Un divertissement su Moccia
Alberto Bracci Testasecca
Volevo essere Moccia
Roma, La lepre edizioni, 2010
Alberto Bracci, traduttore di tanti ottimi scrittori, si sta facendo prendere dal giuoco letterario e si fa lui stesso tessitore di trame condite da spirito di osservazione e piglio ironico, interrogandosi sui moduli letterari di successo.
Eccolo alla sua seconda prova di autore: dopo la fantasia sul treno bloccato nella campagna laziale, che consente ad un gruppetto di personaggi di uscire dalla routine quotidiana (Il treno e/o 2007), stavolta ci presenta una coppia improbabile riunita dalla dipendenza dalla droga e dai videogames che ritrova il gusto della vita in barba a Federico Moccia.
Dodici anni di coma dell'eroinomane, mentre il suo compagno continua imperterrito a perseguire al computer un gioco sui Templari, offrono al risveglio della ormai quarantenne Marilù la sorpresa di riscoperta del quotidiano odierno, in cui imperversano Internet e i romanzi di Moccia. C'è anche l'incontro con uno scrittore in crisi, invidioso del successo di Moccia, e affogato dagli impegni fi padre di famiglia, con cui l'eroina spera di intraprendere una storia d'amore. E c'è la curiosità per i giovani d'oggi e la loro semplificazione linguistica ed emotiva.
Si legge con divertimento ed è garantito il lieto fine, in nome del gusto dell'autenticità.
(Silvia Calamandrei)