Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Due romanzi sul passato e il presente in Abruzzo (ma forse non solo...)

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Valentina Farinaccio

La strada del ritorno è sempre più corta

Milano, Mondadori,  2017

 

Una storia di famiglia con la provincia sullo sfondo (Campobasso), da cui sfuggire alla conquista del mondo per poi tornarvi a caccia di radici e di ricordi, con tanti riferimenti nella musica e nelle canzoni (i Beatles, Battisti) o nei prodotti di consumo (kinderfiesta, nutella)che sembrano divenire il background degli scrittori e scrittrici di oggi. La provincia è un must della letteratura italiana, e continua a nutrire le scritture, così come la famiglia, gli affetti e i contrasti, i lutti e gli abbandoni, gli amori e i tradimenti in una cerchia ristretta, stratificata nelle generazioni, con le donne protagoniste e gli uomini più impacciati nello sfondo, soprattutto quando la scrittura è femminile.

Valentina Farinaccio racconta con piglio e ironia, mascherando con la sfacciataggine una timidezza dei sentimenti. Mette a fuoco soprattutto rapporti tra madri e figlie, suocere e nuore, nonne e nipoti, e sfiora con pudore le figure maschili, il padre, i nonni, possibili modelli e compagni d'avventura, tra i libri negli scaffali o sulle strade percorse dai camion. C'è una facilità affabulatoria che è testimoniata dagli oroscopi premessi ai capitoli della seconda parte; l'elaborazione del lutto e del dolore si stempera nella chiacchiera femminile

Una prima prova letteraria di una giornalista e critica musicale che promette, e che utilizza le sue doti di simpatia e di intrattenimento , divertendoci con le sue enumerazioni ed i suoi paragoni incongrui. Linguaggio pulito, parecchi dialoghi, diverse voci narranti, ma senza una identità distinta. Non manca l'espediente del manoscritto ritrovato e l'idea della riscrittura del finale, nonché un po' di suspense per le sparizioni paterne. Ma le madri sono la vera ancora di salvezza.

 

Donatella Di Pietrantonio

L'Arminuta

Torino, Einaudi, 2017

 

Un romanzo breve ed intenso che si è diffuso grazie al passaparola: ancora una volta provincia e famiglia, ed un ritorno, non tanto alla ricerca delle radici quanto forzato dalla necessità e da decisioni altrui.

Raccontata in un impasto di italiano e dialetto abruzzese, una vicenda femminile in cui al centro è il rapporto con la madre, ma raddoppiato : la madre biologica e la madre adottiva, entrambe da riconquistare o da rifiutare, in un affanno di appartenenza ed un orgoglio di indipendenza. Ed attorno alle madri un' Italia povera e proletaria ed una Italia piccolo borghese che cerca il benessere, da cui la protagonista è stata inesplicabilmente cacciata e alla quale cerca di riapprodare grazie ai meriti scolastici; tra l'Abruzzo scabro e rozzo dell'interno e l'Abruzzo civilizzato della costa .

La scoperta di una dimensione primitiva degli affetti e dei sentimenti, in una famiglia che si affolla promiscuamente in locali disadorni faticando a mettere insieme il pranzo con la cena. Una sorellina da proteggere, spesso però più scaltra e intraprendente della maggiore, ed un bambino ritardato. Fratelli da cui si rischiano dispetti e botte o attenzioni incestuose. E la sensazione di estraneità, la difficoltà a farsi accettare, il rifiuto ad abbassarsi al degrado. Una educazione sentimentale accelerata, per apprendere a salvarsi da sola, dopo che il possibile sodalizio col fratello zingaresco è stato spezzato drammaticamente.

La scrittrice (1963), che fa l 'odontoiatra, e aveva già più di un titolo al suo attivo (Mia madre è un fiume, 2011, e Bella mia ,2014), cita la saga della Ferrante tra i suoi riferimenti, ma il suo non è il registro melodrammatico della quadrilogia napoletana; fa pensare piuttosto alla Morante di Menzogna e sortilegio e de L'Isola di Arturo, ed ha la concisione della tragedia greca quando affronta il dolore della separazione e del lutto.

Una vicenda coinvolgente, raccontata senza sbavature.

(Silvia Calamandrei)