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Nuova recensione: Titti Marrone, Se solo il mio cuore fosse pietra

Titti Marrone, Se solo il mio cuore fosse pietra, Feltrinelli 2022

Un’altra pietra d’inciampo viene ad aggiungersi alla memoria della Shoah, che ogni anno si arricchisce di nuovi preziosi contributi.

La storia di Tatiana e Andra Bucci, le due sorelle sopravvissute ad Auschwitz, e del loro cuginetto Sergio, vittima degli esperimenti condotti dai nazisti sui bambini, è stata raccontata da loro stesse in tante interviste e libri e dalle loro testimonianze dirette accompagnando gli studenti in visita ai campi di sterminio nella Giornata della memoria. Ne conosciamo anche la versione per bambini e il cartone animato La stella di Andra e Tati di Rosalba Vitellaro. Titti Marrone le aveva dedicato un saggio Meglio non sapere (Laterza 2003) giunto ormai alla quindicesima ristampa.

Ma stavolta il punto di osservazione è un altro: Titti Marrone, dedicando l’opera a Sergio, il bambino non sopravvissuto, ricostruisce in forma romanzesca i postumi drammatici dei tanti bambini ebrei “salvati” dai campi di sterminio e dai rifugi, accolti da organizzazioni umanitarie che cercano di ricostruirne l’identità e i legami familiari ma soprattutto di curarne i traumi, le ferite nei corpi e negli spiriti, aiutandoli a tornare a vivere.

Nel romanzo, in cui Tatiana ed Andra sono tra i personaggi, si narra dei venticinque bambini accolti in una casa di campagna a Lingfield in Inghilterra, in un progetto di accoglienza e recupero coordinato da Anna Freud, di cui è protagonista la sua allieva Alice Goldberger, coadiuvata da assistenti, educatrici e infermiere.

Tatiana e Andra sono due di quei venticinque bambini, e forse le più fortunate, perché riescono a ritrovare e ricongiungersi ai genitori, grazie anche alla memoria conservata dei propri nomi che la madre si era sforzata di imprimere nelle loro menti. I bambini provengono non solo da Terezin ed Auschwitz, ma da nascondigli e conventi cui sono stati affidati da genitori destinati alla deportazione: a volte l’isolamento in un nascondiglio è stato più traumatico, mancando dello spirito di gruppo comunque creatosi nei lager tra i bambini. Le angherie e i soprusi subiti, il contatto quotidiano con la morte, i sentimenti di abbandono provati, la denutrizione e spesso la cattiva salute fanno dei piccoli ospiti dei casi clinici da trattare con estrema cautela ed affetto, sviluppando nuove strategie e strumenti di cura per rimetterli a lorio agio nel mondo. Alice Goldberger, in continuo contatto con Anna Freud, e le sue collaboratrici, affrontano un’esperienza sconosciuta di cura e riabilitazione, che mette a dura prova i loro sentimenti e le loro conoscenze professionali.

Ogni bambino ha una storia a sé ed il suo ritorno alla vita sarà più o meno facile, superando la diffidenza verso gli adulti ormai introiettata e i sentimenti di abbandono e di colpa inevitabilmente ereditati dalla separazione traumatica dalla famiglia. Anche le esperienze di adozione risultano spesso fallimentari e la casa di Lingfield, che chiuse nel 1948, restò nella memoria di molti di loro come uno dei periodi più felici della propria vita.

Alcuni di loro si troveranno a rievocarlo insieme in un documentario della BBC, nel 1978 (This is your life); e poi ci sono gli Alice Goldberger Papers, custoditi nel memoriale dell’Olocausto di Washington, che raccolgono carteggi, album fotografici, disegni e altri documenti di questa esperienza unica di ritorno alla vita. L’autrice ha dato forma narrativa a questo straordinario intreccio di storie vere, attingendo a una vasta memoria archivistica e bibliografica.

(Silvia Calamandrei)

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