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Dreyfus a Milano: "La bomba" di Enrico Deaglio

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Enrico Deaglio

La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana

Milano, Feltrinelli,  2019

 

Abbiamo già segnalato e recensito il prequel e il sequel della Strage di Stato, il libro di Paolo Morando sugli attentati anarchici fabbricati dai servizi preparando la grande macchinazione (http://www.biblioteca.montepulciano.si.it/node/1062) , e il saggio di Benedetta Tobagi sull'interminabile processo in cerca della verità (http://www.biblioteca.montepulciano.si.it/node/1057).

Ora Deaglio completa degnamente la trilogia con la narrazione di quelle giornate a Milano, cinquanta anni fa, facendoci appassionare di nuovo ad un evento che ha segnato la storia della nostra democrazia, sempre fragile e sempre oggetto di attacchi, e sempre capace nonostante tutto di slanci che l'avversario non si aspetta. Le mobilitazioni degli anni Sessanta, la stagione delle lotte operaie e studentesche, le rivendicazioni ad attuare finalmente il dettato della Costituzione, gettarono nel panico settori dei nostri apparati, collusi con i servizi americani, spingendoli a concepire quella strategia della tensione che tanti lutti avrebbe seminato sul suo cammino, utilizzando l'estrema destra eversiva.

E Deaglio, grande narratore della nostra storia recente, indagatore di trame e depistaggi, e testimone diretto di tanta parte narrata, ci fa rivivere quelle giornate, con una vivacità che dovrebbe appassionare anche i giovani d'oggi. Torniamo nella stanza dell'interrogatorio di Pinelli, alla Questura di Roma dove Valpreda venne messo a confronto con il tassista Rolandi, alla calata dei servizi segreti nel palazzo della Questura di Milano, e ricostruiamo le tante piste che andavano nella direzione giusta del gruppo di Ordine Nuovo e che vennero smontate ad arte.

Non a caso uno dei capitoli viene intitolato "Dreyfus a Milano" associando la vicenda milanese ad altre grandi macchinazioni storiche, che oggi ci vengono riproposte per spiegarci che le fake news sono sempre esistite.

Anche in Italia ci sono stati gli Zola, i tanti intellettuali che si sono mobilitati per denunciare il complotto, e tra di loro l'artista Enrico Baj, che dipinse I funerali dell'anarchico Pinelli con l'intenzione di esporre il quadro al Palazzo reale, laddove era stato esposto Guernica nel 1953. Il grande pannello era ispirato anche al quadro di Carrà del 1911, I funerali dell'anarchico Galli, ora al Mona di New York. Ma i milanesi non poterono ammirare l'opera di Baj: il 17 maggio 1972, giorno dell'inaugurazione, venne ucciso sotto casa il commissario Calabresi, e la mostra venne annullata.

Nei decenni il quadro ha girato per il mondo, ed a Palazzo reale è tornato solo brevemente nel 2012: chissà che nel cinquantenario si possa ammirarlo di nuovo.

(Silvia Calamandrei)