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Le carte Andreotti. Nuova recensione!

Andreotti e Gorbačëv, Lettere e documenti 1985-1991, a cura di Lucarelli e Pons, Edizioni di storia e letteratura 2021

Con i venti di guerra sul fronte orientale e le relazioni con la Russia problematiche sul fronte dell’approvvigionamento energetico, questo volume documentario spinge a guardarsi indietro, ad una fase in cui altre piste sembravano possibili e l’Italia ambiva a ritagliarsi un ruolo nella ridefinizione degli equilibri mondiali scommettendo sulla perestrojka.

Utile inquadramento alle lettere e alle note della Farnesina e degli ambasciatori offrono le note introduttive di Silvio Pons e Massimo Bucarelli separate dallo spartiacque del 1989. Ci consentono di guardarci indietro a quando un abile gestore della politica estera come Andreotti cerca di valorizzare la posizione italiana offrendosi come il miglior interlocutore dell’apertura gorbacëviana, fidando nella sua capacità di riforme e in tempi lunghi per l’integrazione dell’Europa orientale in un nuovo assetto di relazioni internazionali. Nonostante la diffidenza dell’ambasciatore Sergio Romano, che a distanza dimostra maggior lungimiranza realistica, Andreotti si batte per il sostegno all’esperimento del leader sovietico presso gli alleati e punta su un’apertura di credito per favorire la ripresa dell’economia sovietica.

E invece in quei pochi anni deflagra il sistema sovietico e la Germania si unifica in tempi accelerati per iniziativa di Kohl. La sponda italiana si rivela insufficiente a puntellare le sorti dell’inventore della perestrojka, travolto all’interno e incapace di controllare lo sfaldamento dell’Unione: anche la mediazione nella guerra del Golfo scatenata da Saddam Hussein con l’attacco al Kuwait si rivela inefficace: in soli quattro giorni nel febbraio del 1991 l’offensiva di terra della coalizione schiacciò le forze irachene, decretando la fine del conflitto con la forza (mentre l’Italia si era adoperata per una soluzione negoziata).

Cone conclude Bucarelli:

La fine della Guerra fredda, in realtà, aveva letteralmente frantumato il vecchio ordine bipolare, fatto uscire di scena l’Urss e lasciato l’Italia senza un ruolo preciso. La «scommessa» di Andreotti e del governo italiano sul successo di Gorbačëv e della perestrojka era stata persa. L’Italia si ritrovò proiettata in un nuovo ordine mondiale, in cui il paese avrebbe fatto sempre più fatica ad orientarsi, perché i vecchi schemi basati sulla logica bipolare, sia pur adattata ai nuovi contesti, su cui i dirigenti italiani avevano continuato a puntare, erano ormai superati e inutilizzabili.

Forse rileggendo il passato riusciamo a capire come mai oggi annaspiamo nel definire una politica estera.

Resta documentato in questi scambi anche un lato umano : una stima reciproca e un’amicizia sincera che si sviluppa tra il nostro scaltro diplomatico e politico e il coraggioso ma incauto riformatore del Cremlino.

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