Biblioteca Comunale di Montepulciano

Biblioteca Archivio Piero Calamandrei

"Calamandrei in rete e ponte verso la Cina", di Silvia Calamandrei

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Pubblichiamo lì'intervento di Silvia Calamandrei al Convegno "Cantieri aperti" , edizione 2020, organizzato dall'Istituto piemontese per la storia della Resistenzae della società contemporanea "Giorgio Agosti" (via del Carmine 13 - 10122 Torino) 

 

Calamandrei in rete e ponte verso la Cina

 

27 novembre 2020 Intervento Cantieri aperti 16ma edizione

 

Questo 2020 funestato dalla pandemia e dai confinamenti è anche l'anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, e per questa scadenza avevamo messo in cantiere un progetto ambizioso, la edizione di una antologia del numero speciale del Ponte dedicato alla Cina (1956), contemporaneamente in Italia e in Cina,  corredata da saggi, che documentasse l'avvio di un ponte tra l'Italia e la nuova Cina,  grazie alla delegazione guidata da Piero Calamandrei e al viaggio di Pietro Nenni, entrambi nell'autunno del 1955.

La buona notizia è che ci siamo riusciti, nonostante tutto, anche se le presentazioni sono obbligatoriamente in streaming e il dialogo avviato possa svolgersi solo via mail o attraverso le piattaforme di discussione in rete. Lo considero un segnale positivo importante, e mi piace che gli amici cinesi- in particolare la professoressa Yang Lin dell'Università Nankai di Tianjin- abbiano potuto apprezzare il ruolo che esponenti autorevoli dell'ex Partito d'Azione, accanto al socialista Nenni, ebbero nell'avviare relazioni culturali e di conoscenza reciproca che avrebbero dato frutti tardivi nel 1970. Il Libro blu cinese dedicato all'Italia e al cinquantenario ha ospitato un saggio di Yang Lin sull'argomento e l'antologia in cinese del Ponte si preannuncia per la primavera del 2021.

Mi permetto di suggerire in proposito una pista di approfondimento sugli azionisti in politica estera, non solo per quanto riguarda l'europeismo ma per un impegno di resilienza al clima della guerra fredda e di attenzione per l'emergere di nuovi paesi emancipatisi dal giogo coloniale, in una prospettiva di costruzione di un ordine mondiale pacifico di cooperazione tra i popoli. Penso anche al ruolo che una rivista come Il Ponte avrebbe assunto negli anni sessanta e settanta rispetto alla guerra del Vietnam e alla Palestina, sotto la direzione di Enzo Enriques Agnoletti.

In precedenza, non c'è solo il progetto di Costituzione mondiale che Calamandrei condivide con Borgese, o la sua dichiarazione sul Patto atlantico, o le tante prese di posizione sull'interdipendenza dei popoli di fronte al rischio atomico, c'è anche l'impegno di Parri a presiedere il  Centro studi per lo sviluppo delle relazioni economiche e culturali con la Cina,  e il suo incoraggiamento a Calamandrei, Bobbio, Antonicelli ed altri a compiere una visita osteggiata dal nostro governo filoatlantico, che negava i passaporti a chi voleva recarsi nella Repubblica popolare cinese. Solo la presidenza Gronchi ed il governo Segni sbloccano la situazione, e nel settembre del 1955 un nutrito gruppo di intellettuali, accademici e professionisti italiani parte ad esplorare la "nuova democrazia" cinese.

In un denso saggio dedicato alla scoperta della Cina di Mao da parte degli intellettuali europei nel 1955[1], Luca Polese Remaggi coglie bene come nell'immaginario cinese gli intellettuali azionisti riversino e sublimino le loro delusioni per il fallimento dei contenuti più radicali della Resistenza in ambito europeo. Vale per Franco Antonicelli, convinto che la rivoluzione cinese abbia fatto del popolo "il protagonista della sua nuova storia"[2], ma vale tanto più per Calamandrei, che proietta sul corpo della Cina il progetto azionista, con accenti mazziniani a proposito dell'intreccio tra liberazione nazionale e liberazione sociale.

