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Il libro della settimana…dal 15 al 19 gennaio 2013: “Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS” di Christian Ingrao

Christian Ingrao

Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS

Torino, Einaudi, 2012

Per saperne di più?

Un saggio storico ambizioso, che porrebbe fare da contrappunto ed integrazione conoscitiva alla lettura del controverso romanzo Le benevole di Jonathan Littell, autobiografia dall’interno di un nazista consapevole. E’ l’ampliamento di una tesi di laurea dedicata allo studio di 88 personalità di intellettuali del Servizio di informazioni delle SS, per ricostruire l’identità dell’élite nazista impegnata attivamente sul fronte orientale.

Nella scrittura il saggio risente di una non compiuta rielaborazione dell’ampio materiale documentario raccolto per la tesi, risultando di lettura non agevole: fornisce  comunque ampia materia di riflessione sulla formazione e l’itinerario di questi protagonisti del genocidio. Peso eccessivo ci sembra venga attribuito al trauma infantile che li avrebbe segnati, bambini durante la Grande Guerra, spettatori impotenti di una sconfitta e talvolta della morte dei padri, e dunque proiettati per desiderio di rivincita nel sogno del “Grande Reich millenario”.

Sui “volenterosi carnefici” di Hitler molto è già stato scritto, da Browning a Goldhagen, focalizzando però sui “tedeschi comuni e l’olocausto”: stavolta l’obiettivo è puntato sugli intellettuali di regime, e la loro elaborazione ideologica. Ma forse si dimentica troppo la lezione di  Hannah Arendt  sulle origini del totalitarismo e su Eichmann: alla filosofa peraltro Ingrao rimprovera di aver dato troppo peso all’ideologia trascurando “l’interiorizzazione ideologica con la vita psichica e con gli stati affettivi elementari”.

Ma ci serve poi tanto convincerci che i nazisti avevano interiorizzato psicologicamente ed affettivamente per poter essere carnefici efficaci? Insomma ricostruire il meccanismo del “credere per distruggere” attribuendolo al trauma infantile e all’immaginario creatosi nella sconfitta della Grande guerra ci illumina quanto la ricostruzione dall’interno di una mente criminale, rischiando di ridurre la componente della scelta e della responsabilità.

(Silvia Calamandrei)

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