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Comunicazioni

MONTEPULCIANO confermata CITTA’ CHE LEGGE 2022-2023

Montepulciano può continuare a fregiarsi della qualifica di “Città che legge” per il biennio 2022-2023 avendo dimostrato di possedere i requisiti richiesti dall’Avviso Pubblico del Ministero della Cultura (Centro per il libro e la lettura) d’intesa con l’ANCI. Mediante questo avviso (a cadenza biennale) Il Centro per il libro e la lettura promuove e valorizza con la qualifica di “Città che legge” le Amministrazioni comunali che si impegnano a svolgere con continuità politiche pubbliche di promozione della lettura sul proprio territorio. Attraverso la qualifica si riconosce e sostiene la crescita socio-culturale delle comunità urbane attraverso la diffusione della lettura come valore riconosciuto e condiviso, in grado di influenzare positivamente la qualità della vita individuale e collettiva. Creato alla fine del 2017, il progetto ha visto nel corso del tempo una partecipazione sempre maggiore ed entusiasta delle Amministrazioni comunali e grazie al Patto per la Lettura sottoscritto da numerose associazioni del territorio con l’Amministrazione e grazie anche alle tante iniziative e numerosi eventi organizzate dalla Biblioteca Archivio “Piero Calamandrei”, Montepulciano è stata ascritta a CITTA’ CHE LEGGE.

RECENSIONE. Benetta Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi 2022

Benedetta Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi 2022

Un omaggio alle partigiane

 

La Tobagi, dopo averci offerto saggi fondamentali sugli anni Settanta e le stragi, da quella di Milano a quella di Brescia, andando oltre la propria dimensione personale e la tragedia vissuta, narrata in Come mi batte forte il cuore, dedica un libro pieno di splendide immagini parlanti alle donne combattenti nella resistenza, protagoniste a lungo rimaste nell’ombra di quella guerra che Claudio Pavone ha saputo ricostruire nella sua triplice dimensione, patriottica, civile e di classe. E le donne ci sono in tutt’e tre, oltre che nel più ampio sostegno non armato alla lotta di liberazione. Ma le donne aggiungono una dimensione in più alla “moralità della resistenza”, declinando a proprio modo la propria partecipazione.

È commovente e bello che la narrazione della lotta fondante della nostra Repubblica e della nostra Costituzione sia ripresa e innovata da una protagonista dell’oggi, rivisitando le testimonianze del passato recente con occhi freschi, per trasmetterle in forma antiretorica alle nuove generazioni. Anche il suo modo di narrare le vicende di contadine, operaie e studentesse che imbracciarono i fucili o le pistole, stabilendo una comunicazione empatica con le lettrici e i lettori, aggiunge pregio al volume.

La Tobagi mette a fuoco il peso di una scelta, di ragazze che ci tengono ad essere al pari con i compagni, ma rifiutano i riferimenti alla “virilità” che vengono fatti nelle motivazioni delle loro medaglie al valore. Ma non manca di evidenziare gli atteggiamenti di quelle che come Lidia Menapace si sforzano di operare per la “riduzione del danno”, introducendo una dimensione di “guerra alla guerra”, animate da un impegno pacifista:

“Il loro modo di intendere la lotta vuole sovvertire alla radice la prospettiva militarista e si traduce in un impegno pacifista dopo la fine del conflitto”.

Come racconta Teresa Mattei:

“noi tutte e ventuno- le ventuno donne elette nell’assemblea costituente- ci tenemmo per la mano” al momento del voto sull’articolo 11. “Eravamo tutte per la pace, anche la collega dell’Uomo qualunque, di sentimenti monarchici”.

Come dice benissimo la Tobagi, la cifra della resistenza delle donne è una liberazione nella Liberazione, perché le donne si portano la guerra dentro.

(Silvia Calamandrei)

Recensione. Giulio Donzelli, Diritto e politica nel pensiero di Piero Calamandrei, 2022

Giulio Donzelli, Diritto e politica nel pensiero di Piero Calamandrei, il Mulino 2022

 

Nella collana Storia dell’avvocatura in Italia esce con un’autorevole prefazione di Guido Alpa l’opera di un giovane promettente studioso, che si è misurato con l’itinerario giuridico politico di Piero Calamandrei indagando anche su inediti appunti in archivio e ci offre una sintesi innovativa di un pensiero divenuto ormai “iconico”, come scrive Alpa.