 

In tempi incredibilmente stretti, sollecitando i compagni di viaggio e i tanti collaboratori individuati, Piero costruisce il suo numero speciale, che riesce a far uscire già nell'aprile del 1956. Annus mirabilis per lui, che vede anche la nascita della Corte costituzionale, il processo a Danilo Dolci di cui assume la difesa, e la sfida con La Pira per l'elezione del sindaco di Firenze; ma anche anno della sua scomparsa prematura, nel settembre.

Nonostante i molteplici impegni, Piero sente la necessità di replicare all'attacco di Nicola Chiaromonte per il numero sulla Cina su «Tempo presente»[3]; è una frattura significativa, già preannunciata da una lettera di Salvemini a Piero che metteva in guardia sulle simpatie per la Cina.

 

Piero si preoccupa anche di assicurare la migliore accoglienza a una delegazione in partenza per la Cina presieduta da Ferruccio Parri. Scrive al figlio Franco il 24 agosto[4]:

«Fa' per loro quanto più puoi: ma soprattutto fa' capire agli amici cinesi l'importanza che ha per tutta la democrazia italiana Ferruccio Parri, che è per noi il simbolo più alto della Resistenza e che specialmente in questi ultimi anni ha seguito sempre, affrontando la miseria e l'isolamento, una politica di grande comprensione ed apertura, anche in politica internazionale. Bisogna che i Cinesi comprendano che, anche se Parri non ha oggi una posizione ufficiale, egli è oggi, per tutto lo schieramento di sinistra, il simbolo della fedeltà alla Resistenza e del progresso socialista verso il quale anche l'Italia si incammina».

 

Di ritorno dalla Cina Ferruccio Parri così commenta il suo viaggio, nell'ottobre del 1956:

 

«È il contatto diretto che dà anche allo spettatore più ottuso o più prevenuto il senso della grandiosità e portata storica di un paese di 600 milioni di abitanti che riprende la sua marcia. [...]

La rivoluzione si è fissata con caratteri suoi distintivi. Conosce la grandezza immensa dei suoi problemi e delle sue difficoltà, non nega il passato e ne deriva un certo spirito di saggezza contadina. È perciò temperata e realistica e perciò grandiosa. Ha legato a sé la maggior parte delle classi e della gente, ha con sé le donne alle quali ha dato libertà, i giovani, ai quali ha data una speranza. La fame, l'ignoranza, le malattie diminuiscono. Tutto il paese è in movimento; un senso di marcia è stato dato ad un popolo sino a ieri nello stato più passivo di dispersione molecolare. Manterrà la sua efficacia e le sue promesse questo impulso unitario? Il molto ch'è stato fatto è ancor piccola cosa rispetto alle mete che il regime si è prefisso. I problemi della terra e della popolazione hanno dimensioni gigantesche. [...]

Dobbiamo perseverare ed aggravare la separazione inconciliabile delle civiltà e delle culture? In questo campo la Cina è largamente aperta alla presenza ed influenza italiana. Pochi paesi possono contare su un credito culturale ed artistico così incondizionato e diffuso. Ancora una volta si è offerta all'Italia l'occasione di una mediazione storica tra la civiltà occidentale e l'Oriente. Qualche cosa i privati hanno fatto; nulla il mondo ufficiale. Ed io stesso mi sono dovuto ricredere sulla tanto maggior importanza ed efficacia dello strumento culturale rispetto ai rapporti economici. Neppure questi sono indifferenti, ma il loro possibile sviluppo, certo importante, è direttamente condizionato da una modificazione, almeno, dei rapporti politici»[5].

 

Questa ricca documentazione, così come le tante foto di quel viaggio del 1955, che saranno edite prossimamente in un album a cura di Silvia Bertolotti per la Fondazione Museo storico del Trentino, sono custodite in vari archivi, in particolare l'ISRT di Firenze e l'archivio di Montepulciano. di cui da tempo ci proponiamo il coordinamento in rete. Ricorderete che è un progetto che abbiamo ideato insieme, fin dal Convegno Un caleidoscopio di carte del 2009, che ricevette il plauso del Presidente Ciampi.

