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Il libro della settimana… dal 5 al 9 marzo 2013: “Bonsoir Madame la Lune” di Maria Rosa Fabbrini

Maria Rosa Fabbrini

Bonsoir Madame la Lune, La vita incompiuta di Silvia Pons

Torino, Antigone Edizioni, 2012

 

Una vita incompiuta ma intensissima, quella di Silvia Pons, valdese, partigiana di Giustizia e Libertà, medico e divulgatrice di tematiche sanitarie nel dopoguerra, ma soprattutto caparbiamente determinata ad affermare la propria identità e libertà di donna in una Italia che stenta a riconoscerne i diritti. La sua esistenza, ricostruita amorevolmente dalla storica Maria Rosa Fabbrini con un montaggio delle carte consegnatele dal figlio Vittorio Diena, si conclude precocemente e tragicamente, così come era avvenuto per la madre Lilly Bernoulli, consumata da un matrimonio infelice nella piccola comunità valdese di Torre Pellice.

A Silvia Pons e Giorgio Diena era già stato dedicato un libro da Marta Bonsanti (Giorgio e Silvia. Due vite a Torino tra antifascismo e resistenza, Sansoni 2004), mettendo a fuoco due figure relativamente atipiche dell’azionismo torinese. Stavolta è la sola Silvia il filo conduttore, che consente di far luce anche sugli altri personaggi che hanno accompagnato la sua esistenza, nel bene e nel male. Una ragazzina dall’intelligenza precoce che cresce a Torre Pellice condividendo le estati con altri valdesi dal futuro brillante, come Giorgio Spini, con il quale scrive romanzi gialli che riescono ad essere pubblicati. Una giovane che studia Medicina a Torino quando le donne sono una percentuale minima tra gli iscritti. Una partigiana coraggiosa che salva tanti ebrei e ricercati. Una donna che sceglie il proprio compagno ma va incontro ad esperienze di delusione che non esita a riconoscere. Una madre amorevole ma che non può accudire il figlio e si vede costretta ad affidarlo ad una coppia di amici per poter proseguire nelle proprie attività. Una ricercatrice in materia di medicina del lavoro con le esperienze tra i minatori e gli operai della FIAT. Infine una collaboratrice preziosa della rivista “Minerva Medica”, aprendo con le corrispondenze dall’estero, in Germania ed in Francia, nuovi orizzonti a tante tematiche di medicina, in un’Italia da sprovincializzare.

L’intensità del vissuto viene pagata con l’isolamento ed il precipitare nella dipendenza dalla morfina, e Silvia si spenge nel 1958, prima che in Italia si aprano orizzonti collettivi di battaglia per i diritti delle donne.

 

(Silvia Calamandrei)

 

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