Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Monti ed acque: uno sguardo sulla Cina. Un punto di vista cinese sulla visita della Presidente a Yang Jiang

Wu Xuezhao, "Wen Hui Bao", 17 luglio 2011

 

Un amore immenso...come si dice in cinese?

 Jia Yihua, come suona cinese questo nome! E invece si tratta di una bella donna italiana, alta e robusta, piena di entusiasmo: due occhi azzurri e limpidi che brillano, la bocca atteggiata al sorriso. Si chiama Silvia Calamandrei, è una studiosa e traduttrice che conosce molte lingue europee; appassionata della Cina e della cultura cinese, legge e scrive il cinese, ma ha qualche difficoltà a parlarlo.

Silvia è fiera di essere diversa da altri amici stranieri, perchè si sente una vera "pechinese": da bambina è stata ad una scuola materna ed elementare cinese, ha fatto parte dei Pionieri ed ha avuto il suo fazzoletto rosso di pioniera. Recentemente ha ritrovato una fotografia scattata per il diploma dell'asilo di Pechino: sei maestri e sessanta allievi e tra questi un'unica bambina straniera, Jia Yihua a sette anni..

Silvia è arrivata a Pechino nel 1953, quando aveva sei anni. I suoi genitori, Franco Calamandrei e Maria Teresa Regard, erano corrispondenti dell'"Unità" e del "Nuovo Corriere". La nuova Cina era stata appena fondata e non esistevano ancora relazione diplomatiche tra la repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese: le corrispondenze e i rapporti dei Calamandrei e di altri italiani svolsero una funzione importante per far conoscere la Cina in Italia e promuovere i rapporti commerciali e culturali tra i due paesi.

La famiglia viveva all'epoca nella strada del Mercato del Riso (Mishe), all'Albergo del Nord (Beifang Fangdian): vi abitavano anche altri corrispondenti stranieri, come Alan Winnington, del "Daily Worker", il corrispondente dell'"Humanité", Karel Beba del "Rude Pravo" e il giornalista Wilfred Burchett. Silvia andava a scuola nelle vicinanze, nel vicolo della Famiglia Shi (Shijia): ha studiato in cinese, imparando a scrivere molti caratteri e si è fatta tante amicizie tra i compagni di scuola. Quando è partita, la separazione è stata dolorosa: le compagne le hanno regalato delle foto scrivendoci dietro: "Jia Yihua, non ci dimenticare!"; "Jia Yihua, ricordati di scriverci dall'Italia!".

Nell'estate del 1956 erano iniziate le divergenze nel movimento comunista internazionale, e i genitori di Silvia furono ritrasferiti in Italia. Silvia ha dovuto interrompere la sua vita di bambina cinese. Anche se il soggiorno non era stato molto lungo, le ha comunque lasciato un'impressione indelebile. Ha poi vissuto a lungo a Bruxelles per lavoro, ma nel cuore ha sempre conservato un ricordo fortissimo della Cina e di Pechino. Per tenersi al corrente e leggere libri e giornali della sua "seconda patria", ha ricominciato a studiare il cinese, e nel 1974 è tornata Pechino con una borsa di studio a perfezionarsi in cinese all'Istituto di lingue di Pechino.

A quell'epoca infuriava ancora la Rivoluzione culturale e tra gli ex compagni di scuola di Silvia alcuni erano probabilmente diventati Guardie Rosse e militanti nella fazione ribelle. Silvia aveva una impressione positiva di questa Rivoluzione "senza precedenti nella storia", come allora si usava definirla: le sembrava qualcosa di nuovo e di fresco. Ma i suoi genitori la vedevano in tutt'altro modo: soprattutto suo padre era ostile e preoccupato per quanto stava avvenendo in Cina. Essendo stato a lungo corrispondente in Cina, Franco aveva avuto occasione di incontrare il premier Zhou Enlai e conoscere a stringere amicizia con tante personalità progressiste straniere residenti a Pechino, come Epstein o la Strong. Temeva che la figlia venisse influenzata dalla Rivoluzione culturale e tornasse in Italia con posizioni antirevisioniste e anticulturali. Già il segretario del PCI Togliatti era stato accusato di revisionismo; ora questo padre comunista italiano temeva di diventare bersaglio della critica e della ribellione da parte di sua figlia.

