Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

Un sinologo trevigiano: "Capire la Cina" di Adriano Màdaro

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Dopo la recensione, troverete una risposta dell'Autore. Approfittiamo dell'occasione per segnalare che la nostra Biblioteca dispone anche dei seguenti cataloghi delle esposizioni trevigiane da lui curate:

- La rivolta dei Boxer : Pechino 1900 / Adriano Màdaro

Quinto di Treviso TV : Europrint ; c2001


- La via della seta e la civilta cinese = The Silk Road and Chinese Civilization : The Rise of the Heavenly Empire Si chou zhi lu Huaxia wenming : tian guo de dan sheng : La nascita del Celeste Impero Treviso, Casa dei Carraresi, 22 ottobre 2005-30 aprile 2006 / a cura di Adriano Madaro

Màdaro, Adriano ; De Poli, Dino ; Lu Tongliu

Treviso : Sigillum ; 2005


- La via della seta e la civiltà cinese = The Silk Road end Chinese Civilization : Genghis Khan and The Treasure of the Mongols : Gengis Khan e il Tesoro di Mongoli Treviso, Casa dei Carraresi, 20 ottobre 2007 - 4 maggio 2008 / Promotori: Dino De Poli, Yu Pei Curatore: Adriano Madaro

Màdaro, Adriano ; Yu Pei ; De Poli, Dino

Treviso : Edizioni Sigillum ; 2007


- I Segreti della Città Proibita : Matteo Ricci alla Corte dei Ming / Curatore Adriano Màdaro

Treviso : Sigillum ; stampa 2009

Manciù, l'Ultimo Imperatore = Manchu, the Last Emperor / Promoters: Avv. On . Dino De Poli, Presidente Fondazione Cassamarca, Prof. Yu Pei, Presidente Accademia Cinese di Cultura Internazionale ; Curator: Adriano Màdaro : Treviso, Casa dei Carraresi, 29 Ottobre 2011 - 13 Maggio 2012 / Promotori: Avv. On. Dino De Poli, Presidente Fondazione Cassamarca, Prof. Yu Pei, Presidente Accademia Cinese di Cultura Internazionale ; Curatore: Adriano Màdaro

De Poli, Dino ; Yu, Pei ; Màdaro, Adriano

Treviso : Sigillum ; 2011

 

Tibet = Treasures from the roof of the world : Tesori dal tetto del mondo Treviso, Casa dei Carraresi, 20 ottobre 2012-2 giugno 2013 / promotori = promoters: Dino De Poli, Yu Pei ; curatore = curator: Adriano Madaro

De Poli, Dino ; Màdaro, Adriano ; Yu, Pei ; Casa dei Carraresi Treviso

Treviso : Sigillum ; 2012


Adriano Màdaro

Capire la Cina

Firenze-Milano, Giunti, 2021

 

L'Italia nasconde talenti e tesori di erudizione, e pur non essendo quotatissima nella sinologia e nella diplomazia asiatica, può intavolare relazioni culturali con la Cina anche in ordine sparso.

A Treviso, dal 2005 al 2011, ad anni alterni, Casa dei Carraresi ha ospitato un ciclo di grandi mostre biennali intitolato "La Via della Seta e la Civiltà Cinese". A curarle Adriano Màdaro, giornalista e scrittore, che fin da ragazzo ha sviluppato un particolare amore per la lontana Cina. A fornire le opere l'Accademia Cinese di Cultura Internazionale di Pechino, documentando le origini del Celeste Impero fino ad arrivare all'Ultimo Impero Manciù.

Una panoramica che sembra precorrere l'iniziativa globale della Belt and Road Initiative di Xi Jinping, grande promotore anche degli scavi archeologici miranti a retrodatare le origini della Civiltà del Paese di mezzo, come ben illustrato da un corso di lezioni al Collège de France di Anne Cheng (il corso 2020-21 è ironicamente intitolato La Cina è (ancora) una civiltà?).

