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Passando il tempo in modo intelligente: "Le vendicatrici" di Massimo Carlotto e Marco Videtta

Pubblicato in:

Letture da spiaggia

Massimo Carlotto e Marco Videtta

Le vendicatrici,

Torino, Einaudi Stile libero,  2013

 

E' tempo di libri per l'estate, ed in vetta alle classifiche spiccano come al solito i polizieschi e i thriller, dal nuovo Dan Brown all'improbabile giovane svizzero lanciato da Fazio, insidiati come al solito dal marchio consolidato di Camilleri. Si tratta di abili confezioni, come La verità sul caso Harry Quebert, che si lasciano leggere, in uno stile piano e discorsivo, trascinati da una suspense soft che costringe ad andare avanti fino alla fine.

In attesa della confezione cofanetto, esce a ridosso dell'estate la seconda puntata di Le vendicatrici, il serial confezionato a quattro mani per narrare la vendetta al femminile in tempi di femminicidio.

Una forma di espiazione dell'immaginario maschile a cui Massimo Carlotto e Marco Videtta hanno voluto dedicarsi costruendo un serial in quattro puntate che ha l'andamento dello sceneggiato televisivo, con quattro protagoniste che si alternano al centro della storia. Protagoniste e comprimari ritornano, ormai familiari al lettore/spettatore, rassicurato dal riconoscerli e trovarsi in loro compagnia. Per l'estate il lettore ha a disposizione le due prime storie, dedicate alla immigrata siberiana Ksenia e alla profumiera romana Eva, e resta col fiato sospeso fino all'autunno per conoscere la storia del personaggio più misterioso del quartetto, Sara, la vera guerriera del sodalizio.

L'idea di uscire a puntate l'aveva già praticata Stephen King con il lungo Il miglio verde , che usciva mensilmente in fascicoletti, creando una incredibile aspettativa. Ma in quel caso la tecnica era  quella di Dumas, del romanzo a puntate, mentre stavolta è molto televisiva, e preannuncia probabilmente una trasposizione, una sorta di seguito della banda della Magliana che aggiorna in toni grotteschi il ritratto della mala romana e della violenza incanaglita della capitale, senza più toni epici: la Roma che fa da sfondo è la capitale di un paese alla deriva, popolato di trafficanti, usurai, faccendieri, speculatori, spacciatori in cui è sempre più difficile tracciare una linea netta tra malavita e vite allo sbando.

Carlotto e Videtta hanno scritto di meglio, ma l'idea è carina. Quanto poi le lettrici possano identificarsi in queste vendicatrici frutto dell'immaginario maschile è tutto da vedere:i nostri due scrittori avrebbero dovuto essere più attenti ad evitare di esternare scetticismo sulle abilità tecniche  delle donne, parlando di "empito di autosufficienza femminile" quando le ragazze si mettono a sostituire l'insegna della profumeria.

(Silvia Calamandrei)