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Un giallo decisamente insolito: "Il demone di Angkor Vat" di John Burdett

Pubblicato in:

John Burdett

Il demone di Angkor Vat

Torino, Bollati Boringhieri, 2016

 

Protagonista  il poliziotto thailandese Sonchai Jitpleecheep, stavolta più che di un polar si tratta di un thriller fantascientifico, messo in scena dall'autore inglese Burdett (a lungo avvocato ad Hong Kong), buon conoscitore della storia e della geografia del sud est asiatico. Non è il primo episodio delle avventure di questo detective  edito da Bollati Boringhieri e forse alcuni lettori sono già familiari con il personaggio e con l'ambientazione esotica.

Stavolta l'ispirazione sfiora la fantascienza e la magia tradizionale, immaginando un lascito inquietante di sperimentazioni americane post-Vietnam per mettere a punto una nuova specie "transumana" o "potenziata", con una accelerazione delle capacità di apprendimento grazie ad un mix di droghe chimiche e tradizionali. A tali esseri superdotati si interessano le grandi potenze, Cina, Russia e Stati Uniti, ciascuna preoccupata delle sue politiche securitarie contro il terrorismo interno ed internazionale.

Sonchai, alla ricerca del padre e della propria identità, scopre la propria appartenenza genetica alla filiera, e si destreggia a sopravvivere senza perdere la propria indipendenza. In un'atmosfera un po' da fine del mondo, l'autore inglese si richiama esplicitamente al Graham Greene dell'Americano tranquillo (1955) per offrirci una immagine del Sud-est asiatico da expat occidentale.

A volte questi polar esotici  affascinano proprio per lo spiazzamento e l'ambientazione insolita: nonostante il titolo evocativo e la bella copertina, non vi aspettate comunque troppo sulla Cambogia ed Angkor, perché il grosso della vicenda si svolge a Bangkok, terreno operativo del nostro poliziotto mezzosangue. Vietnam e Cambogia sono scenari intravisti, aggiungendo complicazione e movimento alla vicenda in quanto teatro dei primi esperimenti "transumani".

La narrazione è un po' affastellata e talvolta confusa, ma l'evocazione di Apocalypse now viene allo spirito

(Silvia Calamandrei)