Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Uno dei momenti cruciali della recente storia d'Italia: "Gli uomini di Mussolini" di Davide Conti

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LIBRI RICEVUTI

Davide Conti

Gli uomini di Mussolini. Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla repubblica italiana

Torino: Einaudi, 2017

 

Ringraziando l'autore e la casa editrice acquisiamo in biblioteca questo utile strumento di consultazione e approfondimento in relazione alla "continuità" degli apparati dello Stato tra fascismo e Italia repubblicana, in particolare per quanto riguarda organi di polizia, servizi segreti, apparati militari e repressivi.

Dopo essersi fatto le ossa sui crimini di guerra italiani nei Balcani e in Africa e sulle cause della loro impunità nel dopoguerra, Davide Conti ricostruisce una serie di percorsi di personaggi che passano indenni dal fascismo alla nuova Italia pur essendosi macchiati di delitti e di crimini di guerra. Giocano a loro favore le nuove alleanze internazionali e la volontà degli angloamericani di riciclare in direzione anticomunista e antisovietica gli apparati repressivi, nonché gli equilibri socioeconomici perseguiti dal blocco dominante.

Alcuni dei personaggi, come Ettore Messana, si erano distinti fin dalla prima guerra mondiale nella repressione della diserzione e nel primo dopoguerra nella lotta contro i sovversivi. I crimini commessi alla questura di Lubiana vengono dimenticati a favore di un nuovo incarico in Sicilia contro il banditismo ed un ruolo di punta nella strage di Portella della Ginestra. Per le sue molteplici "benemerenze", nel 1953, alla vigilia della messa a riposo, il ministro dell'Interno Mario Scelba gli conferisce l'onoreficenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della repubblica Italiana.

Non bisogna farsi ingannare dal titolo, un po' semplificatorio di "uomini di Mussolini": quello che Conti ricostruisce sono alcuni case-studies che confermano la tesi della continuità dell'apparato burocratico e repressivo, ampiamente argomentata dal Claudio Pavone nel suo saggio del 1974 sulla "Rivista di storia contemporanea".

Come scrive l'autore:

"I destini postbellici, i ruoli di primo piano rivestiti, l'influenza esercitata e l'attività operativa svolta in seno alle istituzioni repubblicane da generali, prefetti e questori provenienti e largamente compromessi con il Ventennio fascista non rappresentano, dunque, delle vicende atipiche, delle "deviazioni" o dei "tradimenti", ma evidenziano un elemento altamente incidente, per quanto non totalizzante, dell'esito della transizione italiana sul piano della continuità degli apparati di forza dello Stato".

Utilmente si richiama in proposito una valutazione di Giorgio Amendola del 1975, che individuava nei "liniti storici dell'antifascismo italiano e nella profondità delle radici fasciste" la cause lontane che hanno permesso tale continuità, "malgrado le indicazioni rinnovatrici della costituzione italiana".

Documentato e riccamente annotato, fitto nelle esemplificazioni, il testo si sarebbe giovato di una maggiore chiarezza espositiva, soprattutto per dei giovani lettori.

(Silvia Calamandrei)