Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

"Bella Italia amate sponde..." La Biblioteca per il 150° dell'Unità italiana: libri e documenti

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"Bella Italia, amate sponde..."

1848 - 1861...ed oltre

MONTEPULCIANO TRA GRANDUCATO E REGNO

Libri e documenti per una "storia patria" al momento dell'unificazione: un contributo alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità Italiana.  La Collezione speciale "Unità d'Italia" della Biblioteca Comunale "P. Calamandrei" di Montepulciano.

Una premessa

Il Risorgimento italiano è stata una delle "rivoluzioni" che più sono state studiate già nel momento stesso in cui si svolgevano, forse non solo per la sua durata (cinquant'anni, dagli anni '820 al 1870 e anche oltre) ma forse anche per la tendenza degli italiani ad essere particolarmente concentrati su se' stessi quando si tratta di politica (e non solo...).  Basti pensare che nel sito della Library of Congress, la biblioteca più grande del mondo, la ricerca per soggetto di "Rivoluzione americana" da' poco più di 400 ricorrenze, la Bibliothéque Nationale de France, a "Rivoluzione francese" ne da' circa 9000 (si consideri l'importanza mondiale dell'evento, e che oltretutto siamo in Francia), mentre il sito collettivo del Sistema Bibliotecario Nazionale d'Italia, al soggetto "Risorgimento", ne da' più di 1900!

In effetti la riflessione degli italiani di cultura di allora sugli eventi che si svolgevano sotto i loro occhi, e a cui spesso prendevano parte attiva, accompagna continuamente i fatti: soprattutto la riflessione di chi partecipava da "rivoluzionario", documentando quindi le aspirazioni e le ambizioni, ma anche i dubbi e le perplessità, su un evento che alla fin fine stava andando oltre la possibilità di un'interpretazione sintetica e "comoda".

A centocinquant'anni dal compimento "formale" di questo processo (la proclamazione del Regno d'Italia ebbe luogo il 17 marzo del 1861) la riflessione non può cessare. Nella seconda metà dell'Ottocento il Risorgimento è divenuto una sorta di "mito fondante", conosciuto anche a livello popolare (l'Italia è piena di piazze "Mazzini", viali "Cavour", corsi "Garibaldi", etc.) a cui anche certa letteratura ha contribuito non poco (basti pensare a "Cuore" di De Amicis). Poi l'uso e l'abuso del mito, sia durante la I Guerra Mondiale che da parte del Fascismo hanno generato una sorta di rifiuto, che ha portato grazie anche alle contestazioni del '68 a una per me salutare revisione storica, in senso positivo, del fenomeno. Che non cessa però di essere un grande evento, effettivamente "fondante" per l'Italia e in parte anche per l'Europa moderne.

Proprio per questo riteniamo tutt'altro che esaurita la ricerca storiografica, che anzi dovrebbe allargarsi a quegli ambiti geograficamente o socialmente più lontani dai motori primi degli avvenimenti (l "provincia", gli strati sociali apparentemente meno coinvolti...) perché, comunque, è stato alla fine il movimento di questa "massa" che ha reso possibile l'Unità, pur con le sue ombre. Oggi poi, quando sotto le grandiose trasformazioni della seconda metà del Novecento tanta memoria collettiva si è dispersa, la "riscoperta" del Risorgimento può avvenire forse con più serenità, e si rende necessaria per cercare di sostituire alla consapevolezza popolare, che non c'è più, una più matura conoscenza di ciò che accadde, e che nel bene e nel male ha generato l'oggi.

La Biblioteca e Archivio Storico "Piero Calamandrei" del Comune di Montepulciano, coerentemente con la sua tradizione di Istituto di studio e conservazione, ha l'ambizione in questa circostanza di raccogliere testi e documentazioni di e su quel periodo, con particolare riferimento alla Toscana e alla Valdichiana. Questo non per campanilismo, ma per contribuire efficacemente a quel sereno approfondimento di cui parlavamo prima. L'idea è nata da alcuni indizi, che ci portano a ritenere che le classi dirigenti locali toscane, a quei tempi, avessero una consapevolezza e un coinvolgimento maggiori di quel che si potrebbe immaginare del processo in atto. Quest'aspetto non sembra ancora ben studiato. Lungi dal voler fornire una raccolta esauriente di testi (che tra l'altro sono già, per fortuna, presenti in larga parte in Internet) si spera di costituire un nucleo documentario organizzato intorno al quale possa svilupparsi un centro d'interesse locale, base per chiunque voglia avvicinarsi in modo più approfondito all'argomento.

