Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Il libro della settimana....dal 20 al 25 dicembre 2010: "Tolstoj è morto" di Vladimir Pozner

FUGA VERSO LA MORTE

Vladimir Pozner, Tolstoj è morto, Milano,  Adelphi 2010

Cent'anni fa, nel novembre del 1910, Tolstoj fugge dalla residenza di Jasnaja Poljana e inscena una morte degna dei suoi grandi romanzi e della sua filosofia di vita: all'insegna della frugalità, della vicinanza alla gente semplice, muore nella casa del capostazione di Astapovo, dopo esser stato colto da malore in treno; e a rendergli omaggio saranno ferrovieri, telegrafisti, contadini, mentre il prete che vorrebbe riconciliarlo con la Chiesa non riesce a farsi ammettere al capezzale.  Il grande vecchio riesce a gestire anche morte e funerali, che rispondono a quanto scritto nel suo Diario:

«Che non si inventino un bel giorno qualcosa per convincere la gente che prima di morire mi sono "pentito". [...] Colgo l'occasione per ribadire che desidero essere sepolto senza beneficiare della  cosiddetta cerimonia religiosa e che voglio solamente che il mio corpo venga messo sotto terra affinché non puzzi».

La copertura mediatica è impressionante per l'epoca: i giornalisti si affollano accampati nella stazioncina e tempestano le redazioni di telegrammi, tanto che occorre rafforzare le linee telegrafiche.  La sorveglianza poliziesca è costante, per il timore che il pathos del lutto si trasformi in dimostrazioni ostili al governo. Tra la folla accorsa per l'ultimo saluto anche  Boris Pasternak bambino, che accompagna il padre pittore incaricato di  ritrarre il grande scrittore sul letto di morte.

Il racconto è dello scrittore russo-francese Pozner, e risale agli anni Trenta; è un montaggio di brani dello scrittore, dei suoi discepoli e della moglie Sofia, alternato a corrispondenze, telegrammi,  dispacci di polizia, ritratti di personaggi che assistono all'evento. La tensione drammatica è accresciuta dall'arrivo della moglie Sofia, da cui Tolstoj è fuggito e che viene ammessa al suo fianco solo quando lui non può più riconoscerla. Anche con lei non c'è riconciliazione, ma forse non ce n'era bisogno.  Pozner attinge abbondantemente ai diari di entrambi, che descrivono con penna spietata il legame fortissimo di amore-odio che li unisce.

Basti la lettera che Tolstoj scrive a Sofia prima di fuggire da casa, in compagnia di una figlia e alcuni discepoli devoti:

«La mia partenza ti farà soffrire, e me ne rammarico. Ma cerca di capirmi, e credimi, non potevo agire diversamente. La mia posizione in casa stava diventando, anzi era già diventata, intollerabile. Tralasciando tutto il resto, semplicemente non potevo più vivere in quelle condizioni immorali di lusso sfrenato in cui ho vissuto sinora, per cui adesso mi limito a fare quello che fanno tanti vecchi della mia età: mi ritiro lontano dalla vita secolare, per vivere in solitudine e nel raccoglimento gli ultimi giorni della mia esistenza. [...].

Ti ringrazio per i quarantotto anni di vita onesta che hai condiviso con me... e ti prego di perdonarmi se mi sono reso colpevole di qualcosa nei tuoi confronti, così come io ti perdono con tutto il cuore per ciò di cui tu possa esserti resa colpevole nei miei, e ti scongiuro di rassegnarti serenamente alla nuova condizione nella quale la mia partenza ti pone, e di non nutrire verso di me alcun risentimento, così come io non ne nutro per te».

Una grande uscita di scena, registrata a grandi titoli dalla stampa di tutto il mondo.

(silvia calamandrei)