Dopo aver tratteggiato il percorso biografico intellettuale del giurista, Donzelli torna sul nodo della collaborazione alla riforma del Codice di procedura civile, oggetto di un volume collettaneo nella stessa collana cui aveva personalmente contribuito con la comparazione delle diverse versioni della Relazione al Re (Calamandrei-Grandi).

Ma al centro del saggio c’è l’itinerario dalla legalità alla giustizia costituzionale, per approdare ad una riflessione sulla responsabilità sociale del giurista a partire dal pensiero di Calamandrei. Donzelli si misura con l’oggi, ragionando sul tramonto delle ideologie e proponendo un approccio che vada oltre il dilagante formalismo e nichilismo giuridico, in nome dell’eticità del diritto.

In appendice il giovane studioso ci offre la trascrizione di appunti inediti conservati nell’Archivio di Montepulciano, su cui ha lavorato puntigliosamente, assistito dai nostri archivisti.

Uno strumento prezioso per approfondire l’itinerario di un giurista e politico tante volte citato nel dibattito odierno.

(Silvia Calamandrei)

Recensione. Miguel Gotor, Generazione Settanta, Einaudi 2022

Miguel Gotor, Generazione Settanta, Einaudi 2022

Miguel Gotor, attento studioso delle carte Moro, dei memoriali, dei tanti processi e commissioni d’inchiesta, dei documenti rinvenuti e delle testimonianze succedutesi negli anni, si è posto un obiettivo ambizioso: tracciare una sintesi degli anni Settanta che parli a chi li ha vissuti e alle nuove generazioni. Come ha dichiarato in un’intervista:

“Il libro parla soprattutto a chi ha superato i settant’anni ma c’è anche il rapporto con chi è giovane e può avere voglia di ripercorrere la storia del nostro Paese per capire l’oggi. Ẻ difficile sperare di parlare a entrambi i pubblici, il mio sogno è di riuscirci”.

Per chi ha superato i settanta come chi scrive il suo lavoro parla solo parzialmente, e dubito che un giovane d’oggi riesca a districarsi nel complesso quadro che ricostruisce e a recepirne un messaggio e un filo conduttore che aiuti alla comprensione.

Molto apprezzata se non osannata nelle recensioni di Riotta e Mughini questa narrazione di uno storico che si misura con gli anni della sua infanzia risulta affastellata e farraginosa, nell’alternarsi di riassunti cronachistici tratti dalla stampa dell’epoca e voli poetici che attingono ai cantautori e a Montale. C’è un problema di metodologia rispetto alle fonti, che a volte rasentano il pettegolezzo o le ricostruzioni giornalistiche non verificate, ed un eccesso di dietrologia, avendo per anni l’autore perseguito piste che aiutassero a spiegare i tanti lati oscuri della strategia della tensione e degli intenti destabilizzatori che hanno segnato quegli anni.

Se devo azzardarmi ad interpretare la tesi di Gotor in soldoni (e spero di non aver frainteso un testo la cui leggibilità non è delle migliori, non solo per i caratteri tipografici scelti dalla casa editrice per ridurre il numero delle pagine) ci sarebbe una cesura tra i tentativi golpisti ed il terrorismo nero dei primi anni Settanta e l’uso destabilizzante delle azioni armate brigatiste a partire dal 1974, in una sorta di patto scellerato tra apparati di sicurezza e brigatisti e loro emuli che consisteva in un sostanziale laissez faire per profittare di un clima di paura e terrore ai danni della democrazia. Il tutto condito da intervento dei vari servizi stranieri dal Mossad al KGB alla CIA e dai patti stretti con l’OLP sotto l’egida del colonnello Giovannone. Solo dopo Moro si innesca una controffensiva dello Stato ad opera di Dalla Chiesa e dei carabinieri, peraltro lasciati spesso isolati, per infiltrare i brigatisti e inaugurare la stagione del pentitismo e della dissociazione, in una sostanziale omertà ai danni della verità. Questa del resto sembra la chiave di lettura offerta anche dallo sceneggiato televisivo Roma di piombo, cui Gotor ha collaborato insieme a Bianconi, in un’operazione mediatica che esalta l’arma dei carabinieri e il loro ruolo fondamentale nello sgominare la colonna romana delle BR, dando spazio a interventi a ruota libera di Piccioni e Persichetti, brigatisti non dissociati.