L'esposizione che qui presentiamo si riallaccia idealmente alla piccola mostra sulla prima pubblicazione "scientifica" sul Tempio di San Biagio tenuta nel 2008, occasione in cui già si insinuava che la classe dirigente poliziana negli anni Trenta dell'Ottocento potesse avere in modo significativo un orientamento liberale, e alla mostra "Siena Bibliofila" (novembre 2009-gennaio 2010) a cui la Biblioteca ha partecipato lumeggiando la figura di Carlo Minati, notabile di origine poliziana del pieno Ottocento, massone e fervente mazziniano.

L'itinerario continuerà fino al 2011, quando, si spera, avremo posto le basi per una collezione documentaria organizzata di una qualche utilità per i giovani (e non...) della nostra zona, che vogliano capire qualcosa di pù sul loro ancora recente passato.

 

La fine del Granducato e gli anni del Governo Provvisorio: 1859-1860  [parte prima]

Le opere presentate in questa parte della Collezione provengono sia dal mercato antiquario che dal Fondo antico. Una ricerca per soggetto "Toscana 1859" ha dato sul Servizio Bibliotecario Nazionale ben 61 ricorrenze; senza aver la pretesa di renderle tutte subito disponibili (molte, del resto, sono presenti in Internet) riteniamo che quelle da noi offerte, in questo nostro itinerario, agli studiosi e agli appassionati, possano costituire un buon inizio per approfondire questo breve, ma affascinante, e poco conosciuto, periodo della storia toscana. Cercheremo comunque di acquisirle, o segnalarle, tutte nel medio periodo.

Come tutti gli eventi "importanti", anche se avvengono in poco spazio di tempo, il 27 aprile 1859 la partenza di Leopoldo II e la irrimediabile dissoluzione del Granducato avevano radici lontane nel tempo. Una delle premesse dell'accaduto era nell'ambiguità del rapporto con l'Impero d'Austria, oscillante fin dai tempi di Francesco Stefano, primo Granduca lorenese dal 1737 al 1765,  tra una quasi totale acquiescenza a Vienna e una autonomia sostanziale (grandi sforzi erano stati fatti in tal senso sia da Pietro Leopoldo che dallo stesso Leopoldo II, soprattutto agli inizi del suo regno). Antonio  Zobi, storico dell'epoca, molto noto per la sua "Storia civile della Toscana dal 1737 al 1848", Firenze, Molini, 1850, affronta l'argomento nel volume qui presentato: "Memorie / economico-politiche / o sia de' danni arrecati /dall'Austria alla Toscana / dal 1737 al 1859 / dimostrati con documenti officiali / raccolti e pubblicati / dal Cav. Antonio Zobi",  2 voll., Firenze, Grazzini, Giannini e C., 1860 (*). L'intento polemico è già nel titolo, e non bisogna quindi aspettarci un esame sereno dei rapporti tra i due Stati: ma oltre ad essere una preziosa testimonianza coeva, risulta di grande utilità il 2° volume, che non a caso s'intitola "Sommario di documenti officiali a dimostrazione delle memorie economico-storiche...". L'altra opera che presentiamo, "Austria e Toscana /1824 - 1859", Torino, Fratelli Bocca Editori, 1918, è opera di Licurgo Cappelletti. Nato a Piombino il 20 novembre 1842 e morto a Firenze il 14 gennaio 1921, fu scrittore estremamente prolifico, e la sua città natale gli ha dedicato una piazza e un premio letterario. In quest'opera, estremamente polemica verso l'Austria (non ci dimentichiamo che è stata pubblicata nel 1918!) il Cappelletti sostiene nell'introduzione di voler "prendere le difese" degli Asburgo Lorena, cercando di dimostrare come la tutela dell'Impero fosse stata in realtà soffocante e alla fine letale per la stessa Dinastia. Tesi interessante, decisamente da approfondire. Assolutamente imperdibile è il seguente: "Il governo di famiglia in Toscana : le memorie del granduca Leopoldo 2. di Lorena, 1824-1859", a cura di Franz Pesendorfer, Firenze, Sansoni, 1989. Il grande studioso degli Asburgo Lorena ha dato voce con questa opera all'ultimo Granduca (ultimo nella sostanza: non dimentichiamo che Leopoldo II abdicò il 21 luglio del 1859 a favore del figlio, che assunse la titolarità del Granducato col nome di Ferdinando IV fino alla sua morte nel 1908): al di là dell'ovvia parzialità di Leopoldo II, colpiscono l'intensità del suo amore per la Toscana (certo, vista la sua posizione, non ci si può aspettare un rivoluzionario!) e l'altissimo senso del dovere e del ruolo. A quest'opera vogliamo correlarne un'altra, fondamentalmente filolorenese, e importantissima: "Leopoldo II / Granduca di Toscana /e /i suoi tempi. / Memorie /del cavaliere /i Giovanni Baldasseroni / già presidente del Consiglio dei Ministri", Firenze 1871 [rist. anastatica Bologna, Forni, 1974]. Giovanni Baldasseroni (Livorno 1785-Firenze 1876) fu Presidente del Consiglio dei Ministri di Leopoldo II dalla sua restaurazione dopo il 1848 fino al 1859. Figura ai suoi tempi politicamente discussa, forse di insufficiente energia, oggi viene generalmente apprezzato come uomo politico di parte si, ma abbastanza equilibrato, e comunque testimone prezioso dei suoi tempi, data anche l'unicità della sua posizione governativa.

