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Il libro della settimana….dal 26 al 31 luglio 2010: “I custodi dei fratelli. Quando i fotografi denunciano i diritti violati.”

I custodi dei fratelli. Quando i fotografi denunciano i diritti violati.

Roma, Contrasto, 2007

 

“Descrizione
Il volume presenta il lavoro di alcuni tra i più importanti protagonisti della fotografia di documentazione: da Bob Adelman a Gianni Berengo Gardin, da Marc Garanger a Josef Koudelka, da Li Zhensheng a Tom Stoddart, e molti altri. Le storie raccolte nel volume mostrano l’impegno e la volontà degli autori di portare alla luce e raccontare la violazione di alcuni fondamentali diritti umani. Autori, che dall’inizio del Novecento ai nostri giorni hanno puntato la loro macchina fotografica su una serie di storie nascoste con la cosciente intenzione di realizzare un’opera di denuncia e di controinformazione. Ogni reportage presentato è accompagnato da un’accurata scelta d’immagini e da un testo introduttivo che permette di comprendere il senso e il valore di questi 20 straordinari reportage. Dall’America della seconda metà dell’Ottocento, in cui Jacob Riis con la sua macchina fotografica cercava di mostrare a tutti “come vive l’altra metà”, alle foto più recenti di Lucinda Devlin che mostrano le stanze della morte – le omega suites – delle prigioni degli USA, passando per il Sahel di Sebastião Salgado, il Sudafrica di Peter Magubane, la Primavera di Praga di Josef Koudelka, la guerra d’Algeria di Garanger, la tragedia di Chernobyl di Igor Kostin, il Vietnam di Philip Jones-Griffith, i genocidi del Ruanda e della Ex Jugooslavia, e molto altro, si traccia una storia della fotografia “concerned”, impegnata, di quegli autori che “vogliono mostrare cose che devono essere corrette.”

(dal sito www.wuz.it)

In un momento storico in cui si tende a dimenticare in fretta il costo umano di certe forme di progresso, come anche la permanenza di “zone grigie” in cui i più elementari diritti umani vengono completamente trascurati in modo freddamente indifferente, forse la fotografia, con la totalità dell’impatto visivo, può contribuire più di tante pagine scritte a sensibilizzarci su questi problemi. Che hanno un risvolto economico non trascurabile: il malessere e il disagio, individuali e collettivi, hanno un costo, non immediatamente quantificabile, ma proprio per questo insidioso, e nel tempo assai pericoloso. Però in una società apparentemente dominata da una forma sciocca e miope di economia di questo non si sa più tener conto, e anche la politica sembra non esser capace di andare al di là del momento contingente, rimandando continuamente a un futuro sempre più incerto la soluzione dei problemi così efficacemente evocati nelle immagini di questo libro.

(Duccio Pasqui)

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