Comunque Silvia è rimasta in Cina meno di un anno, anche perchè aveva un figlio di appena due anni che aveva bisogno della sua presenza. Negli anni successivi ha riconsiderato e riflettuto a lungo sulla Rivoluzione culturale e negli anni Ottanta ha letto molte opere sulla Cina e di autori cinesi, tra cui ha imparato ad apprezzare quelle di Yang Jiang: in particolare le memorie sul suo soggiorno in campagna alla Scuola Quadri, quelle sulla Rivoluzione culturale, e i saggi Il mantello dell'invisibilità e il Tè dell'oblio, gustandone la filosofia umanistica e l'ironia. Espressa in stile umoristico e leggero c'era una profonda filosofia di vita. Senza troppi giri di parole, Yang Jiang offriva in stile vivace e ironico materiale denso di riflessione.

Nel 1992 Silvia ha scritto su una rivista italiana ["Linea d'ombra"] una presentazione delle opere e della personalità di Yang Jiang, intitolata Alice nella Rivoluzione culturale: curiouser and curiouser. Poi nel 1994 è stata pubblicata una sua traduzione di un'antologia intitolata  Il tè dell'oblio [Einaudi], e nel 2008 ha tradotto per la rivista "Lo straniero" l'introduzione e la premessa di Camminando sul bordo della vita. Dal 1992 ha iniziato a corrispondere con Yang Jiang: nelle lettere in inglese di Yang Jiang ogni tanto c'è aggiunta una frase di suo marito Qian Zhongshu, grande conoscitore e amante della cultura italiana. Silvia conserva questo carteggio come un vero tesoro.

Negli  ultimi anni, assistendo Yang Jiang nella gestione della sua corrispondenza,  ho avviato uno scambio di mail con Silvia a proposito delle traduzioni. Questa primavera mi ha preannunciato una sua visita a Pechino, augurandosi di poter incontrare Yang Jiang. Ho chiesto a Yang Jiang cosa ne pensasse e lei ha risposto: "Sono dieci anni che ci scriviamo, e viene da tanto lontano, mi pare il caso di riceverla". Silvia mi aveva avvertito che il suo cinese parlato era piuttosto scarso (poor) e che si augurava di poter parlare in inglese o francese. Quando l'ho riferito, la ragazza che fa i servizi da Yang Jiang ha detto preoccupata: "Nonnina, come farai? Non è meglio che venga anche la zia Wu?". Yang Jiang ha sollevato le sopracciglia e con una smorfia si è messa a ridere: "Ma volete scherzare?". Mi sono affrettata a dire alla ragazza: "Hai dimenticato che nonna Yang è una grande linguista e traduttrice?". "Ma io mi preoccupavo per la sua età", ha risposto imbarazzata.

Il 9 giugno mattina sono andata a prendere Silvia all'albergo "Bamboo Garden". Arrivate al terzo piano della palazzina dove abita Yang Jiang, l'abbiamo trovata sulla soglia della porta ad accoglierci. Appena l'ha vista Silvia ha chiesto se poteva darle un bacio. Yang ha sorriso  e si è lasciata abbracciare, perfettamente a suo agio.

Appena l'ospite si è seduta Silvia è scattata in piedi e rivolta verso Yang ha alzato il braccio destro nel saluto dei pionieri. Poi le ha raccontato di quando era piccola in Cina e dei ricordi che conserva di quegli anni dell'infanzia pechinese. Yang dice di ricordare di aver visto una foto di Silvia bambina: capelli corti, pantaloni  lunghi, scarpe di pezza nere: una vera ragazzina di Pechino.

Silvia tira fuori ad uno ad uno i regali che ha portato: anzitutto un don Chisciotte a cavallo e il suo scudiero Sancho Panza, due riproduzioni in miniatura, di piombo, di fattura squisita. Racconta che gliele hanno regalato amici di una delegazione spagnola a Bruxelles. Io ho preso Sancho Panza e l'ho messo in piedi con don Chisciotte dietro, ma Yang ha scosso la testa: "Non vanno messi così: Sancho deve stare dietro". E subito ha riposizionato le figurine nell'ordine giusto. Il secondo regalo è un libro illustrato di suo nonno Piero Calamandrei, eminente giurista e studioso italiano, appassionato della cultura cinese, che nel 1955 ha guidato la prima delegazione economica e culturale italiana in Cina. Rientrato in Italia ha pubblicato La Cina d'oggi, un numero speciale della sua rivista per presentare al pubblico italiano la nuova Cina.