Un importante testo che documenta l'attività della parte che potremmo definire "liberal-rivoluzionaria", molto al Governo piemontese di Cavour, è la seguente:  "La Rivoluzione Toscana e l' azione del Comitato della Biblioteca Civile dell' Italiano. 1857-1859" di  Ciro Cannarozzi, O. F. M., Pistoia, Pacinotti, 1936. La "Biblioteca Civile dell'Italiano" fu un'iniziativa editoriale che cercava di eludere la censura del Governo di Leopoldo II, pubblicando testi che avessero un carattere politico, al di là della veste "culturale". La sua nascita viene in genere ritenuta il risultato della convergenza tra i liberali toscani favorevoli all'unità col Piemonte,  e l'azione diplomatica e insieme "agitatrice" di Camillo Benso di Cavour: i membri del Comitato che gestì la "Biblioteca" erano il Marchese Cosimo Ridolfi, il Barone Bettino Ricasoli, Ubaldino Peruzzi, Tommaso Corsi, Leopoldo Cempini e Celestino Bianchi. L'attività del Comitato mantenne una sua autonomia rispetto a Cavour, attirandosi anche gli strali dell'iracondo Ministro piemontese perché "i Toscani", come li definiva, non erano intenzionati ad essere strumenti passivi della sua politica. Furono pubblicate quattro opere:

Apologia delle leggi di giurisdizione amministrazione e polizia ecclesiastica pubblicate in Toscana sotto il regno di Leopoldo II (1858) (*)

Dell'avvenire del commercio europeo, di Luigi Torelli (1858) (*)

I piemontesi in Crimea, di Mariano d'Ayala (1858) (*)

Toscana e Austria (1859)(*)

 

E' opinione del Cannarozzi che la chiusura, per così dire "anticipata" della "Biblioteca", il 25 aprile 1859, due giorni prima della fuga di Leopoldo II, fosse il risultato inevitabile del contrasto fra i "Toscani", che avevano in mente l'autonomia regionale seppur con regime liberale, e il Cavour, che voleva inflessibilmente l'unità col Piemonte. La bibliografia degli scritti di Ciro Cannarozzi, attivo soprattutto tra gli anni '30 e '50i, mostra uno spiccato interesse dell'autore (francescano minore) per il Risorgimento in Toscana.

Un interessante esempio di pamphlet antilorenese è dato dall'operina: "La Toscana e i suoi gran-duchi austriaci della Casa di Lorena. Prima versione italiana", Firenze, Cammelli, 1859. L'opuscolo, anonimo e in carta di pessima qualità, porta all'interno la data 4 agosto 1859, e vuole sostenere l'inconciliabilità delle due nature di Principi italiani e di Arciduchi austriaci, presenti nella famiglia degli Asburgo Lorena, e conseguentemente l'impossibilità del loro rientro in Toscana. E' di interessante lettura, perché al di là dello scopo politico, traspare qua e la' un sincero dispiacere dell'ignoto autore per questa impossibilità, dato che vengono comunque riconosciuti notevoli meriti alla dinastia. Non si sono trovate tracce dell'eventuale versione "straniera" dell'opuscolo: è molto probabile che si trattasse di un vezzo letterario, per meglio nascondere l'identità quasi sicuramente toscanissima dello scrittore.

Un importante anche se sintetico contributo alla conoscenza del periodo precedente la fuga granducale e del clima che la provocò è data da questi articoli:

"La polemica antiborbonica del quotidiano fiorentino il Nazionale nel 1849-1850", estratto da "Studi in onore di Riccardo Filangieri", vol. III, Napoli, L'arte tipografica, 1959.

"Problemi della politica estera toscana dal Maggio 1849 all'Aprile 1850", estratto da "Rassegna storica toscana", Anno II - Fascicolo I-II, 1956

"Direttive della politica estera toscana nel decennio 1849-1859", estratto da "Rassegna storica toscana", Anno V - Fascicolo I-II, 1959.

