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Il libro della settimana (ne abbiamo saltate due, scusateci…) dal 22 al 27 maggio 2011: “Clandestinità” di P. Borgna

Paolo Borgna,

Clandestinità (e altri errori di destra e di sinistra)

Roma-Bari, Laterza,  2011

 

Procuratore aggiunto a Torino, Paolo Borgna ragiona di clandestinità e di legislazione e politiche sull’immigrazione partendo dalla sua esperienza concreta di magistrato, essendosi occupato di “tratta degli essere umani” e di “sicurezza urbana”.

E’ sbalorditivo come il know how accumulato sul terreno dalla magistratura e dalle forze di polizia, oltre che dalle associazioni del volontariato, nell’affrontare in concreto i temi dell’accoglienza e della regolarizzazione degli immigrati, dei permessi di soggiorno, della individuazione della nuova criminalità che si nutre anche di manovalanza immigrata, stenti a interagire con la politica e l’elaborazione delle politiche e delle misure legislative.

Il risultato è che il libro di Borgna è uscito a pochi giorni dalla condanna della Corte di giustizia europea ai danni dell’Italia sulla definizione del reato di clandestinità e la sua punizione con il carcere, dopo che da tempo i magistrati e gli operatori richiamavano l’attenzione del governo sulla non conformità della nostra normativa con quella europea e che lo Stato italiano aveva avuto due anni di tempo per adeguarsi.

Borgna, fine giurista ma soprattutto cittadino ispirato ad una cultura alta della solidarietà e della giustizia, denuncia come sono le nostre procedure di ingresso già all’origine a ingenerare irregolarità; e se l’area dell’irregolarità diventa troppa vasta è impossibile reprimerla, tanto più facendo ricorso al processo penale e alla risposta carceraria. Prova dunque a suggerire altre piste, da quella della sanzione amministrativa a visti d’ingresso temporanei per ricerca di lavoro, rilasciati dai consolati all’estero, le cui funzioni andrebbero rafforzate, prendendo l’esempio dalle politiche seguite da altri paesi europei, in primis la Germania.

Borgna non è per l’ipotesi di un”utopica accoglienza illimitata” e fustiga anche gli errori di sinistra, ad esempio di essersi opposti al rilevamento delle impronte digitali, che costituiscono un’importante misura di accertamento di identità. Prende atto anche del fatto che la destra abbia saputo “captare e ascoltare le paure e il malcontento di soggetti deboli, vittime spesso misconosciute della criminalità straniera” (che è un dato reale). Si pone il problema della sopportabilità sociale di un’accoglienza illimitata, con rischi per il welfare ma soprattutto per la coesione sociale. Secondo lui dovremmo finalmente ragionare tutti insieme, tenendo presente che

“Governare l’accoglienza di forti flussi migratori, assicurando ai cittadini la certezza che essi non scardineranno le fondamentali regole di convivenza, è il vero orizzonte della nostra democrazia”.

Il libro è stato scritto prima della grande ondata migratoria a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, e diventa tanto più prezioso strumento di riflessione. Ma la sua forza narrativa sta nelle storie di vita che ci racconta, quella della badante moldava Angela, del baby pusher marocchino Hamid, del giardiniere clandestino egiziano Abdel, tanti protagonisti della difficile integrazione degli stranieri in Italia.

(Silvia Calamandrei)

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