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Il libro della settimana (ne abbiamo saltata una, scusateci)....dal 12 al 17 ottobre 2009

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Immergersi nelle acque termali con Confucio

 

Sbarca anche in Italia il fenomeno Yu Dan, con il suo La vita felice secondo Confucio, bestseller in Cina di cui si tenta di replicare il successo a livello globale, con una traduzione in contemporanea in 23 paesi.

L'operazione era già stata tentata con Il totem del lupo, altro libro di successo nella Cina in tumultuoso sviluppo, adottato come modello dai giovani rampanti cinesi per reagire alla sindrome atavica della pecora (la Cina contadina) per puntare sul modello mongolo competitivo ed aggressivo dei lupi. Chissà che alla Fiera del libro di Francoforte, dove la Cina è ospite d'onore, e riesce in parte anche ad influenzare la selezione degli ospiti, facendo escludere dissidenti sgraditi, non scattino nuove operazioni di marketing editoriale globale, la cui efficacia è tutta da verificare.

Il successo di vendite in Cina è stato in questo caso trainato da una trasmissione televisiva che illustrava i benefici dei valori confuciani per la vita quotidiana (riprodotta in videocassette pirata assieme ad altri serial di successo tipo Sex and the city). Condensato in manuale, il pensiero di Confucio divulgato dalla signora Yu Dan ha venduto in Cina decine di milioni di copie, proprio negli anni in cui la dirigenza cinese andava predicando la teoria della "Grande Armonia".

A differenza del  Confucio di Annping Chin,  pubblicato da Laterza (2008), una biografia divulgativa che può costituire una buona familiarizzazione al pensiero confuciano ed una introduzione ai Dialoghi, tante volte ristampati in edizione economica, anche col testo cinese a fronte ( Einaudi e BUR, Rizzoli), stavolta il lettore italiano si trova di fronte una versione condensata, in pillole, del pensiero confuciano, commentata dall'autrice con aneddoti ed esempi tratti dalla vita quotidiana.

E' la stessa Yu Dan, docente universitaria di teoria delle comunicazioni oltre che di letteratura classica cinese, ad enunciare il suo approccio selettivo agli insegnamenti dell'antico maestro, paragonati a benefiche acque termali: un approccio "empirico, di qualcuno che si è immerso nella sorgente, sperimentandola con il proprio corpo e il proprio sangue, come quelle centinaia di migliaia di persone che per oltre duemila anni si sono anch'esse immerse nelle calde acque termali e ne hanno goduto il benefico influsso".

L'autrice va in cerca nei Dialoghi di "semplici verità che ciascuno ha già dentro di sé ma che non sa come esprimere". L'insegnamento chiave è "come affrontare con calma le amarezze della vita": poiché la realtà non si può cambiare, bisogna imparare ad adattarsi al meglio. Un messaggio consolante per combattere lo stress ma anche le tensioni sociali dello sviluppo tumultuoso della Cina in marcia verso il primato mondiale: un messaggio ai tanti esclusi o sconfitti, che possono trovare rassicurazione nelle massime confuciane. Yu Dan aiuta il lettore fornendogli ogni tanto dei riquadri sintetici che ricapitolano le lezioni da apprendere per conformarsi alla dottrina del "giusto mezzo" (il titolo di uno dei Quattro Libri che condensano la saggezza antica), ma anche per scegliersi i buoni amici o mantenere la giusta distanza con i familiari (mai farsi troppo coinvolgere!). Ogni tanto si rimpiangono i consigli di Donna Letizia, per l'eccesso di banalità dei consigli e degli aneddoti.

Ovviamente gli accademici non hanno accolto con grande entusiasmo l'operazione di Yu Dan, tanto più che siamo in pieno revival degli studi confuciani in Cina.

Rovesciando la critica del pensiero modernista cinese, preoccupato di affrancarsi dall'ipoteca della tradizione confuciana, e la condanna culminata nella Rivoluzione culturale con il movimento di critica a Lin Biao e Confucio, Confucio è  in effetti assurto a riferimento della leadership cinese nella teorizzazione della Grande Armonia, da perseguire con i nuovi programmi di sviluppo e nella denominazione scelta a partire dal 2004 per gli istituti di lingua e cultura cinese all'estero: come la Germania ha i suoi istituti Goethe, la Cina ha i suoi istituti Confucio, e Hu Jintao e Wen Jiabao, rispettivamente presidente e primo ministro, attingono alla terminologia confuciana dell'armonia, della pietà filiale e della benevolenza.

Per capire dove va la Cina occorre seguirne e comprenderne le correnti ideali (già lo sapeva bene il gesuita Matteo Ricci), e non c'è dubbio che il revival del confucianesimo, abbia corrisposto alla necessità di reperire nella tradizione nazionale strumenti di governance elaborati nella fase di crisi acuta della società tradizionale della Cina del V secolo a.C., una situazione di anarchia feudale e di scontri tra potentati locali, in cui il ruolo del consigliere politico era quello di elaborare una strategia di sopravvivenza e di mantenimento gerarchizzato dell'armonia sociale, consolidando riti e regole etiche che cementassero la stabilità.

Basterà il collante dell'armonia e della benevolenza confuciana a ricucire le incrinature della società approfondite dalla crisi mondiale? E basteranno le pillole di saggezza di Yu Dan a confortare psicologicamente tutti i cinesi che non possono permettersi di andare alle terme?

E' curioso infine  che sia una donna a porgerci una versione semplificata ed edulcorata di un classico del pensiero orientale, nonostante le simpatie di Confucio non andassero affatto alle donne, teorizzando una società gerarchica e patriarcale: ma di questo non c'è traccia critica nella selezione di Yu Dan.

 (Silvia Calamandrei)