Ora Màdaro pubblica presso la Giunti, editrice in italiano anche dell'opera in progress di Xi Jinping Governare la Cina (I volume 2014, II volume 2019), un ponderoso (672 pagg.) excursus sulla Cina, dall'ambizioso titolo Capire la Cina.

Diciamo subito che si legge con facilità, grazie ad un brioso stile giornalistico divulgativo, e per chi sia ignaro di storia dell'Impero millenario c'è un utile breviario che va da Marco Polo a Matteo Ricci alla penetrazione occidentale. Sorprendente però che la bibliografia si arresti alla soglia del nuovo Millennio, come se la fase delle letture ad un certo punto si esaurisca.

Alle parti saggistiche si alternano capitoli di reportage di viaggio, di itinerari turistici e di ricordi personali. Perché Madaro ha compiuto più di 150 viaggi in Cina, individuali o al seguito di missioni economico-diplomatiche (quella di Craxi) o giornalistiche (quella di Enzo Biagi). A guidarlo nelle peregrinazioni un "Virgilio" cinese, Lu Xin, interprete ed organizzatore di viaggi per l'Agenzia turistica di Stato (lo pseudonimo si ispira evidentemente al nome cinese dell'agenzia, Luxingshe), che riesce a procacciargli tutto quanto gli abbisogna e a fargli incontrare le persone giuste.

Ma da dove nasce questa sua passione? Bambino curioso, appassionato di racconti di viaggio e di avventure, rimase folgorato dal Milione di Marco Polo, e poi a quindici anni dalla lettura di una raccolta di racconti di Lu Xun, acquistata su una bancarella. Ancor prima che fossero stabilite relazioni diplomatiche tra Italia e Cina riuscì a avviare una corrispondenza con un giovane italianista di Tianjin, Armand Su, che durerà quasi dieci anni, fino al '68. Il silenzio che segue è il segnale che l'italianista, che è anche poeta, è stato travolto dalle vicende della Rivoluzione culturale, come Màdaro apprenderà quando finalmente, nel 1976, potrà raggiungere il paese vagheggiato fin dall'infanzia, E nel 1979 potrà riabbracciarlo, scarcerato ma provato nella salute, in un incontro memorabile in ospedale, agnizione pubblicizzata anche dalla stampa cinese..Forse gli era costata troppo la poesia in stile Tang: "Nella notte piovve e soffiò il vento/Quanti fiori caddero/nessuno poté sapere".

Questo itinerario privato dà un sapore romanzesco al libro, ed altrettanto vale per una serie di incontri e visite occasionati dai suoi numerosi viaggi. In stile giornalistico, Màdaro sa far fruttare incontri con personaggi anche laterali o minori, che gli raccontano particolari più o meno verificabili sulle sfere più alte.

È il caso del nipotino di Mao che gli racconta aspetti intimi e familiari del nonno, sfogliando apparentemente un album di foto private in cui il Grande Timoniere appare per lo più in pigiama o accappatoio, vecchio bonario che offre la frutta ai suoi visitatori. La offrì anche al nipotino di Deng Xiaoping, per rinfrancarlo e ottenerne un ringraziamento. E avrebbe detto, rivolto a nonno Deng: "Vedi cosa può fare un piccolo incentivo?".

Un altro incontro, con il pittore Wang Daguan, gli offre il destro di contrapporlo a Qi Baishi, che considera sopravvalutato, rammaricandosi che il suo lavoro resti misconosciuto. Da buon organizzatore di mostre, non è da escludere che i suoi interlocutori cinesi nel campo delle collezioni museali e d'arte gli offrano future occasioni espositive. Viste le quotazioni raggiunte da Qi Baishi nelle aste e l'esaurimento del suo mercato forse è interesse dei cinesi valorizzare altri artisti.

