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Amare verità sulla Grande Guerra: "Prima dell'alba" di Paolo Malaguti

Pubblicato in:

Paolo Malaguti

Prima dell'alba

Vicenza, Neri Pozza, 2017

 

Nel centenario di Caporetto il romanzo noir di Malaguti alterna la tragedia della Grande Guerra, dello sbandamento-ripiegamento fino al Piave e delle fucilazioni esemplari, con l'indagine sulla morte del generale Andrea Graziani, noto come il "boia" di Caporetto per aver gestito col pugno di ferro le punizioni dei soldati al minimo segno di indisciplina.

Alla rotta di Caporetto, Graziani fu nominato dallo stato maggiore «ispettore generale del movimento di sgombro», dotato di pieni poteri per mettere ordine nella ritirata sul Piave. Con i fuggiaschi disarmati, passati per le armi senza processo per «fuga davanti al nemico» (rischiò questa fine anche Ernest Hemingway, milite della Croce Rossa, che si salvò gettandosi nel Piave) furono fucilati anche soldati inquadrati in reparti che si ritiravano davanti all'offensiva austriaca.

Uno degli episodi più tremendi fu quando Graziani prese a bastonate il fante Alessandro Ruffini di Castelfidardo (Ancona): passava un reparto che tornava lacero e sbrindellato dalla Carnia; il generale vide il soldato con un mozzicone di sigaro in bocca, esausto dopo sette giorni di marcia, e la prese per un'offesa. C'era il sindaco di Noventa Padovana, che difese il malcapitato: «Non si tratta così un soldato dell'Esercito italiano!» Graziani rispose: «Io dei soldati faccio quello che voglio» e lo dimostrò subito, facendo fucilare sul posto il fante Ruffini. Processato a fine guerra per abuso d'autorità, Graziani fu assolto e divenne anzi un eroe per il fascismo.

Malaguti prende spunto dalla vicenda per costruire un'ipotesi di vendetta che spiegherebbe il ritrovamento del corpo di Graziani sui binari ferroviari nel 1931. Delitto su cui le autorità fecero cadere un velo di silenzio, e che solo l'ispettore protagonista dell'indagine squarcia per amore di verità e coerenza, reduce anche lui dell'esperienza traumatica della guerra.

I capitoli si snodano  alternando la vita nelle trincee e le indagini nelle stazioni ferroviarie, la ritirata dei fanti e le procedure giudiziarie sotto il fascismo, i bombardamenti e le  esplosioni e i mutilati che si aggirano tra i miserabili sopravvissuti con i segni di una tragedia che tutti preferiscono dimenticare. La sfasatura tra il 1917 e il 1931 consente al narratore di descrivere il trauma della guerra e le cicatrici che lascia nella società italiana e di fare i conti con le conseguenze di quella violenza interiorizzata che segna per sempre gli uomini che l'hanno vissuta.

Ogni capitolo è preceduto dalla citazione di un episodio di fucilazione sommaria o da parole censurate di lettere dei soldati, attingendo alla ricerca di Forcella e Monticone Plotone di esecuzione, aggiornata da studi più recenti. Una utile bibliografia di riferimento viene fornita in appendice assieme ad un prezioso repertorio del lessico di trincea che Malaguti utilizza per i dialoghi tra i soldati.

C'è una cura linguistica e dei dettagli di ambientazione che rende il romanzo una testimonianza avvincente, e la capacità di immedesimazione nei personaggi e nei loro sentimenti è notevole: una storia avvincente che può far rivivere eventi traumatici del passato offrendo spunti di riflessione ed approfondimento.

(Silvia Calamandrei)