Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Un incontro sull'Amministrazione dei Beni Culturali a Roma

Pubblicato in:

L'Associazione Bianchi Bandinelli di Roma ha organizzato un importante incontro sulle recenti riforme dell'amministrazione dei Beni Culturali. Come si vedrà dalla sintesi, redatta dalla nostra Presidente Silvia Calamandrei, è grande la preoccupazione tra i tecnici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC) per una rifomra che sembra ispirata più ad una logica di risparmio che di valorizzazione: da cittadino che lavora nel settore, aggiungo che la mia preoccupazione politica è ancora maggiore, perchè lo spostamento d'interesse "a monte" sembra essere dal bene culturale visto come strumento dl senso civico e della democrazia, alla mera preoccupazione di ricavo economico.

Per approfondimenti:   http://www.bianchibandinelli.it/2015/ 

(Duccio Pasqui)

Un Convegno sull'amministrazione dei beni culturali dell'Associazione Bianchi Bandinelli

16 novembre 2015-Roma Sant'Ivo alla Sapienza

 

Dalla densa relazione di Vittorio Emiliani di analisi della recente riforma Franceschini sono emersi dati preoccupanti sulla progressiva riduzione delle risorse (-14% dal 2010 al 2014) e del personale.  Puntare sulla valorizzazione a scapito della tutela, sulle punte museali anziché sul territorio rischia di indurre guasti irreversibili.

Claudio Leombroni  si è soffermato sulla relazione tra il nucleo forte di biblioteche statali e le biblioteche degli enti locali: negli anni Ottanta il protocollo d'intesa Stato regioni aveva ancorato al territorio lo SBN (sistema o servizio bibliotecario nazionale) con un modello policentrico. Tuttavia le burocrazie statali e regionali hanno soffocato questa articolazione diffusa . I bibliotecari da uomini di studio sono divenuti impiegati nel 1923 con la riorganizzazione fascista; ma nella istituzione del Mibac sono scomparsi riassorbiti dalle biblioteche, definite organi periferici del Ministero. Si sta attualmente tornando al centralismo togliendo competenze alla Regioni, senza che queste reagiscano più di tanto; la scomparsa delle province complica ulteriormente la situazione.

Mariella Guercio ha intitolato la sua relazione sugli archivi "A che punto è la notte?"

e ha sottolineato la fatica crescente di essere archivisti e di difendere il proprio ruolo. Sembra ormai dimenticato che la tutela del patrimonio richiede una dirigenza autorevole con titoli adeguati: le carriere nel Mibac sono più legate all'anzianità che ai titoli.

Siamo di fronte ad una riforma incompiuta ed improvvisata, fatta sulla carta, di cui però sono da temere i passi ulteriori oltre che i guasti che può produrre. I beni librari, non avendo rilievo turistico o economico, vengono completamente trascurati. Si punta agli accorpamenti ignorando specificità e competenze, dimenticando che gli archivi di Stato non possono essere accorpati. Per gli archivi correnti il tema degli archivi digitali che diverranno obbligatori nel 2016 non è risolto, così come l'ipotesi di abbassamento a 30 anni del termine per il versamento agli archivi di stato complica una situazione di ritardi già emergenziali.

Maria Vittoria Marini Chiarelli sulle sovrintendenze (relative al settore artistico e ambientale) e i musei ha ricordato come la combinazione valorizzazione e tutela consentisse di mantenere un relativo equilibrio. Ora si spezza il legame col territorio e tramonta il concetto di museo diffuso, considerato un residuato anni settanta e si punta sui poli museali declassando le sovrintendenze, che si svuoteranno sempre più di competenze.

[sintesi di Silvia Calamandrei]