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Cina in Italia ai tempi della pandemia: intervista a Marco Wong

Intervista al Consigliere Comunale di Prato Marco Wong da parte della nostra Presidente Sivia Calamandrei

(trascrizione del 23 marzo 2020)

 

Caro Marco Wong, ci siamo conosciuti alla presentazione di Cinarriamo, una raccolta di racconti scritti da cinesi di seconda generazione in italiano, a testimoniare il loro radicamento nel nostro paese ma anche le loro problematiche di identità.

Ora ti ritrovo consigliere comunale a Prato assieme a Teresa Lin, eletti su una lista civica a sostegno del Sindaco Biffon, a gestire un'emergenza inattesa, che vede tanti occhi puntati su di voi, la Chinatown più grande della Toscana.

 

1. Com'è nata la vostra volontà di candidarvi e quale è stata la vostra esperienza prima che scoppiasse la crisi del Corona virus?

Io mi ero già candidato in passato in quanto desideravo partecipare al dibattito politico in città in quanto spesso si parlava della comunità cinese in termini che ritenevo distanti dalla realtà che conoscevo.

L'anno scorso, da stime effettuate, era maturata la convinzione che stavolta ci potessero essere in numeri per essere eletti e quindi io e Teresa Lin abbiamo pensato che il nostro impegno avrebbe potuto essere coronato dal successo, portando finalmente una rappresentanza importante all'interno delle istituzioni cittadine.

Dal punto di vista simbolico è stato un passaggio molto importante, rimarcato dalla rilevanza che è stata data dai media anche a livello nazionale.

L'esperienza a livello personale è molto interessante e ci ha consentito di imparare i meccanismi istituzionali, non così facili da capire dall'esterno.

Le iniziative portate avanti sono state nel solco della progettualità pensata durante la campagna elettorale e cioè la valorizzazione della presenza della comunità cinese nel settore economico, del turismo e culturale.

 

2. Prato potrebbe diventare un case study della gestione del Corona-virus: come avete affrontato la concentrazione di popolazione cinese e italiana con frequentissimi contatti con la Cina, famigliari e imprenditoriali?

La particolarità di Prato ha fatto sì che, sin dall'inizio della emergenza Corona-virus ci fosse una grande attenzione mediatica sulla locale comunità cinese. Questa ha adottato un atteggiamento di responsabilità adottando delle pratiche molto più prudenziali rispetto a quanto suggerito dalle autorità locali, anche con grossi sacrifici personali. Un esempio, la pratica di auto-isolamento per le persone di ritorno dalla Cina che veniva effettuata anche prima che venisse resa obbligatoria, con grande enfasi comunicativa sulle chat in Wechat.

Quando, in una fase successiva, il propagarsi dell'infezione si è verificata soprattutto tra italiani che non avevano viaggiato in Cina, molte pratiche sono proseguite non solo per senso di responsabilità ma anche per preoccupazione personale.

Molti esercizi commerciali hanno chiuso, sia per mancanza di lavoro che anche per evitare rischi di diffusione del virus.

Anche in questo caso con un grande sacrificio imprenditoriale, ma con la convinzione che fosse la cosa migliore da fare in questo momento di emergenza.


3. E' stata un'esperienza di dialogo e comunicazione tra le due comunità?

E' stata una esperienza di dialogo in quanto esiste l'esigenza di comunicare tra le varie comunità, cercando comunque di fare passare il messaggio che comunque si fa parte di una unica grande comunità con lo stesso scopo

 

4. Questo è l'anno del 50ntenario delle relazioni Italia Cina ed era stato inaugurato come anno della cultura e del turismo italo-cinese. L'epidemia del corona virus rischia di mettere a repentaglio queste celebrazioni ed occasioni. Potrebbe però essere anche un'occasione per conoscersi meglio: che ne pensi?

Purtroppo questo anno, che doveva essere la consacrazione di 50 anni di buone relazioni tra i due paesi, ci ha invece portato questa emergenza che ha cancellato o fatto posticipare tante manifestazioni ed eventi.

Ha comunque fatto conoscere tanti episodi di solidarietà che si sono verificati in tutte le direzioni. Quando l'emergenza sarà finita questo spirito di amicizia sarà la base per la ripartenza.


5. Ci sono stati episodi di razzismo, di boicottaggio di prodotti cinesi e dichiarazioni irresponsabili anche da parte di alcune pubbliche autorità, ed anche la stampa e i media non hanno aiutato? Come commenti?

Purtroppo si sono verificati in tutta Italia episodi di razzismo e in qualche caso affermazioni da parte di persone che ricoprono ruoli importanti non aiutano a combattere certi episodi.

Fortunatamente la parte più sana della società civile ha combattuto questo e anche la più alta carica istituzionale italiana, il Presidente Mattarella, ha mandato dei segnali molto apprezzabili, per esempio visitando una scuola all'Esquilino con una grande presenza di studenti di origine cinese.

