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Cina: “Potere e società in Cina. Storie di resistenza nella grande trasformazione” di Angela Pascucci

Angela Pascucci

Potere e società in Cina. Storie di resistenza nella grande trasformazione

Roma, Edizioni dell’asino, 2013

  

Se Renata Pisu è in libreria con un saggio su cultura e civiltà cinese (Né Dio né legge, Laterza) ritmato sui tempi lunghi, sottolineando la diversità e fornendoci preziose chiavi interpretative del presente, un’altra acuta interprete della realtà cinese,  la giornalista Angela Pascucci, raccoglie gli articoli scritti tra il 2008 e il 2011 in viaggi-inchiesta tra Pechino, Wuhan e Chongqing.

Angela appartiene ad una generazione successiva di sinologi e si ispira alla lezione di Edoarda Masi, che fu compagna di studi in Cina di Renata Pisu, e appassionata interprete della rivoluzione maoista: da lei, che è stata fortemente critica della svolta di Deng, riprende la preoccupazione dell’omologazione della Cina al modello capitalistico occidentale, e si interroga sulla realtà odierna, con le sue trasformazioni e contraddizioni, cercando di individuare possibili protagonisti di nuove  battaglie di liberazione.

Gli incontri sono raggruppati sotto i titoli Contadini, Operai ed Intellettuali e ci forniscono tante notizie su una Cina in sommovimento, in cui la tradizionale classificazione in classi si scompone in nuove articolazioni. I contadini si scompongono tra coloro che riescono ad arricchirsi e coloro le cui terre sono strappate dalla speculazione edilizia e requisite con compensi irrisori. Accanto ai nongmingong, i milioni di contadini lavoratori immigrati nelle città, l’enorme esercito salariale di riserva a cui ha fatto ricorso lo sviluppo vertiginoso cinese, troviamo i neolaureati frustrati nelle loro aspirazioni di carriera, la “tribù delle formiche” studiata dal sociologo Lian Si in un libro che gli ha dato popolarità. E poi ci sono nuovi professionisti, nel campo dei media e dell’avvocatura, che cercano di ritagliarsi margini di indipendenza. Ed  alla classe operaia tradizionale delle fabbriche di stato, ridimensionata dalle privatizzazioni, si affiancano i giovani reclutati nelle multinazionali, ormai fluttuanti nella crisi, in funzione dello spostamento delle zone di sviluppo dalla costa verso ovest. Tra loro maturano nuove forme di organizzazione, che scavalcano i sindacati ufficiali, mentre altre organizzazioni non governative cominciano a coagularsi, anche solo temporaneamente su battaglie ecologiche e di diritti civili, in difesa delle terre e delle case minacciate dall’inquinamento o dalla speculazione edilizia.

Nell’epilogo la riflessione è aggiornata al recente cambio “concordato” della guardia avvenuto nella dirigenza cinese, dopo le tensioni del 2012 sul caso Bo Xilai. Il nuovo slogan di Xi Jinping è il “sogno cinese” (non a caso un docente americano presente in Cina ha tenuto recentemente un seminario sul Grande Gatsby, approfittando della popolarità del nuovo film, cercando di stabilire dei paralleli con l’American dream).  Saprà rispondere alle aspettative accumulate nella società in profonda trasformazione?

In appendice un’ utile cronologia dal 1976 aiuta il lettore a situare gli eventi.

(Silvia Calamandrei)

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