Questo di Gotor è un libro pieno di notizie ed elementi di informazione, ma privo di una narrazione empatica: paradossalmente è come se mancasse un punto di vista, quel “centro di gravità permanente” smarrito cantato da un disincantato Battiato sventolando la bandiera bianca. Recentemente Enzo Traverso nella Tirannide dell’io ha deprecato l’eccesso di protagonismo nelle nuove narrazioni degli storici: in questo saggio di Gotor l’io sembra invece mancare, anche se si avverte una forte antipatia per il Sessantotto, i suoi eccessi, le sue derive ed i suoi fallimenti.

Gotor cita Curcio che dichiara: «Ci sono tante storie di questo Paese che vengono taciute, che non potranno essere chiarite per una sorta di sortilegio, come piazza Fontana, come Calabresi, che sono andate in un certo modo e che, per ventura della vita, nessuno può dire come sono veramente andate… C’è stata una sorta di complicità tra noi e i poteri che impedisce a noi e ai poteri di dire come è veramente andata». Lui stigmatizza questa «formula criptica e reticente, ma al fondo indulgente e autoassolutoria, nella quale tutti i superstiti di questa tragica storia, per la loro quota parte di responsabilità, e da qualsiasi lato della barricata avessero militato, si sarebbero potuti riconoscere. […] Tutti, tranne i morti». L’omertà e la mancata chiarezza sarebbero all’origine della disaffezione dalla politica, «radicalizzando in milioni di cittadini un sentimento di sfiducia, d’impotenza e di disillusione nell’azione collettiva, di disimpegno e di ripiegamento nel privato».

La premessa del volume intreccia Gigliola Cinquetti di Non ho l’età, con le riviste della Nuova Sinistra e il convegno del Parco dei Principi che inaugura la strategia della tensione e la stagione golpista. La conclusione è il ritrovarsi dell’Italia nei festeggiamenti della vittoria della nazionale ai mondiali di calcio del 1982 e il film di Moretti La messa è finita che chiude con i sogni e le utopie.

Forse c’è troppa carne al fuoco, ed un fuoco che ancora brucia, per una sistemazione a freddo di anni che hanno segnato la nostra storia. I capitoli più efficaci corrispondono alle ricerche fatte dall’autore stesso sul caso Moro e il suo contesto mentre altri risultano eccessivamente compilativi. Sullo sfondo la politica e la società, anche se vengono enumerati i governi e le loro composizioni e riforme fondamentali come il divorzio e l’aborto. Le ricerche su quegli anni e le narrazioni sono ancora in fieri ed è forse ambizione eccessiva tentare di mettere assieme tutti i tasselli.

Silvia Calamandrei

Premio “Grifo Poliziano” 2022 alla nostra Presidente SILVIA CALAMANDREI

 

 

Comune di Montepulciano – Premio “Grifo Poliziano” – ed. 2022

MOTIVAZIONE

A Silvia Calamandrei, ricercatrice, studiosa, intellettuale, dal 2007 Presidente dell’Istituzione Biblioteca Archivio Storico “Piero Calamandrei”,

