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Un libro da estate...per i brividi che da': "Il sogno di volare" di Carlo Lucarelli

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Carlo Lucarelli  

Il sogno di volare

Torino, Einaudi Stile libero, 2013

 

Fa piacere rivedere Grazia (fa Negro di cognome, ma ha poca importanza), che dopo tanti anni da Almost Blue  e Il giorno del lupo ancora «sembra una ragazzina», sneakers, jeans, canotta, camicia sbottonata solo per nascondere la pistola. Sembra di rivedere una vecchia amica,  Camilleri docet. E si rivede volentieri anche Matera (Matè, per Grazia), grosso, ingombrante, solido, adorante di fronte alla ragazzina. Poi c'è Bologna, poco, ma basta che sia una città «che non gli vuole più bene nessuno», che «non c'ha più nemmeno il sindaco», caduto per impensabili fino ad allora questioni di carte di credito e di sesso, per dare il segno di tempi un po' disgraziati. Ragazzina d'aspetto, ma Grazia è la solita tosta, cacciatrice di serial killer, che finché non li ha presi non molla. E stavolta ha pure il problema della maternità, difficile, deve fare l'inseminazione, il suo compagno cieco, quello conosciuto in Almost Blue vuole assolutamente, lei non lo sa. E arriva il Cane, che fa a pezzi le vittime, gli strappa il cuore, vuole vendicare le ingiustizie del mondo. Grazia parte in caccia, tra una iniezione e l'altra sulla pancia per propiziare il concepimento. In collaborazione con un carabiniere folle di lei. Ora ci sono i blog, la polizia postale, i cellulari, le rincorse informatiche. Tutti gli ingredienti a posto, e la lingua di Lucarelli che scorre, gradevole. E la musica, tanta musica, come ossessione, traccia da seguire, prova. E qui una sorpresa: si sapeva che Virgilio Savona, il pericoloso comunista del Quartetto Cetra, aveva scritto, con altri, la canzone Angela, in onore di Angela Davis, che gli aveva fatto passare i suoi guai con la TV anni '70, ma Lucarelli ci fa scoprire che aveva messo in musica anche un poesia di Hans Magnus Enzensberger, intitolata, guarda un po', La merda, repertoriata nella categoria canzoni contro la guerra. Un motivo in più per apprezzare Lucarelli e provare affetto per il vecchio Virgilio. Poi, poi c'è l'intreccio, e qui casca un poco l'asino... Grazia sarà attraente quanto si vuole, la musica è bella e curiosa, ma se ci vuol troppo poco a capire si rimane un po' a mani vuote. Sotto l'ombrellone va benissimo.

 

 (Fabrizio Grillenzoni)