Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Una testimone dell'oggi: "Il fuoco dentro - Oriana e Firenze" di Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Il fuoco dentro - Oriana e Firenze

Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2016

 

Conoscevamo già il Nencini narratore e saggista, soprattutto di storia toscana e fiorentina, che accompagna il Riccardo Nencini politico socialista, a livello regionale e nazionale: un politico scrittore, come altri ce ne sono, che si appassiona alla storia degli scontri tra guelfi e ghibellini e alle battaglie che si combatterono in Toscana. Stavolta torna su una battaglia che lo ha personalmente impegnato, quello del conferimento di una onorificenza a Oriana Fallaci da parte del Consiglio regionale toscano, a riconoscimento della sua carriera di giornalista impegnata su tanti fronti; un tema che aveva già trattato subito dopo la morte della Fallaci, con una testimonianza da amico che le era stato vicino negli ultimi giorni a Firenze (Oriana Fallaci. Morirò in piedi, Polistampa 2007). A dieci anni di distanza dalla scomparsa della giornalista dice di essersi concesso questo "regalo ricordandola". Ci attenderemmo una sorta di elegia e di ritratto, ma invece troviamo più una cronaca fiorentina e toscana degli schieramenti contrapposti , politici e culturali, che si crearono di fronte al riconoscimento da dare alla Fallaci, le cui reazioni ed elaborazioni dopo l'11 settembre erano oggetto di profonda controversia.

Nel racconto di Nencini sono registrati tutti gli episodi controversi che la Fallaci suscita a Firenze, a partire dalla battaglia contro l'occupazione di Piazza del Duomo da parte dei somali che protestavano per i passaporti non rinnovati (2000): per la Fallaci è un oltraggio, una profanazione, denuncia il puzzo che si leva dall'accampamento, mentre la città che l'aveva accolta e ammirata come staffetta partigiana e poi reporter dai fronti di guerra le volta le spalle.

La seconda battaglia ingaggiata  è  estetico-conservativa: contro la Loggia dell'architetto giapponese Isozaki, e si batte contro la ministra Melandri  assieme a Sgarbi e Zeffirelli sostenendo che la "pensilina" deturpa gli Uffizi. Ma la sua popolarità  precipita nel 2001 con La rabbia e l'orgoglio, e poi nel 2002 per la sua opposizione al Social Forum a Firenze, una scommessa di apertura dopo Genova fortemente voluta dal presidente della regione Martini.

La Fallaci teme che la sua città sia devastata dai "black bloc" e cerca una sponda in Nencini, che aveva espresso preoccupazioni per i facinorosi ed i lanzichenecchi che avrebbero potuto invadere Firenze. Peccato che non una parola sia spesa su Bolzaneto, nonostante la lunga tradizione dei laici toscani contro la tortura e per la libertà di espressione e manifestazione. Il Forum si tiene in un clima di sicurezza negoziata da prefetto Serra, marcando una differenza con la tragedia di Genova: Firenze si conferma città dell'accoglienza e le grida di "al lupo" risultano allarmismi eccessivi.

Maggiore sostegno trova Oriana nella denuncia del 2004 contro un'incauta ipotesi di infibulazione soft, da attuarsi nelle strutture pubbliche della sanità toscana, all'epoca in cui Enrico Rossi ne era assessore. Nencini ha qui occasione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro gli eccessi del multiculturalismo.

Infine nel 2006, dalla colonne del "New Yorker", la Fallaci tuona contro la costruzione della moschea a Colle Val d'Elsa e minaccia di rivolgersi agli amici anarchici di Carrara per avere l'esplosivo che impedisca di veder nascere minareti nella terra di Giotto. Non sembra un bella lezione di tolleranza, ma Nencini registra che la popolazione locale stava dalla parte di Oriana, e che la moschea non si è poi mai costruita.

È in quel 2006 che Nencini avvia la procedura per conferire l'onoreficenza toscana ad Oriana (alla quale Ciampi ha già dato la medaglia d'oro di "benemerita della cultura" a livello nazionale). Riuscirà a consegnargliela a New York nonostante le tante opposizioni, e nella parte conclusiva racconta soprattutto di questa sua battaglia, annoverando i favorevoli e i contrari e segnalando che Matteo Renzi fu dalla sua parte. Ancora i guelfi e i ghibellini, i Bianchi e i Neri, a contarsi e a schierarsi...

Nencini apprezza la visceralità della Fallaci come quella di altri "toscanacci", da Malaparte a  Montanelli a Zeffirelli, conto  i "toscanucci".  Dichiara di non  condividerne totalmente le posizioni sulla guerra con l'Islam, ma reputa che molte delle sue previsioni abbiamo trovato conferma e che la sua città e la sua Toscana dovessero renderle omaggio.  Rivendica dunque la propria scelta che reputa a dieci anni di distanza pienamente giustificata. E l'amore per la Toscana della Fallaci resta testimoniato dalla saga familiare  uscita postuma,  Un cappello pieno di ciliegie, rimasta incompiuta perché abbandonata dopo l'11 settembre. Peccato che la Fallaci sia ormai conosciuta più per le sue esternazioni ed invettive anti-islamiche che per i tanti bei libri che ha scritto.

Con il moltiplicarsi degli episodi di terrorismo in Europa anche le citazioni della Fallaci della Rabbia e l'orgoglio si moltiplicano, nutrendo un  clima di intolleranza che tanti altri alimentano;  più difficile ricordare la combattente per la libertà dalla Resistenza fiorentina, e la testimone della guerra del Vietnam, della Grecia di Panagulis, delle tante battaglie libertarie. Si rischia di ricordarla come una esponente del fondamentalismo e di una campagna d'odio, anche se il riconoscimento toscano andava alla sua intera vita di donna coraggiosa. La Fallaci, laicissima, aveva trovato riscontro nel papa tedesco nella sua difesa dell'Europa cristiana, confessandolo a Nencini: chissà cosa avrebbe detto ora delle parole di pace e di accoglienza di papa Bergoglio.

(Silvia Calamandrei)