Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Una crisi della democrazia moderna? "Popolocrazia" di Ilvo Diamanti e Marc Lazar

Ilvo Diamanti e Marc Lazar

Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie

Bari, Laterza, 2018

 

Di recente, e alla vigilia delle ultime elezioni politiche, si sono moltiplicati i tentativi di analizzare, comprendere, valutare i fenomeni di "populismo" in Europa e nel mondo (specie dopo l'elezione di Donald Trump).

Ilvo Diamanti e Marc Lazar offrono un contributo interessante, esaminando in parallelo la situazione di Italia e Francia. Partono da un terreno ormai comune agli analisti del fenomeno, il brodo di cultura del populismo: quello del "disincanto" nei confronti della politica, dell'"alto" e del "basso", del "noi" e del "loro", del cleavage tra casta e cittadini. Ci danno poi un'analisi puntuale e in parte inedita della ascesa del populismo in Francia, in particolare riguardo al fenomeno della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, inedito populismo di sinistra che alle ultime presidenziali ha sfiorato il 20% dei consensi, un tentativo di riconquistare, e sottrarre alla destra, un elettorato passato alla destra di Marine Le Pen con un misto di invettiva anti-casta, un antieuropeismo sociale e una presa di distanza netta dalla xenofobia, pur nell'esaltazione dei valori tradizionali francesi.

Per l'Italia ovviamente gli onori vanno alla Lega di Salvini, partito comunque abbastanza tradizionale e con esperienze di governo, e soprattutto al M5S. È quest'ultimo che viene analizzato più a fondo, riguardo all'utilizzazione della Rete, alla forma non-partito, alle tecniche di ottenimento del consenso. Ma forse gli spunti più interessanti sono quelli che riguardano il predominio del momento elettorale, e dell'importanza delle legge elettorale in Italia. Si tratta del paradosso della istituzionalizzazione elettoralistica del populismo: i partiti tradizionali sono in crisi, quando non sono scomparsi, e i corpi intermedi, sindacati in primo luogo, sono indeboliti profondamente. Di conseguenza il "disincanto" si esprime prima nella Rete, dove chiunque può "prendere la parola" e soprattutto essere convinto, e poi nel voto, per i partiti e i leader che quel disincanto esprimono meglio. C'è un futuro per i vecchi partiti e le vecchie strurre di partecipazione-mobilitazione? L'interrogativo è questo, su cui gli autori invitano a meditare.

(Fabrizio Grillenzoni)