Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

La storia attraverso le lettere: "Carteggio 1930-1970", di Alessandro Bonsanti e Carlo Emilio Gadda

Alessandro Bonsanti, Carlo Emilio Gadda

«Sono il pero e la zucca di me stesso», Carteggio 1930-1970, a cura di Roberta Colbertaldo

Firenze, Olschki, 2020

 

Edizione preziosa, arricchita di illustrazioni di copertine delle prime edizioni, ritratti e foto, e curatissima nell'apparato di riferimenti, bio e bibliografici di un epistolario quarantennale tra due grandi intellettuali del Novecento italiano, uno più sul versante dell'organizzazione culturale, delle riviste e poi del Vieusseux, l'altro più su quello dell'alta letteratura senza trascurare il ruolo di comunicatore nella lunga collaborazione alla RAI.

I due saldano un'amicizia già negli anni Trenta, attorno a "Solaria" e a "Letteratura", che Bonsanti dirige ospitandovi a puntate scritti di Gadda che confluiranno poi nelle sue opere maggiori, avendone subito colto le potenzialità. E l'amicizia-collaborazione prosegue nei decenni, tanto che il successo editoriale di Gadda nel secondo dopoguerra coglierà i due non di sorpresa, ma forse di stupore che la critica e il pubblico ignorino le radici antiche di quei capolavori.

Scrive Bonsanti in un Portolano del 1974 dedicato all'amico scomparso da un anno:

"Chi si dispone di fronte a Gadda come se tutto fosse cominciato trent'anni fa, è nato alla storia in quel momento, e niente è più difficile del resto, di convincere la gente che il mondo esisteva anche prima. La domanda essenziale è: capiranno meglio i nuovi, i freschi, coloro che si pongono davanti al fenomeno liberi dai preconcetti di un passato cui non parteciparono? I vecchi amici, come i familiari, possono diventare l'ingombro più pesante".

È come quando si sogna di visitare la propria città natale da turista arrivato per la prima volta:

"Purtroppo, un Gadda inedito non potremo mai conoscerlo, noi che venimmo su con lui e ne delibammo parola per parola sul loro nascere scritti e idiosincrasie".

E glielo aveva anche scritto nel febbraio del 1965 per consolarlo nel momento in cui Gadda era travolto dal successo e dalle controversie tra editori per assicurarsene i testi: "Il fatto è che il mondo d'oggi non è il nostro, mentre quello di ieri era di altri".

La ricchezza documentaria di questo sodalizio nelle lettere (anche se una parte conservata al Vieusseux è andata distrutta nel timore di una perquisizione tedesca nel settembre del1943) consente al lettore di ricostruire il retroterra culturale della scrittura di Gadda, recentemente riproposta dalla Adelphi. Giunge proprio opportuno il volume La guerra di Gadda, Lettere e immagini (1915-1919), appena pubblicato. Ma il carteggio Bonsanti Gadda consente anche di comprendere le radici dei capolavori gaddiani nel ricco humus fiorentino delle riviste e dei circoli letterari fiorentini tra le due guerre.

L'opera, pubblicata per il bicentenario del Gabinetto Vieusseux, è corredata da una premessa della Direttrice Gloria Manghetti, da un partecipe ricordo di Sandra Bonsanti, e da una illuminante introduzione della curatrice, Roberta Colbertaldo, che aveva già avviato lo studio di queste carte per la sua tesi di dottorato.

I toni amicali e la confidenza reciproca catturano il lettore. Gadda confida le sue ansie e le sue disperazioni, ma ha passaggi di grande verve ironica, come la battuta su Croce e Freud in un postscriptum: "Don Benedetto, come pure Antonio B.[aldini],hanno una paura pazza di Freud e un invincibile ribrezzo per Freud e per gli studi psicologistici in genere. Ho l'impressione che Don Benedetto senta oscuramente che Freud ha fatto delle scoperte, se scoperte sono, molto più interessanti delle sue".

(Silvia Calamandrei)