Lo scrittore Lao She aveva scritto una dedica per il libro, e Silvia  ha portato la fotocopia del testo originale in cinese. Il nonno è stato un antifascista e durante la seconda guerra mondiale ha partecipato alla resistenza alla dittatura, dando un importante contributo alla costruzione della repubblica e della democrazia in Italia.

Quando è stato menzionato Mussolini, Yang Jiang si è ricordata di una frase che si diceva all'epoca, anche in Cina: "Mussolini is always right, especially when he is wrong". Silvia ha detto che personaggi del genere, che credono di avere sempre ragione, esistono ancora in Italia: "E in quale paese non ci sono?- ha commentato Yang Jiang- Per fortuna  sono sempre di meno".

Un altro regalo portato da Silvia era un DVD degli studenti dell'Istituto tecnico commerciale "Piero Calamandrei" di Bari. Nel 2008 questi ragazzi hanno letto e discusso, sotto la guida dell'insegnante, gli scritti di Yang Jiang tradotti in italiano e poi hanno raccolto in un video, corredato da immagini, i loro commenti. E' straordinario che le parole di Yang Jiang abbiano stimolato la riflessione di studenti di un paese così lontano, colpiti in particolare da quanto scrive sui vantaggi del rendersi invisibili, evitando la celebrità, dalle sue osservazioni sugli abiti nuovi dell'imperatore, e sul fatto che l'avidità di guadagno e la competizione rovinano l'umanità. Questa lettura li ha colpiti nei sentimenti. Sintetizzando l'opera di Yang Jiang questi cari ragazzi l'hanno definita "una vecchia signora nata nel 1911 che ancora si interroga e cerca risposte dalle nuove generazioni".

Silvia si è sentita confortata da queste reazioni, nonostante la distanza culturale e generazionale, e spera che Yang Jiang possa condividere questo sentimento.

Yang ha offerto in dono a Silvia, scrivendole una dedica, due suoi libri recenti, Camminando sul bordo della vita e Conversando con Yang Jiang. A proposito di quest'ultimo, la biografia da me redatta, dice: "Non l'ho scritto io, ma sono cose dette da me, ci si può fidare".

Le due signore continuano a chiacchierare e quasi non si accorgono del tempo che passa. Alla fine Yang Jiang chiede a Silvia quando torna in Italia.

 "Parto il 12 giugno. Passo da Bruxelles a salutare mio figlio e la sua famiglia e poi torno in Italia".

"E come mai non ti trattieni più a lungo con tuo figlio?".

"Devo rientrare per votare al referendum", e Silvia spiega che votando SI si vota contro la privatizzazione dell'acqua, l'uso del nucleare e il beneficio del legittimo impedimento per il premier. "Noi in Italia diciamo SI come affermativo".

Yang si illumina e comincia a recitare in francese un verso di Dante: "Ahi Pisa, vituperio delle genti, del bel paese dove il sì suona", e poi aggiunge un verso che spesso Qian Zhongshu declamava in italiano: "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate".

Silvia è sorpresa: non avrebbe mai immaginato che una quasi centenaria avesse questa capacità di memoria e abbraccia commossa Yang Jiang.

Nel prendere congedo, Silvia non riesce a staccarsi da Yang Jiang e la stringe forte nelle sue braccia. Una volta fuori, le dico: "Silvia, spero che tu non l'abbia stretta troppo: una volta la chiamavano "la bambola cinese" (China doll), ma ora è la "Vecchia Signora cinese" (China old lady)". Silvia si scusa: "Volevo solo esprimerle il mio affetto, la mia tenerezza, la mia commozione, insomma tutto il mio amore.... Non so come si dica in cinese, un amore immenso, senza limiti....".

"Amore da morire", le ho suggerito.

E ci siamo tutte e due messe a ridere commosse e felici.