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Aria: "Stanotte dormirai nel letto del re" di Sandra Bonsanti

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Aria

Sandra Bonsanti

Stanotte dormirai nel letto del re

Archinto 2020

 

Una boccata d'aria pura, prendendo fiato dalla lettura ammorbante dell'ultimo Scurati, che oltre a propinarci tutti i dettagli intestinali del Duce, dileggia gli aventiniani e l'opposizione intellettuale al fascismo, sottolineando l'impotenza degli uomini di cultura che sottoscrissero il Manifesto di Benedetto Croce.

Nelle sue memorie di bambina a cui viene sottratta la madre ebrea, costretta a nascondersi nel gennaio del 1944, ci sono gli affettuosi ricordi di chi le ha dato rifugio: il pittore Giovanni Colacicchi e la moglie Flavia, che la accolgono nella casa di Vallombrosa. Ma c'è anche la ricostruzione della paziente opera di salvataggio del patrimonio del Gabinetto Vieusseux da parte del padre Alessandro, animatore di "Solaria" e di "Letteratura", sodale di Gadda e Montale e tessitore di una fitta rete culturale e letteraria che fa di Firenze uno degli epicentri della resilienza di fronte al fascismo negli anni bui del consenso. Alessandro si vide costretto, nel settembre del 43, all'avvicinarsi della resa dei conti, e di fronte alla notizia di una perquisizione imminente, a fare un falò delle corrispondenze preziose con Carlo Emilio Gadda, amico di una vita; ma non esitò a trasferirsi con la famiglia a Palazzo Strozzi, nei giorni dell'a battaglia di Firenze per la libertà, per salvare le carte custodite al Vieusseux.

Ho letto il libro di un fiato a Firenze, alloggiata a poca distanza da Palazzo Strozzi, e sono passata nel cortile in cui pendono in questi giorni le grandi palle di vetro della mostra Aria di Tomàs Saraceno. Che piacere quella ariosità a confronto con il cortile che ci descrive Sandra Bonsanti, occupato dai tedeschi ormai in rotta nell'agosto del '44! Palazzo Strozzi era diventato un rifugio degli sfollati e dalle bombe, così come Palazzo Pitti, e Sandra giocava a rincorrersi nel cortile tra le colonne. Le finestre si frantumano all'esplosione del Ponte a Santa Trinita: gli sfollati si rifugiano nei sotterranei e da lì sentono rimbombare il rumore degli scarponi chiodati: i soldati del generale Kesselring "avevano riempito dei loro corpi sfatti, feriti, di moribondi tutto lo spazio del cortile". La convivenza dura meno di una settimana, e per fortuna tra i comandanti c'era un uomo colto, che amava i libri, e chiese a Bonsanti di indicargli quelli più preziosi, per evitarne la distruzione o la razzia. I tedeschi se ne vanno nella notte tra il 10 e l'11 agosto:

Li avevamo sentiti durante tutta la notte mentre organizzavano la ritirata. Sopra le nostre teste i soldati non si erano fermati mai. Nessuno chiuse occhio.

A un certo punto improvvisamente arrivò il silenzio. Profondo, come se tutto attorno nulla esistesse più, come se fossimo piombati in un gran vuoto.

Alle sei di mattina sarebbero suonate le campane della Martinella e del Bargello, che chiamavano i fiorentini all'insurrezione. Ma loro non le sentirono, forse ancora nel sottosuolo:

Come scrisse Enzo Enriques Agnoletti:

Immediatamente, dalle cantine, dalle soffitte, da dietro le porte semichiuse gruppi di giovani uscirono ad occupare gli edifici pubblici e nello stesso tempo schierarsi a difesa della città attaccando i tedeschi, e snidando i franchi tiratori, arrestando spie e sabotatori.

Nella Firenze liberata, con i punti distrutti, tra le macerie, si ricomincia a ricucire la trama della vita. Già il primo settembre riapre la biblioteca del Vieusseux , riprende il prestito dei libri, si restaurano i locali devastati, si riaprono le sale di lettura. Un fervore culturale animato da Eugenio Montale che è stato nominato commissario dell'Istituto dal CLN.

Contro i detrattori degli intellettuali delle Giubbe Rosse Sandra Bonsanti scrive.

Nel buio della dittatura e del silenzio servile che doveva accompagnare gli atti più osceni del fascismo, cercarono di salvarsi facendo di una cultura senza confini il loro modo di sopravvivere.

C'è molto d'altro nel libro, i ricordi di una bambina cresciuta in tempi tragici, di guerra e persecuzioni, che può tornare a scuola solo dopo la Liberazione; e inoltre i sodalizi tra intellettuali, la nascita della rivista "Il Mondo", l'impegno che Sandra si assume per il resto della vita a testimoniare e a battersi per la libertà ritrovata, perché non sfugga di nuovo, come giornalista e poi come animatrice dell'Associazione Libertà e Giustizia.

Ma viva è l'immagine che mi ha colpito del cortile di Palazzo Strozzi, invaso e straziato ed ora di nuovo cuore pulsante di arte e cultura.

(Silvia Calamandrei)