiso, ricca di citazioni incrociate di lettere e testi e di rimandi bibliografici, offre nel cinquantenario dalla morte l’occasione di approfondire la grande figura del giurista-scrittore, ed offre spunti per approfondimento nelle presentazioni e nei convegni già programmati.

 

[Silvia Calamandrei]

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