Biblioteca Comunale di Montepulciano

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Dove va la Cina?: "The Third Revolution, Xi Jinping and the New Chinese State" di Elizabeth C. Economy

Elizabeth C. Economy

The Third Revolution, Xi Jinping and the New Chinese State

Oxford University Press 2018


Cina: sviluppi interni, proiezione esterna

a cura dell' Istituto torinese per gli affari internazionali, ottobre 2020

(https://www.twai.it/wp-content/uploads/2020/10/2020_Cina_OPI.pdf)

 


Una accurata disamina della Terza rivoluzione cinese, quella di Xi Jinping, da parte di una studiosa americana, può aiutarci a capire meglio cosa ci prepara il futuro, soprattutto a livello globale. E questo nonostante sia stata scritta nel 2018 e prescinda dalla pandemia scatenatasi nel 2020.

Eppure è come se la studiosa avesse avuto una premonizione, utilizzando il termine spillover nell'ultimo capitolo, proprio all'ultimo paragrafo:
"Moreover, China cannot be a leader in a globalized world while at the same time closing its borders to ideas, capital, and influences from the outside world. The United States, in partnership with its allies and other partners, must continue to seek opportunities for cooperation but at the same time be prepared to counter and confront China when Xi's Third Revolution spills over into the rest of the world, undermining the principles underpinning global security and prosperity it purports to uphold".

L'ultimo capitolo racchiude consigli all'amministrazione americana, deplorando l'isolazionismo trumpiano ma contemporaneamente spronando a confrontarsi con la Cina tanto nella sfida economica e tecnologica quanto nella sfida culturale e ideale. L'autrice stigmatizza anche come l'amministrazione sia stata poco attrezzata all'interno e incapace di valersi di studi sulla Cina contemporanea e la sua evoluzione che andrebbero invece sollecitati ed incoraggiati. Conoscere la Cina per meglio raccoglierne la sfida globale, rendendosi conto dei suoi punti di forza e di debolezza strutturale e cercando di ricondurre al dialogo diplomatico e istituzionale i punti di attrito che si sono moltiplicati: è questo l'invito, che non dubitiamo l'amministrazione Biden raccoglierà.

Se ne vedono già i primi segni a proposito dei sorvoli aerei cinesi su Taiwan e l'arrivo immediato della portaerei americana Theodore Roosevelt nello stretto, con l'impegno ribadito nei confronti della Repubblica di Taiwan da parte della nuova amministrazione.

L'autrice sottolinea la discontinuità impartita da Xi Jinping allo sviluppo cinese, da quando ha assunto la leadership nel 2013 e l'ha poi consolidata a tempo indeterminato. Più statalismo e dirigismo, rafforzamento del ruolo del Partito, più assertività a livello globale lanciando la One Belt One Road Initiative e rafforzando la penetrazione economica in Africa e in Asia, con la creazione di nuove strutture istituzionali e finanziarie.

Ma soprattutto sfida sulle nuove frontiere tecnologiche e volontà di passare da fabbrica del mondo a esportatore di prodotti tecnologicamente competitivi, oltre a sostituire prodotti Made in China a quelli importati. Contemporaneamente sviluppando una chiusura ideologica e culturale, tagliando canali di comunicazione con l'Occidente ed esaltando la tradizione millenaria cinese di impero autoreferenziale promuovendo il Sogno Cinese (alternativa all'American Dream) e il Rinascimento cinese (rinascita della nazione dopo il secolo delle umiliazioni).

Con Xi Jinping dunque una inversione di tendenza rispetto al trentennio di "apertura e riforma", e al low profile raccomandato da Deng Xiaoping. Mentre Jiang Zemin aveva dato il benvenuto agli imprenditori privati nel Partito, ora sono richiamati all'ordine e a seguirne le direttive (vedi Jack Ma), ripristinando un centralismo ed una economia di comando in cui le grandi imprese statali restano punti di riferimento essenziali, schiacciando anche l'iniziativa delle province. I timidi sviluppi dell'articolazione della società civile grazie ad associazioni ambientaliste e dei consumatori che agivano talvolta in collaborazione con ONG internazionali sono stati schiacciati ed il controllo sulla rete dei social networks ha teso a spengere ogni segno di critica e di dissidenza. Anche la libertà accademica e la libertà di stampa sono state grandemente frenate.

Tuttavia, come l'autrice sottolinea, espandendo il controllo statale e riducendo il mercato e limitando la libertà di circolazione delle idee la dirigenza cinese si sta privando di input essenziali e di quella competizione che sola può assicurare la selezione della qualità. Il ripiegamento non contraddice la volontà di diventare la nazione più innovativa, che si misura sui nuovi orizzonti scientifici. Ma come fanno a lavorare gli scienziati cinesi deprivati di contatti e dell'accesso alla rete? E formati, a parte quelli che sono rientrati dopo aver studiato all'estero, in un ambiente accademico sempre più opprimente...

Nonostante gli enormi fondi destinati alla ricerca, l'autrice sostiene che la Cina continua ad eccellere nel perfezionamento di scoperte tecnologiche e scientifiche altrui piuttosto che nell'innovazione vera e propria: "perfezionamenti incrementali" e "aggiustamenti ai gusti del pubblico" sarebbero le caratteristiche cinesi dell'innovazione, mentre scarseggiano le vere e proprie scoperte e le invenzioni che danno luogo alla creazione di nuovi prodotti.

Interessante l'esempio delle auto elettriche sviluppate dalla Cina, con incentivi che distorcono il mercato e bloccano le importazioni, promuovendo il Made in China di qualità pur sempre inferiore. Ma il problema dei sussidi di Stato e delle limitazioni alle importazioni è più generale e non a caso è un punto dirimente nel negoziato in corso per l'accordo tra UE e Cina in materia di investimenti, in dirittura d'arrivo ma sotto attacco da parte statunitense. Riuscirà l'Europa a garantirsi una autentica apertura del mercato cinese, ed una vera reciprocità di condizioni?

Di rilievo anche la riflessione sul ripetuto inadempimento dello sforzo di risanamento ambientale intrapreso nel nuovo Millennio: al di là delle proclamazioni e degli obiettivi, difficile assicurare il rispetto delle normative approvate, tanto più avendo compresso la capacità organizzativa della società civile, che riesce ad esprimersi solo in rivolte isolate ispirate al "not in my back yard".

La panoramica offerta da quest'opera può essere utilmente integrata e aggiornata dalla lettura del rapporto Cina: sviluppi interni, proiezione esterna, a cura dell' Istituto torinese per gli affari internazionali, scaricabile in rete, molto ponderato e documentato, e messo a disposizione delle nostre Istituzioni per l'elaborazione di una politica di relazioni internazionali recentemente assai oscillante.

Se la Cina esce vincente in termini economici dal primo anno di pandemia, unico paese a registrare un tasso di crescita, la sua immagine ed il suo soft power appaiono appannati, ed è bene approfondire la conoscenza delle "caratteristiche cinesi" del suo capitalismo per prepararsi ai prossimi sviluppi.

(Silvia Calamandrei)