Il libro è un po' una miscellanea, tra ritratti e descrizioni di itinerari e considerazioni da politologo, che assiste alla mirabolante ascesa della Cina dopo le riforme avviate da Deng Xiaoping. Alterna osservazioni critiche a giustificazioni che rasentano il buon senso del "giusto mezzo"(anche rispetto a Tian'anmen, di cui tutti condividono la colpa, i dirigenti che ordinarono il massacro e gli studenti che avevano avanzato rivendicazioni utopistiche).

Dopo aver raccontato il "doppio salto mortale" delle riforme, la parte quarta è dedicata al "Ritorno all'antica grandeur", e ai successi di Xi Jinping, tra Armonia e Neoconfucianesimo: la Cina protagonista primaria rilancia l'antica via della Seta, che aveva incantato l'autore fin da bambino.

Purtroppo i "cieli azzurri" riconquistati dalla battaglia contro l'inquinamento vengono turbati dal diffondersi di un virus misterioso, che però la Cina riesce a mettere sotto controllo molto meglio dell'Occidente, e soprattutto del grande rivale statunitense.

Probabilmente il libro era stato concepito dopo il viaggio di successo di Xi Jinping durante il primo governo Conte, che aveva acquisito alla Cina anche una partita di arance rosse palermitane, nonché l'apertura di Di Maio ai progetti della via della Seta in Europa. La pandemia ha sparigliato le carte ed il postscriptum sulla Guerra fredda sembra frutto dell'ultim'ora, facendo seguito però ad un inquietante capitolo Provocatori alle porte di casa che sembra sposare tutte le rivendicazioni territoriali del neo-nazionalismo cinese.

Le recenti vicende di Hong Kong vengono presentate come "tentativo di sottrarre Hong Kong alla sovranità di Pechino", in quanto frutto essenzialmente di ingerenza della CIA e degli inglesi. Per quanto riguarda Tibet, Xinjiang e Mar della Cina, le mappe geografiche cui Màdaro si rifà attribuiscono incontestabilmente alla Cina la piena sovranità e dunque le sue rivendicazioni sono pienamente legittime.

A chi si preoccupa di carceri e lavori forzati di rieducazione, l'autore replica rassicurando che la situazione è assai migliorata rispetto al passato, grazie ad una sentenza del 2013 della Corte suprema cinese, e comunque i detenuti in Cina sono assai di meno di quelli negli Stati Uniti.

Il post-scriptum è dedicato ai rischi di una nuova "guerra fredda", evocati recentemente da Pechino; l'autore si augura che Biden addivenga a più miti consigli rispetto alla politica aggressiva di Trump, ma non esita ad affermare:

"La Cina ha tuttavia un programma irrinunciabile. Nel 2021 si celebrano i cento anni della fondazione del Partito comunista. E questa è la data entro la quale Pechino intende completare l'unificazione dell'intero paese, il che significa riportare "a casa" Taiwan e le vicine isole Diaoyu. Dopo 180 anni di aggressioni straniere, mutilazioni territoriali, umiliazioni coloniali, una rivoluzione sfociata in una sanguinosa guerra civile, la Cina ha finalmente l'opportunità di chiudere tutte le partite aperte".

 Ci auguriamo che il sinologo di Treviso in questo caso abbia mal interpretato le intenzioni cinesi, se vuole che si inveri la sua ultima frase: "Ora è tempo di pace".

(Silvia Calamandrei)


 

Il 1 marzo 2021 l'autore così risponde:

Gentile Dottoressa Calamandrei,

nel rinnovarLe i miei ringraziamenti per la Sua dettagliata recensione, e per alcuni misurati apprezzamenti, dopo attenta rilettura mi premono alcune precisazioni, che ovviamente gradirei venissero accolte nel sito della prestigiosa Biblioteca da Lei presieduta. Non come rettifica, ma quale ulteriore e magari più precisato contributo alla verità di quanto ho scritto nel libro. Infatti mi dispiacerebbe che rimanessero inutili dubbi su alcuni passi da Lei legittimamente interpretati. Ribadisco che la Sua recensione è stata da me,  nell'insieme, subito bene recepita. Sono però necessarie alcune puntualizzazioni, o meglio precisazioni.

