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RECENSIONE. Mirko Grasso, L’oppositore, Carocci 2024

Mirko Grasso, L’oppositore, Carocci 2024

Nel centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, che aprì una prima crisi nella compagine del fascismo in ascesa, precipitando anche alcune scelte di campo (come quella di Benedetto Croce che avrebbe lanciato nel 1925 il suo manifesto di opposizione), tanti saggi dedicati alla sua figura, onorandone la coraggiosa battaglia di opposizione e di denuncia di Mussolini in Parlamento.

Tra le tante rievocazioni della luminosa figura, questa di Mirko Grasso spicca per non aver voluto tanto soffermarsi sulla vicenda finale del suo assassinio, quanto ricostruire il suo percorso di militante amministratore e organizzatore socialista nel suo Polesine, animando le leghe contadine e tessendo le fila dell’organizzazione locale, nonché di battagliero pacifista nella Grande Guerra e già impegnato contro l’intervento coloniale in Libia.

Ma Matteotti è anche giurista attento alla questione carceraria (dopo la tesi sulla recidiva tanti viaggi in Europa ad esplorare altre esperienze in materia) e economista esperto di finanze e di bilancio (come mostra negli interventi sul disavanzo alla Camera), senza trascurare la tematica educativa già affrontata nel confino siciliano cui fu condannato per le sue posizioni pacifiste, che gli consente di intervenire contro la riforma Gentile. La documentazione serrata delle violenze squadriste è dunque una delle tante attività che esplica nella sua battaglia antifascista.

Un riformista pragmatico lo definisce l’autore, evidenziandone lo scrupolo documentario con cui nutre le sue prese di posizione, facendone il primo storico dell’ascesa del fascismo, come gli riconobbe Gobetti, che volle essere suo editore.

Interessante la ricostruzione nel capitolo finale dei suoi ideali europeisti nonché della ricchezza dei suoi interessi culturali e intellettuali. La sua sete di indagine, il suo respiro europeo, l’infaticabile raccolta di dati documentari sulle violenze perpetrate in tutta Italia dalle squadre fasciste in combutta con istituzioni e polizia, è un raro esempio di politico ed intellettuale che semina per il futuro riscatto democratico. Se si vuole fare storia dell’antifascismo non limitandolo alla fase finale resistenziale, Matteotti spicca come figura chiave.

Fuori dal mito e dal martirologio, il ritratto di un coraggioso combattente per la democrazia e la giustizia, che non esita a sfidare i fascisti durante la campagna elettorale del 24 andando personalmente a incollare manifesti a Piazza Colonna.

Ne esce una figura molto più credibile di come ce l’ha dipinto Scurati nel primo volume della sua opera magna, che tende ad indugiare sulle debolezze umane contrapposte alla virilità mussoliniana.

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