  • per aver raccolto, insieme alla famiglia, l’eredità civile e morale del nonno Piero, padre Costituente, tra i promotori dell’unità federale europea, e per essersi fatta personalmente testimone del suo straordinario lascito, continuando senza sosta a interpretare, tutelare, diffondere contenuti e valori della nostra Costituzione che sono basi fondanti di uno Stato autenticamente democratico;
  • per aver costruito solidi e motivati canali culturali tra Montepulciano e la Cina, individuando nella nostra storia punti di contatto con il grande paese asiatico e ragioni di interesse attuali, anche in campo economico e sociale, contribuendo così in maniera importante a consolidare l’internazionalità di Montepulciano e ad allargarne i confini culturali e relazionali;
  • per aver legato la sua vita alla nostra Biblioteca, lavorando per svilupparla non solo come luogo di raccolta, conservazione e consultazione del patrimonio culturale, ma anche di costruzione di identità del territorio;
  • per aver, con il suo recente libro “Attraverso lo specchio. Cina, andate – ritorni”, trasformato una sofferta riflessione personale, su un’anima divisa tra Italia e Cina, in un racconto profondo, appassionante, a tratti avventuroso, sul cui sfondo si staglia anche Montepulciano, che diventa “luogo” della narrazione, funzionale al suo svilupparsi. Il volume è diventato un caso mediatico a livello nazionale ed ha così veicolato sui maggiori organi di informazione anche Montepulciano e la sua Biblioteca;
  • per non avere mai lasciato affievolire ma, anzi, per aver sempre alimentato, il legame con Montepulciano, nato dalla passione del nonno Piero, che qui aveva la sua casa di campagna, e per aver portato qui le sue conoscenze ed i suoi interessi.

LETTERA DI RINGRAZIAMENTO DI SILVIA CALAMANDREI

Ringrazio la città di Montepulciano, la cosiddetta Perla del Cinquecento, la sua cittadinanza ed il suo Sindaco, per questo prezioso riconoscimento di un’appartenenza costruita negli anni e attraverso le generazioni.

Non solo nel ricordo dei nonni, Ada e Piero, che qui si conobbero nel primo Novecento, ma anche del tenace impegno dei miei genitori, Franco e Maria Teresa, per riallacciare un legame con la casa familiare, restaurandola e rivitalizzando il podere di San Lazzaro. curato dalla sapienza contadina di Edoardo Cappelli e Ines Contini con il consiglio di Ampelio Massoni, memorabile dirigente dell’emancipazione delle campagne e amministratore al servizio della cittadinanza, ispirato da forte idealità. Mio padre avrebbe voluto qui trasferirsi una volta ritiratosi dalla politica, e qui ha voluto essere sepolto nel cimitero delle Grazie. Con le nuove generazioni la casa di San Lazzaro si è animata di nuove infanzie e feste di compleanno e di matrimonio. Insieme a mia sorella Gemma abbiamo donato libri e carte d’archivio alla biblioteca, nel 2007 intitolata a Piero Calamandrei e trasformata in istituzione. Un paesaggio di Montepulciano dipinto da Piero è affisso nell’ufficio del Sindaco, a testimoniare la conservazione attenta di una natura a misura d’uomo.

Dal 2005, conclusi gli impegni lavorativi a Bruxelles nell’ Unione europea, con mio marito Fabrizio Grillenzoni abbiano trascorso sempre più tempo a Montepulciano, cercando di metterci al servizio sul fronte culturale e dei contatti europei e internazionali. In verità questa è divenuta la nostra residenza principale, e tanto più ne abbiamo profittato nella pandemia, godendoci la campagna con i suoi olivi e le sue vigne, e il paese che ha cercato di tenere vivi e operativi i luoghi della cultura e dell’associazionismo.

Ci sentiamo parte di questa comunità e mettiamo le nostre energie a stimolarne l’apertura sul mondo: i tanti eventi culturali e le iniziative di preservazione delle bellezze artistiche e paesistiche fanno di Montepulciano e del suo territorio una realtà viva, non rifugio ed eremitaggio, ma possibile luogo di partecipazione e cittadinanza, di crescita civile e sostenibile. Una lunga storia alle spalle, con alti e bassi, ed una memoria coltivata non in senso nostalgica, dovrebbero consentire alla nostra cittadina di contribuire alla qualità della vita, in una gestione trasparente e partecipata, soprattutto per le nuove generazioni, evitando le trappole della mercificazione dei propri beni e coltivando i propri tesori in uno spirito solidale.

Ancora grazie per un riconoscimento che mi spingerà a moltiplicare l’impegno  culturale e civile.