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Resistenza nel senese: dalle radici al passaggio del fronte, un lungo e variegato cammino

Alessandro Orlandini, Riccardo Bardotti,cMichelangelo Borri, Pietro Clemente, Laura Mattei, Storia della resistenza senese, Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea “V. Meoni” 2021

  

Mentre escono nuove ambiziose sistemazioni aggiornate della storia della Resistenza (Flores-Franzinelli Laterza 2019) e della Repubblica di Salò (Franzinelli Laterza 2021), a livello locale si aggiornano le indagini sul quadro provinciale o regionale di quelle vicende, nutrendosi dell’ampia storiografia e memorialistica pubblicata negli ultimi decenni.

Ben venga dunque questa rivisitazione della resistenza senese, ormai fuori da quadri agiografici e celebrativi, e integrata dall’attenzione verso la resistenza civile e il ruolo delle donne, tematiche che hanno ricevuto attenzione più di recente. E giusto rilievo riceve un’opera come il Diario della guerra in Val d’Orcia di Iris Origo, “il primo esempio di memorialistica femminile, daconsiderare all’interno del variegato panorama della Resistenza civile e caratterizzato daforti richiami alla concretezza dell’agire in senso solidaristico e assistenziale soprattuttonei confronti dell’infanzia”.

Considerando gli studi recenti nel territorio più prossimo al nostro archivio di Montepulciano, dove sono custodite le carte di Lidio Bozzini, comandante partigiano a Monticchiello, ci sarebbe piaciuto che ve ne fosse menzione, così come delle tante interviste ai partigiani raccolte da Roberto Pagliai in L’ultimo Partigiano e Grazie, Dalla battaglia di Monticchiello alla Liberazione, entrambi editi da Ali&no, nonché dell’ampio saggio di Matteo Polo Civiltà e libertà. Margherita Papafava e Lucangelo Bracci Dalla Grande Guerra alla Repubblica (Il Ponte 2013), che ha potuto attingere all’Archivio della famiglia Bracci-Testasecca.

Ma la panoramica offerta da questo volume stimolerà sicuramente ulteriori aggiornamenti, tanto più se andrà in porto il progetto di inventariazione dell’archivio Bozzini che stiamo presentando alla Direzione generale Archivi del Ministero dei beni culturali.

Preceduto da un’introduzione di Nicola Labanca, il volume collettaneo ricostruisce le radici lunghe del conflitto del 43-45, dallo squadrismo in azione negli anni Venti al perdurare dell’opposizione sotto il fascismo. Inoltre l’approccio storiografico affronta al contempo la lotta partigiana e le caratteristiche del regime repubblichino nel senese, nella versione Chiurco. Il passaggio del fronte nel territorio senese e le conseguenze sulla popolazione e soprattutto sui contadini-mezzadri sono ampiamenti ricostruite.

Utili e innovativi complementi nei capitoli VI, VII e VIII, su contadini, donne e altre resistenze (clero, internati militari, fuggiaschi). Il capitolo finale, Tra due Liberazioni, affronta la difficile transizione locale senese in attesa del 25 aprile, con limitazioni del ruolo del CLN e freno alla defascistizzazione imposti dagli Alleati. Siena profitterà della Liberazione di Firenze gestita in prima persona dal CLN per superare una subordinazione agli Alleati dovuta anche alla debolezza della resistenza nel capoluogo provinciale: una resistenza sparpagliata nel territorio, con punte alte in alcune zone come Poggibonsi, Colle Val d’Elsa e l’Amiata, ma scarsamente strutturata a livello centrale.

Mi piace riprendere qui un commento che scrivevo per “Il Ponte” al bel saggio di Giuseppe Filippetta, Il potere nasce dalla canna del fucile? Tra Resistenza e Costituzione (Feltrinelli 2019), che anch’esso avrebbe meritato attenzione, basato com’è su memorialistiche anche del nostro territorio:

“Nel nuovo millennio si può constatare un rinnovato vigore della ricerca storica sullo snodo 1943-45, animato dalla rete degli Istituti della Resistenza, con tanti approfondimenti a livello locale che danno conto della grandissima varietà delle situazioni nella nostra penisola. Possiamo augurarci che si sia entrati in una nuova fase del post-revisionismo e delle repliche polemiche a esso, come il saggio di Filippetta sembra annunciare? Siamo anche in una fase di tramonto dell’egemonia dei partiti sulla storiografia, che potrebbe risultare liberatoria per le indagini di nuove generazioni di studiosi, mentre assistiamo a nuovi approcci alla storia del fascismo con strumenti narrativi come la recente opera di Scurati. […] Ma questo merita altro approfondimento, relativo al contesto attuale di revival neofascisti che si intrecciano alla crescita del razzismo e della xenofobia al quale alcuniscrittori reputano di reagire con testi e manuali divulgativi: e qui penso non solo a Scurati ma anche alla Murgia. L’efficacia di queste nuove narrazioni è tutta da valutare”.

Aggiungerei oggi che abbiamo nuovi strumenti divulgativi, come la collana fact-checking edita da Laterza e diretta da Carlo Greppi, con il recente contributo di Chiara Colombini a decostruire le tante fake news sui partigiani. Indagine storiografica anche capillare a raccogliere i fatti e le testimonianze, e narrazioni capaci di coinvolgere le nuove generazioni: strumenti entrambi essenziali per tenere viva la coscienza civile.

(Silvia Calamandrei)

 

 

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