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Una inquietante riflessione “noir” sulle conseguenze delle catastrofi umane: “Ci rivediamo lassù” di Pierre Lemaitre

Pierre Lemaitre

Ci rivediamo lassù

Milano, Mondadori, 2014

(anche in ebook)

 

Un intreccista, Lemaitre. Viene dal noir. La sua trilogia del commissario-nano Camille Verhoeven (Lavoro a mano armata, Alex, Le sacrifice non l’ho trovato in italiano), con qualche esagerazione splatter, prende proprio per gli intrecci, i personaggi che via via compaiono, la linea grigia tra il bene e il male, e perché no la missione dei deformi, come nella fotografia della Arbus. Intanto fa piacere ricevere qualcosa di buono d’oltralpe, dove la produzione infinita è per lo più inutile e spesso antipatica, con qualche eccezione passabile tipo l’onirico di Fred Vargas e la denuncia politica piattina di Dominique Banotti, noir tutt’altro che superbo ma di qualche intrattenimento, soprattutto nel primo caso. Lemaitre con Ci rivediamo lassù passa al “serio”, scrive quasi 600 pagine, fa tesoro della sua arte dell’intreccio. Primo: l’ultima settimana della Grande guerra, con l’idea che ormai si muore per niente, ma si continua a morire, vi ricordate Il grande 1 rosso, capolavoro del cinema di guerra, con Lee Marvin che dice al ferito il giorno dell’armistizio «Se muori t’ammazzo»? Poi viene fuori il bad lieutenant, cinico, assassino, capace di approfittare proprio di questa situazione, ancora, di zona grigia tra guerra e non guerra. Anni 1918-20: uomini feriti nel corpo e nell’anima, donne desolate, padri a fare i conti con i figli morti. E speculazioni, speculazioni sulla merce più diffusa, i cadaveri della grande carneficina. Speculazioni sulla voglia, il bisogno di ricordare quei morti. Un grande speculatore, ignobile, ma bello, che tutto fa per riscattare la sua nobiltà decaduta, pover’uomo in fondo. E due giovani travolti dalla guerra, che speculano con apprensione e disperazione, in fin dei conti non si sa bene neppure perché, ma poi si vedrà. E una messe di personaggi: uno femminile da non sottovalutare fino alla fine, un padre con tutte le contorsioni di un padre, un funzionario pietoso ma che… E cinesi e senegalesi che solertemente comprimono gli eroici caduti in bare di 130 centimetri. Intreccio. L’ultima volta che ne ho trovato uno simile proveniente dalla Francia è stato, con tutte le differenze, in Suite francese della Nemirovski, il Le benevole di Littell non lo so, non l’ho letto e non lo voglio leggere. Le ultime cento pagine sentono dell’esercizio noir: una suspense parossistica che inchioda. Leggiamocelo.

(Fabrizio Grillenzoni)

 

 

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