Sono opere di Arnaldo D'Addario, un importante archivista e storico italiano del '900, e lumeggiano utilmente le ambiguità e le tensioni del regime granducale, come anche le pressioni esterne,  che contribuirono ampiamente alla sua caduta.

Sempre di D'Addario presentiamo una sintetica ma succosissima sintesi bibliografica che si rivelerà utile per le successive acquisizioni:

"Pubblicazioni di storia toscana per il centenario del 1859", estratto dall'"Archivio Storico Italiano", Anno CXVII - 1959 - Disp. III, Firenze, Olschki.

E finalmente arriviamo a quello che è considerato uno dei "testimoni" principali sulla gran giornata del 27 aprile 1859:

"Storia di quattro ore / dalle 9 antimeridiane / alle 1 pomeridiane / del 27 aprile 1859", lettera di Neri Corsini Marchese di Lajatico al figlio Don Tommaso Corsini duca di Casigliano a Roma sui fatti del 27 Aprile 1859, Firenze, Tipografia Barbera etc. , 1859. (*)

Neri Corsini junior, Marchese di Lajatico (PI), nato a Firenze il 13 agosto 1805, morì di vaiolo a Londra il 1 dicembre 1859, mentre era in missione presso il Governo inglese di Lord Palmerston da parte del Governo provvisorio toscano (1). Non possiamo qui dilungarci sulla figura del Corsini, che nell'ambito di una ricerca sulle posizioni delle classi dirigenti toscane durante il Risorgimento merita un riesame e un approfondimento di spessore. Basterà ricordare che nella "Storia di quattro ore" rievoca il momento cruciale in cui fu portatore al Granduca delle condizioni poste dal partito "nazional-liberale", chiamiamolo così, per la sopravvivenza del suo trono. Le vogliamo riportare integralmente dal testo (p. 14):

<<Abdicazione di S.A. il Granduca, e proclamazione di Ferdinando IV.

      Destituzione del Ministero, del Generale, e degli Uffiziali che si sono maggiormente pronunziati contro il sentimento nazionale.

      Alleanza offensiva e difensiva col Piemonte.

      Pronta cooperazione alla Guerra con tutte le forse dello Stato, e comando supremo delle truppe al Generale Ulloa.

      L'ordinamento delle Libertà Costituzionali del Paese dovrà essere regolato secondo l'ordinamento Generale d'Italia. >>

(Si ricordi che in quel momento era in corso quella che poi passerà alla storia come II Guerra dell'Indipendenza italiana).

Il Granduca non digerì soprattutto l'idea dell'abdicazione: "...dopo tre quarti d'ora si seppe che egli ricusava do abdicare, e partiva." (pp. 15-16), segnando così la fine sostanziale del Granducato. L'evento fu vissuto subito come epocale: "la Storia incalzava", si direbbe con un linguaggio d'altri tempi, e tutti capivano che un ciclo si concludeva, piacesse o no. Lo stesso Corsini, fino all'ultimo convinto sostenitore dell'autonomia toscana pur nell'ambito di una soluzione di tipo federalistico, ebbe velocemente un'evoluzione di pensiero che lo condusse, nell'arco del solo mese di maggio 1859, a concludere che il fondersi col Piemonte era l'unico sbocco costruttivo della situazione.

Strettamente correlato con il precedente è l'opuscolo "Breve nota / a una / storia di quattro ore / intorno ai fatti / del 27 aprile 1859.", Firenze, Tipografia Barbera etc. , 1859. E' uno scritto del Marchese Cosimo Ridolfi  (Firenze, 28 novembre - 5 marzo 1865) scienziato agrario e uomo politico dichiaratamente liberale del Granducato, e in seguito Ministro del Governo Provvisorio toscano e poi Senatore del Regno d'Italia. Com'è evidente dal titolo, è un'operina strettamente legata alla precedente, in cui il Ridolfi, che si professa amico personale del Corsini, rievoca la parte attiva da lui avuta nelle "ore fatali" per cercare di convincere il Granduca alla forse ormai comunque inutile abdicazione.

Concludiamo qui la prima parte del nostro itinerario bibliografico intorno al 1859 in Toscana: lo riprenderemo, estendendolo al 1860 (ma forse anche indietro, la storia è un continuum) nel...2010.

Duccio Pasqui

(Bibliotecario Direttore della Biblioteca "P. Calamandrei" di Montepulciano)

 

(*) Presente in Google Libri

(1) Vedi: CORSINI, Neri junior, in "Dizionario biografico degli italiani", vol. 29, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani§), 1893