In tempi di confinamento, utilizzando zoom, ci siamo impegnati a rielaborarlo all'altezza delle nuove tecnologie disponibili, partecipando al bando della Direzione Archivi del Ministero per gli archivi politici, che inopinatamente scadeva il 9 maggio, in pieno lockdown.

Eravamo confortati anche dal successo della messa a disposizione in OPEN ACCESS delle Opere giuridiche di Calamandrei, realizzata assieme a Roma Tre e Google dalla Biblioteca Archivio di Montepulciano e dalla Fondazione giuridica Piero Calamandrei di Roma. Una operazione che siamo riusciti a presentare a novembre del 2019 alla Camera dei deputati alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella e del Presidente Fico.

Visto il moltiplicarsi a livello globale degli accessi in rete a tali opere, ci sembrava logico mettere a disposizione degli studiosi e del più vasto pubblico anche le carte preparatorie, le corrispondenze, i manoscritti di Calamandrei, che continuano ad essere oggetto di approfondimento e commento.

Basti pensare al volume collettaneo costruito per il Mulino (2019) sul manoscritto della relazione al Re sul Codice del 1940, comparandolo con la versione finale della relazione del Guardasigilli Grandi. Un volume che offre tante letture di giuristi ma anche una eccellente ricostruzione storica di Antonio Melis e Antonella Meniconi sulla relazione tra Grandi e Calamandrei. E tutto questo grazie all'ampio materiale di archivio custodito tra Firenze e Montepulciano.

Purtroppo altri archivi hanno avuto la priorità dal Ministero, in una selezione resa difficoltosa dal confinamento. Ma ci auguriamo che il 2021 offra nuove opportunità, visto l'accento che si sta mettendo sulla digitalizzazione.

Nel frattempo siamo lieti di constatare che prosegue l'ampia circolazione in rete del discorso sulla Costituzione del 1955, così come il successo di altri strumenti di divulgazione come lo spettacolo teatrale L'aria della libertà di Criscenti e Montanari (pubblicato nel 2020 in album dalle Edizioni di storia e letteratura) o il corto prodotto dal Centro Calamandrei di Jesi, con Calamandrei impersonato da Angelo d'Orsi, candidato a significativo riconoscimento on un festival cinematografico.

 

Pur riconoscendo l'utilità di tutti questi strumenti mediatici che ci offrono occasione di contatto e circolazione dell'informazione, come sta avvenendo in questo convegno, non possiamo rinunciare ad auspicare i contatti dal vivo, perché l'aria torni a circolare e si ritrovi la libertà di muoversi, incontrarsi, entrare nelle biblioteche e negli archivi. La fruizione a distanza dei beni culturali è un palliativo, e speriamo che anche il Ministero di riferimento non pensi di finanziare solo prodotti digitali, libri, guide ai musei o documenti archivistici che siano.

 

 

 


[1] Pechino 1955. Intellettuali e politici europei alla scoperta della Cina di Mao, «Mondo contemporaneo», n.3-2010..

[2] F. Antonicelli, Immagini del nuovo anno, Franco Parenti 1956, p. 189

[3]  L'articolo uscirà sul numero 8, agosto-settembre 1956 col titolo Il tempo della malalafede. Su tale polemica confronta Silvia Calamandrei, Il Ponte e la Cina, «Lo straniero», n. 96, 2008, dopo la riedizione dell'articolo di Chiaromonte Viaggiatori al tempo di Mao, nel numero di dicembre-gennaio 2007 di «Lo straniero».

[4] Lettere op.cit., pp. 504-505.

[5] Ferruccio Parri, Appunti autografi, Archivio centrale dello Stato, fondo Parri, b. 130, fasc. 635... trascrizione di Celeste Gaudino in appendice alla sua tesi, pp. 120-120.