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Candela della memoria: "La famiglia F" di Anna Foa

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"Candela della memoria"

Anna Foa

La famiglia F

Roma-Bari, Laterza, 2018

 

Ho letto di un fiato il libro di Anna Foa sulla sua famiglia, a metà tra la storia e la memorialistica, essendo l'autrice coinvolta e protagonista della vicenda, e quindi immersa in essa ed empaticamente connessa ai personaggi raccontati, che le sono genitori, sorelle e fratelli, parenti più o meno vicini.

Forse solo con quelli non conosciuti, come lo zio Renzo Giua, morto combattendo nella guerra di Spagna e mitizzato fin dall'infanzia, riesce a trovare un punto di osservazione equilibrata tra il suo mestiere di storica e la sua partecipazione emotiva. Apre con lui, l'eroe famigliare, la narrazione di questa famiglia con tante figure straordinarie, protagoniste della storia del Novecento, delle battaglie di libertà ed anche della vicenda ebraica. Ed è lo zio materno Renzo ad ispirarle bambina l'idea di organizzare un attentato per uccidere il dittatore Franco, da gestire tutto da sola emulando la generazione precedente. L'educazione di Anna e di suo fratello Renzo è intrisa di storie eroiche della Resistenza, di cui i genitori sono stati protagonisti, e i due piangono a calde lacrime alla notizia della morte di Stalin. Niente trapela in casa della crisi del 1956: Lisa, comunista impegnata in Italia-URSS e tra i redattori della rivista Rinascita, e Vittorio, prima azionista e poi sindacalista socialista vicino a Di Vittorio, non condividono coi figli le loro disillusioni, pur essendo amici e vicini ad Antonio Giolitti che esplicita con altri il suo dissenso.

I ragazzi Foa crescono immersi nella passione politica dei genitori e si impegnano precocemente, Anna fino a farsi espellere per trotskismo dalla Federazione giovanile comunista, Renzo partecipando all'avventura di Nuova Resistenza, la più giovane Bettina attiva nel movimento studentesco del 68. Ed intanto osservano la nuova evoluzione dei genitori, che si accelera dopo l'invasione della Cecoslovacchia, approdando a quella che Anna definisce una stagione "estremista": Vittorio verso il Psiup e Democrazia proletaria e Lisa in Lotta continua e Vento dell'est, appassionata della Cina della rivoluzione culturale.

Ripercorrendo queste vicende attraverso il racconto di Anna anch'io mi scopro empaticamente coinvolta e lettrice non neutrale, avendo condiviso come generazione il punto di vista dei ragazzi Foa, ma con in più una frequentazione intensa dei loro genitori, tanto aperti al nuovo e ai giovani nella stagione del 68 da potersi annoverare tra gli amici anche loro, come fratelli e sorelle maggiori, piuttosto che genitori. Sia Vittorio che Lisa hanno tanto raccontato di sé, anche in dialogo con "allievi" della nuova generazione, e per Anna da figlia e da storica è difficile dipanare il filo della propria narrazione e mettere a fuoco il proprio punto di vista.

(Silvia Calamandrei)

 

L'episodio del rischio di non nascere che Anna ha corso quando la madre è prigioniera della banda Koch, ed il CLN rifiuta uno scambio delle donne incinte con prigionieri fascisti, e il sovrappiù che il messaggio di rifiuto sia recapitato dal padre Vittorio, è agghiacciante per il lettore d'oggi e fa capire di che tempra fossero quei genitori cresciuti in "tempi oscuri". Farci i conti non è facile, anche per una storica, e dobbiamo dunque leggere questo saggio anche come una autobiografia, anche se l'autrice dichiara nell'epilogo di essersi sforzata di tenersene lontana.

 

Attraverso la famiglia F. uno squarcio di storia italiana del Novecento, ispirandosi ad quella "nostalgia del futuro" di cui parlava Vittorio Foa a proposito delle speranze concepite al momento della Liberazione, quando si era mossi dall'idea di ricostruire il mondo dopo la catastrofe. L'autrice è preoccupata dall'oggi, e dalla sensazione che "la catastrofe possa realizzarsi dentro di noi", nella perdita di memoria e consapevolezza e valori, e vuole "tenere vivo il filo di continuità tra passato e presente", facendosi "candela della memoria".