1. La bibliografia si ferma là dove a me non interessava più. Sono stato testimone diretto per 44 anni, penso bastino per poter riferire le mie esperienze, non quelle di altri autori del nuovo millennio.

2.Fino al 23 gennaio 2020 i miei viaggi in Cina sono stati 216 e non 150. Infatti si sono intensificati nell'ultimo trentennio, quello della bibliografia non citata.

3.Il mio interprete Lu Xin è un bilaureato in inglese e spagnolo e si chiama proprio così (non si tratta di pseudonimo preso a prestito dalla Luxingshe, con la quale non è stato necessario alcun rapporto). Il significato del nome del dott. Lu Xin sta nei giusti ideogrammi Lu (terra) e Xin (laborioso). Va da sé che il Suo riferimento alla Luxingshe è un po' forzato e... maliziosetto, quasi che i miei frequenti soggiorni cinesi venissero organizzati e gestiti da un'Agenzia di viaggio...

4.L'incontro con il nipote di Mao è avvenuto alla presenza di quattro testimoni, è documentato da una foto (veda cortesemente il mio penultimo post pubblicato sulla mia pagina facebook appena giovedì scorso). Anche qui c'è una inesattezza, ma se scritta correttamente come nel libro, cambia parecchio il significato: è Deng che dice a Mao, dopo che il nipotino ha ringraziato lo "Zio Mao" della mela, "vedi cosa può fare un piccolo incentivo?" La frase, vera o meno che sia, è topica per quegli anni...Se rilegge quel passo converrà che ne seguono da parte mia considerazioni  politiche.

5. Quanto al pittore Wang Daguan io ho espresso una mia preferenza, rispetto alla pittura geniale ma ripetitiva e manieristica di Qi Baishi. Il mio "protetto" ha solo avuto guai dalla politica e ne è sempre stato al di fuori. Lei allude, me lo lasci dire, pesantemente, a possibili progetti di mostre, probabilmente da me organizzate, sorretti da interessi politici per far aumentare le quotazioni di pittori da lanciare sui mercati...Questo passaggio contiene la malizia di una sgradita allusione che ieri sera sinceramente non avevo colto a pieno. Dal 2005 al 2012, su incarico di una Fondazione bancaria, sono stato il curatore di una serie di grandi mostre di carattere archeologico, nulla di commerciale. Né prima né dopo!  Cara Dottoressa Calamandrei, Wang Daguan è morto povero ormai 25 anni fa, sepolto nel campo islamico senza onori e senza trionfi. Che sia stato un grande artista lo sappiamo in pochi e non c'è alcuna valorizzazione in vista giacchè i suoi rotoli sono gelosamente conservati dai suoi figli, umili operai.

7. Le rivendicazioni territoriali cinesi (o di quello che Lei definisce "neo nazionalismo cinese") rappresentano clamorosamente dei precisi fatti storici documentati perfino nelle carte geografiche prodotte in Europa e negli Stati Uniti tra  XVII e XX secolo. Sebbene io negli anni ne abbia collezionato qualche centinaio, La prego di credere che non le ho disegnate io...

6. Qualsiasi altro Suo commento politico, compreso l'augurio finale che rivolge a me, l'ho interpretato fin dalla prima lettura della Sua bella recensione come una Sua legittima espressione di libertà, sebbene io abbia esposto con chiarezza il mio pensiero e il mio auspicio. E grazie ancora di avere avuto interesse al mio libro, scritto in parte a Treviso, ma per lo più sotto i cieli di mezzo mondo, Cina compresa. E ciò è avvenuto almeno due anni dopo il Protocollo di Roma, in tempo di Covid: gli ultimi ritocchi dopo la vittoria di Biden.

Spero vorrà pubblicare queste precisazioni che ritengo necessarie per reciproca onestà intellettuale e anche quale documento "storico".

La saluto con molta simpatia e gratitudine,

Adriano Màdaro