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I beni culturali: quale tutela?: "Max Fox" di Sergio Luzzatto

Si può sorridere su un ladro di libri?

 

a proposito di Max Fox di Sergio Luzzatto, Torino, Einaudi, 2019

 


Baruffa tra lo Storico Controcorrente Sergio Luzzatto e il Guardiano dei Beni Tomaso Montanari. Motivo del contendere il libro dello Storico "Max Fox" (Einaudi 2018), sulla vicenda grottesca-comica-criminale del «pazzo di libri» Massimo de Caro, il cui epilogo è il saccheggio della Biblioteca napoletana dei Girolamini. Tanto è controcorrente lo Storico che si impegna in un libro non storico, negando correttamente che si possa fare storia del presente. Con una punta di presunzione e qualche incongruità chiama a precedenti "L'Impostore" di Xavier Cercas e "L'Avversario" di Emmanuel Carrère... risparmiandoci il new journalism americano degli anni 1970. Scoperto l'arresto di de Caro e il saccheggio dei Girolamini grazie ad un articolo del Guardiano, lo Storico è preso da fascinazione, va a trovare il «pazzo dei libri» agli arresti domiciliari a Verona, comincia con lui una conversazione Skype di infinite ore, scava su Internet. E ricostruisce la vicenda di un uomo, appena quarantenne, che ha fatto del libro antico la sua ragione di vita. Per collezionarlo, rubarlo, trafugarlo, falsificarlo. Arricchendosi più o meno, ma soprattutto navigando come un novello Zelig tra biblioteche ecclesiastiche, collezioni argentine, stanze vaticane, oligarchi russi, destra e sinistra italiane. Certo c'era di che suscitare la fascinazione dello Storico.

De Caro vede il libro antico abbandonato nelle biblioteche italiane, non catalogato, esposto ad umidità e topi, come un orfano, è convinto, almeno così dice, che rubarlo è come adottarlo. Fino allo scandalo dei Girolamini, un passo forse più lungo della gamba, con furgoni che vanno e vengono, migliaia di libri «adottati» e scomparsi. Anche l'approdo di De Caro ai Girolamini ha del rocambolesco, in salsa zelighiana, con il di più dell'italiota sottobosco politico/amministrativo. Incredibile: un improbabile consulente per le bioenergie al ministero dell'Agricoltura segue il ministro Galan ai Beni culturali e da consulente diventa direttore dei Girolamini, un percorso stupefacente anche per i più disincantati. Poi la denuncia, l'arresto, la confessione, il carcere. Lo Storico riporta letteralmente le conversazioni Skype, avverte che quanto dice De Caro può essere falso, impostura, ma non può nascondere empatia, se non simpatia. Certo è un caso singolare, che meraviglia e strappa qualche sorriso, specie quando entrano in scena dell'Utri e D'Alema. Il libro è piacevole, ben scritto, arioso, la vicenda soprattutto meraviglia. Da leggere senza alcun dubbio.

Macché, entra in scena il Guardiano dei Beni e si smette di sorridere. Come scrivere un libro su tali abomini senza gridare allo scandalo, e non criminalizzare tout court il «pazzo dei libri»? Come non trarre spunto dalla vicenda per denunciare lo stato pietoso in cui versano le nostre biblioteche e i nostri archivi? Non c'è proprio niente da sorridere. C'è da scendere in campo perché la vergogna finisca. Peccato. Che un libro leggero sia coinvolto in una polemica con argomenti magari sacrosanti ma che spegne il sorriso e tinge tutto di grigio e risaputo è proprio un peccato.

Forse valeva la pena di tenere presente la citazione di Brecht che l'autore ha scelto per aprire il libro: "Non avere paura dell'umorismo. La storia senza umorismo è stomachevole".

(Fabrizio Grillenzoni)