Come rappresentante delle istituzioni ho cercato di interpretare il mio ruolo nel modo più inclusivo possibile, rifuggendo dalle polemiche che, in un momento di emergenza come questo, sono da evitare.

 

6. Avete messo in atto una sorta di controinformazione?

Più che altro abbiamo cercato di fare una corretta informazione, operazione non sempre facile in quanto in equilibrio tra l'esigenza di informare senza scadere in allarmismi ma evitando anche la minimizzazione.

 

7. Parlami delle conseguenze per l'economia di Prato, e dei possibili rimedi alla crisi.

L'economia di tutto il paese sta subendo delle fortissime ripercussioni e Prato non fa eccezione da questo punto di vista. Speriamo che i provvedimenti presi a livello nazionale possano alleviare gli effetti negativi, Prato è una città in cui la laboriosità è un valore centrale e molto spiccato e se qualcosa la crisi ci avrà insegnato sarà il senso di unione che si riscopre in un momento negativo come questo.


8. Raccontami brevemente di te, della tua cittadinanza italiana, del tuo percorso imprenditoriale, del tuo ruolo nell'associazionismo con AssoCina.

Sono nato in Italia nel 1963 da genitori cinesi e cresciuto a Firenze. In quel periodo storico gli immigrati erano pochi e le mie origini erano sempre causa di tanta curiosità. Anche per questo motivo non c'era molta esperienza di didattica a figli di immigrati e per questo motivo ai miei genitori suggerirono di parlare italiano anche a casa. Per questo motivo sono cresciuto parlando solo italiano, ho imparato il cinese come lingua straniera solo verso i 16 anni.

A 18 anni, una volta raggiunti i requisiti, richiesi la cittadinanza italiana. L'esperienza di italiano con permesso di soggiorno è stata qualcosa che mi ha segnato profondamente e se, ai miei tempi, erano pochi i ragazzi con questa situazione adesso la riforma della cittadinanza riguarda centinaia di migliaia di giovani e rappresenta uno dei principali ostacoli alla piena integrazione di una fetta sempre più numerosa della popolazione italiana.

La Cina dei miei anni di ragazzo era una nazione chiusa nelle turbolenze della Rivoluzione culturale e quindi un paese da cui era difficile avere notizie, nonostante questo ho sempre sentito un forte legame che mi faceva sviluppare un sogno, quello di portare investimenti e tecnologia nel mio paese d'origine.

Questa è stata una spinta a scegliere gli studi di ingegneria e, una volta laureato, a cercare una posizione che mi portasse a lavorare in Cina, cosa che poi avvenne quando la mia azienda mi propose un incarico per l'ufficio di rappresentanza a Pechino. Successivamente ho svolto degli incarichi a Changchun, nel Nord-est della Cina e in seguito in Sud America.

Una volta tornato in Italia, dopo otto anni all'estero, mi resi conto che il paese era cambiato e l'atteggiamento verso gli immigrati era spesso diventato negativo.

Da qui nacque l'impegno in Associna per cercare di raccontare il fenomeno delle seconde generazioni cinesi.

Qualche anno dopo ho rilevato una attività familiare nel settore dell'alimentare etnico, che mi ha permesso di vedere il fenomeno della immigrazione anche dal punto di vista economico.

Successivamente sono entrato nel CDA di Extrabanca, un istituto di credito che ha come clientela principale gli immigrati, posizione che mi ha permesso di approfondire ulteriormente la conoscenza del fenomeno migratorio e dei suoi risvolti economici.


9. A Prato c'è una buona biblioteca fornita ed attrezzata: riesce a svolgere una funzione per avvicinare le due comunità? Te lo chiedo come Presidente di una Biblioteca toscana, a Montepulciano, che ha un Angolo cinese ed un buon fondo di libri cinesi, e cerca di lavorare assieme all'Università per stranieri di Siena per far meglio conoscere la cultura e la storia cinese.

L'attuale biblioteca serve un po' tutta la cittadinanza e sono tanti gli studenti di origine cinese che la frequentano e in tale luogo abbiamo organizzato una volta la presentazione del volume "Ci Narriamo". Nel piano della città è prevista, nella zona del Macrolotto 0 che è la Chinatown pratese, una biblioteca comunale che potrà svolgere una funzione di servizio per tutte le comunità.

Un'altra, specializzata in libri cinesi, è sorta sempre in zona su iniziativa di associazioni cinesi. L'ambizione è quindi di poter integrare queste realtà in modo che possano offrire un servizio a tutti quanti

 

10. Quale augurio formuli in questa emergenza?

In questa emergenza si deve far passare un messaggio di solidarietà e unione. C'è una sola comunità e tutti quanti noi dobbiamo sentirci parte di questa e lavorare insieme per superare questo momento di difficoltà