I processi ispirano gli artisti: “La borsa di Miss Flite”, di Bruno Cavallone
Bruno Cavallone
La borsa di Miss Flite. Storie e immagini del processo
Milano, Adelphi, 2016
Ho avuto in dono questa sofisticata raccolta di saggi dall’autore, avvocato, raffinato processualista e letterato, traduttore in gioventù dei Peanuts, ora direttore della “Rivista di diritto processuale” a suo tempo animata da Calamandrei e Carnelutti.
Ci siamo ritrovati a presentare a Milano una dei più recenti deliziosi librini delle edizioni Henry Beyle, La causa più originale che ho difeso, di Piero Calamandrei (un intervento radiofonico del 1955), in elegante copertina rosso lacca illustrata da una mattonella di Vietri. Cavallone è anche un bibliofilo e un cultore delle edizioni di Piero Calamandrei, di cui possiede tutte le originali, ivi compresa la prima dell’Elogio dei giudici in cui la bilancia della giustizia è ancora equilibrata e non pende dalla parte della rosa: come pesi vengono utilizzati i tocchi dei giudici (Le Monnier 1935).
Appassionato di fumetti com’è, non potevano sfuggirgli le fiabe giovanili pubblicate sul “Corrierino dei piccoli”, alcune non riprese nella raccolta La burla di primavera, e ne ha sagacemente commentata una che ha una impronta piuttosto “anti-femminista”, intitolata Le tre liberatrici (marzo 1912): ha ipotizzato che forse Ada, divenuta nel frattempo moglie di Piero Calamandrei. non l’avesse troppo apprezzata.
Al di là della occasione di presentazione di Calamandrei, di cui ha ereditato la direzione della “Rivista di diritto processuale”, Cavallone si è vivamente interessato alle carte archivistiche custodite a Montepulciano e Firenze relative al suo maestro Liebman, esule in America latina a seguito delle leggi razziali anche per consiglio di Calamandrei. Si è rallegrato inoltre del ritrovamento tra le carte di Mauro Cappelletti da poco depositate all’Istituto europeo di Firenze , di un fascicolo di corrispondenza tra Calamandrei, Carnelutti ed altri relativo proprio alla “Rivista di diritto processuale”. La figlia Matelda e l’archivista Becherucci si sono dichiarati disponibili a che la nostra archivista Francesca Cenni possa accedere alle carte e metterle a disposizione del professor Cavallone.
Ma veniamo al libro La borsa di Miss Flite, in cui i nessi tra il processo e l’ elaborazione letteraria e iconografica sono illustrati da una serie di esempi che vanno da Kafka ad Alice nel paese delle meraviglie a Pinocchio,con una ricchissima casistica tratta da Dickens, Shakespeare, Rabelais e Da Ponte. Perché in realtà il processo come risoluzione metaforica del conflitto appartiene alla storia della civiltà umana fin dalle origini: un “gioco” artificiale per ricomporre le tensioni, come ben aveva evidenziato Huizinga in Homo ludens.
Il lavoro di Cavallone si inserisce con maestria nel filone Law and literature, particolarmente coltivato nel mondo anglosassone, che già ha offerto numerose analisi con cui il nostro si misura; affascinante la parte iconografica, in cui l’angelo dell’Annunciazione viene accostato all’uscire di giustizia che notifica un provvedimento giudiziario e il giudizio di Salomone di Poussin illustra una delle tante varianti di quella sentenza mitica, ripresa anche da Bertold Brecht.
Appassionante il capitolo su Iago e la “probatio artificialis”, che dimostra cone l’Othello sia un vero e proprio trattato della prova indiziaria o presuntiva, con Iago nella veste di maestro. De resto tanti drammi elisabettiani sono centrati su problematiche indiziarie, e Cavallone sottolinea l’impronta specificamente inglese ancora oggi riconoscibile nella letteratura “gialla” di tutto il mondo, il cui tema dominante è “la ricerca del colpevole”, attraverso sofisticate indagini indiziarie .
(SIlvia Calamandei)